Blade: il regista del reboot annullato rivela un film ambientato negli anni ’20

Il mondo del cinema è spesso un crocevia di idee, progetti abbandonati e visioni mai completamente realizzate. Nel caso del reboot di Blade, le cose si sono evolute in modi inaspettati, rivelando un potenziale che è rimasto in gran parte inesplorato. Bassam Tariq, il regista inizialmente assegnato al progetto, ha recentemente condiviso alcuni dettagli che fanno riflettere su ciò che sarebbe potuto essere. La sua visione di Blade, infatti, si allontanava notevolmente dall’immagine classica che il pubblico si era fatto del cacciatore di vampiri.

Parlando con TheWrap, Tariq ha rivelato che il suo film avrebbe dovuto essere ambientato in un’epoca passata, con un forte richiamo agli anni ’20. Questa scelta non solo avrebbe conferito al reboot un’atmosfera storica affascinante, ma avrebbe anche distinto la pellicola dalle moderne produzioni di cinecomic, creando un’identità unica e originale.

Un progetto in fase avanzata

Tariq ha dedicato circa un anno e mezzo alla lavorazione di Blade prima di lasciare la regia nel 2022. Durante quel periodo, il film era già entrato in pre-produzione ad Atlanta, tanto che il regista aveva persino trasferito la sua famiglia lì in previsione delle riprese.

Set di produzione cinematografica in città con attrezzatura e auto d'epoca
La pre-produzione a Atlanta aveva già mosso attrezzature e lavori logistici.

Costumi e collaborazioni di alto livello

Uno degli aspetti più interessanti del progetto era la collaborazione con Ruth E. Carter, vincitrice di due premi Oscar per i costumi di Black Panther e Black Panther: Wakanda Forever. Carter era già stata coinvolta nella creazione dei costumi per Blade, un compito particolarmente rilevante data l’ambientazione storica.

Anche dopo l’uscita di Tariq, alcuni costumi preparati per il film sono stati riutilizzati in Sinners, un altro progetto di Ryan Coogler con Michael B. Jordan. Questo dettaglio mette in evidenza quanto lavoro fosse stato investito nella prima incarnazione di Blade.

Leggi anche  <h3>Dead Man’s Wire: Bill Skarsgård in un film poliziesco anni '70 da non perdere!</h3>
Designer costumi al lavoro su abiti d'epoca in studio
Ruth E. Carter avrebbe curato costumi ispirati agli anni ’20.

Le origini del progetto

Marvel Studios aveva annunciato ufficialmente Blade nel 2019, scegliendo Mahershala Ali per il ruolo principale. L’attore, noto per la sua versatilità, avrebbe dovuto interpretare il celebre cacciatore di vampiri creato da Marv Wolfman e Gene Colan, succedendo alla celebre trilogia con Wesley Snipes.

Già alla fine di Eternals, Ali aveva fatto un’apparizione vocale nel ruolo di Blade, creando aspettative elevate per il suo ingresso nell’universo Marvel. Tuttavia, le cose non sono andate come previsto.

Cambiamenti e incertezze

Dopo l’uscita di Tariq, la direzione del progetto è passata a Yann Demange, ma la produzione ha continuato a subire rinvii e cambiamenti creativi. Nonostante gli sforzi, il film non è riuscito a prendere forma concreta, lasciando il pubblico in attesa di notizie.

Kevin Feige, presidente dei Marvel Studios, ha riconosciuto le difficoltà affrontate dal progetto, esprimendo il suo dispiacere per non essere riuscito a portare Blade sul grande schermo. In un’intervista, ha dichiarato di sentirsi come un “gigantesco perdente” per la situazione.

Il futuro di Mahershala Ali nel progetto

Mahershala Ali ha recentemente espresso la sua opinione sulla questione, lasciando intendere di aver voltato pagina. Intervistato da GQ, l’attore ha affermato che se Marvel avesse realmente voluto realizzare il film, sarebbe già stato completato. Ali ha sottolineato di sentirsi pronto a lasciarsi alle spalle le incertezze riguardanti Blade, lasciando la responsabilità delle decisioni alla casa di produzione.

Un’idea scartata, ma non dimenticata

Le rivelazioni di Bassam Tariq non raccontano solo di un’idea scartata, ma evidenziano quanto fosse stata sviluppata una visione di Blade completamente diversa da quella che i fan del MCU avevano immaginato. Con un’ambientazione anni ’20 e il lavoro di Ruth E. Carter, il progetto aveva già preso forma, suggerendo una precisa identità visiva prima di cambiare direzione.

Leggi anche  Hunger Games: i poster di Capitol City invadono le città in vista della mietitura

Articoli simili

vota questo articolo

Lascia un commento

Share to...