“
Giuseppe Piccioni non sa vendersi abbastanza, però è un grande autore”. Sono le parole affettuose di
Piera Degli Esposti, presente ieri assieme al regista, a
Valeria Golino e
Valerio Mastandrea alla Libreria del Cinema, in Via dei Fienaroli, nel cuore di Trastevere a Roma, dove è stato presentato il dvd di
Giulia non esce la sera, appena uscito nei negozi. È l’occasione per riscoprire un film particolare e delicato, come quello di Piccioni, che sta vivendo una Second Life, una seconda vita, tra l’uscita in dvd e la presentazione in vari festival internazionali. Piccioni è appena tornato dal Toronto International Film Festival, dove il film è stato accolto in maniera molto calorosa. “A Toronto il film è andato molto bene: alla prima proiezione la sala era piena, e alle due proiezioni successive era strapiena, significa che il passaparola ha funzionato” racconta il regista visibilmente soddisfatto. “Al momento del Q & A, delle domande e risposte, c’è stata molta attenzione, e ce n’è stata anche nei confronti degli altri film italiani. Ci sono poche cinematografie che producono diversi prodotti di qualità ogni anno come noi”. Ma la seconda vita del film di Piccioni non finisce qui: Giulia non esce la sera sarà presentato ancora in molti altri festival. “I migliori li fai tu” scherza un Valerio Mastandrea al solito ironico. “Io vado a quelli minori: Rieti, Bufalotta, Aprilia” continua, giocando sul fatto di non essere stato a Toronto. “Il film andrà a Londra, Goteborg, Pusan, Atene” ci racconta Piccioni. “A Goteborg, in Svezia… mi ricordo un 1-3 qualche anno fa” continua Mastandrea nel suo siparietto esilarante con il regista, riferendosi alla Roma.
C’è un’atmosfera rilassata e giocosa alla presentazione del dvd, lontana da certe conferenze stampa a cui siamo abituati noi addetti ai lavori. La piccola e graziosa libreria è gremita, e prima di offrirci un bicchiere di vino, Piccioni parla volentieri con il pubblico. Che spesso è attento a piccoli ma importanti particolari che al critico sfuggono. Una signora dice di essere rimasta colpita dalla camicetta che indossa Valeria Golino, che nel film è una donna condannata al carcere e insegna nuoto in una piscina, nel momento in cui incontra la figlia che non vede da tanto, troppo tempo. “La nostra costumista
Maria Rita Barbera ha fatto la scelta giusta” risponde Piccioni contento che si notino certi particolari. “C’era l’idea che in quella scena Valeria Golino dovesse fare la madre, che dovesse fare le cose per bene, essere vestita nel modo giusto”. “L’attività di un regista è fatta di scelte” aggiunge al riguardo. “È importante arrivare alla fine del film senza avere rimpianti su queste scelte”.
In
Giulia non esce la sera, Giulia (Golino), incontra in piscina Guido (Mastandrea), uno scrittore che sta per ricevere un premio. A differenza da quanto si può pensare, il personaggio di Giulia è venuto dopo, e non si è partiti dal fatto di fare un film sul carcere. “Il soggetto è mio e di
Francesca Pontremoli (anche lei presente alla serata, ndr)” racconta Piccioni. “Ho preso spunto da un fatto personale: a un certo punto della mia vita ho cominciato a frequentare una piscina. E così ho pensato al personaggio di uno scrittore che va in piscina. Mi sembrava che l’acqua stimolasse la visione. Poi abbiamo pensato a personaggio femminile, e una volta creato, con Valeria Golino abbiamo incontrato molte detenute”. “Ci siamo documentati, ho incontrato assistenti sociali, giudici, giuristi” continua. “Mi è capitato anche di ricevere un premio con la motivazione che il film affronta la riabilitazione sociale di una detenuta. Ma in realtà il film non parla di questo”. Anche Piera Degli Esposti racconta un retroscena: “Il mio è un personaggio che inizialmente doveva essere un maschio, poi Giuseppe ha deciso che fosse una donna.
“Il dvd è interessante, ho voluto mettere un po’ di scene tagliate, senza commento, e senza cose autocelebrative come il making of” svela Piccioni. “Per me è come presentarsi in pubblico senza quell’operazione di cosmesi che di solito si fa. Ci sono anche scene nella loro versione integrale, come la lap-dance di
Antonia Liskova. Oppure una scena con gli ombrelli nuda e cruda, prima che venisse lavorata con gli effetti speciali. E poi ci sono molte foto di Valerio, che in questo film è un sex symbol” continua in quella che con Mastandrea è ormai una gag. “Sì, farò un cinepanettone” scherza poi con un signore del pubblico. “Questa estate sono andato in Val di Non con un mio amico poeta. È stata organizzata una serata in cui sullo schermo passava un film muto e un poeta leggeva delle poesie. Ho cominciato a pensare che se da lì fossero passati
Boldi e
De Sica avrebbero potuto girare Natale in Val di Non”. “C’è un’idea che sto portando avanti, ma non in maniera così convinta” racconta poi sui suoi progetti futuri, incalzato da un Mastandrea versione intervistatore.
La chiusura è dedicata a Valeria Golino, la splendida Giulia del titolo. “Sono fiera di questo film, non parlo del mio lavoro, ma del risultato” racconta. “Il rapporto tra il personaggio di Valerio Mastandrea e il mio funziona. Lo guardo come se fosse un film che non ho fatto io. I film sono dei registi, solo il regista può mettere ordine a tutto quel magma. Quando si lavora a un film si può farsi male, ridere insieme, accadono tante cose”.