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Natale a Beverly Hills

Natale a Beverly Hills e i cinepanettoni: analisi di una tradizione

[del 25/12/2009] [di Piercarlo Fabi]
Una tradizione.
Ebbene sì, i cinepanettoni, con i loro 26 anni consecutivi di storia alle spalle sono ormai da considerarsi, piaccia o meno, una tradizione del nostro cinema. Riconosciuta anche a livello internazionale dopo esser entrata a far parte del Guinness dei Primati lo scorso Maggio in quanto ”unico filone cinematografico – ha spiegato il produttore Aurelio De Laurentiis durante la conferenza stampa di Natale a Beverly Hills – capace di durare tanto a lungo e sempre con lo stesso attore protagonista, Christian De Sica”.

Una tradizione che, ogni anno, è al centro di polemiche e discussioni tra chi vede nei cinepanettoni l’emblema di tutti i mali del cinema italiano e chi, di contro, ne esalta la natura nazional-popolare, suffragando tale tesi con gli incassi straordinari al botteghino, in un’eterna diatriba tra logica di mercato, da un lato, e valorizzazione culturale del settore cinematografico, dall’altro, che nel nostro Belpaese non ha mai saputo trovare una strada capace di conciliare queste due prospettive.
Polemiche destinate ad inasprirsi a causa della notizia che Natale a Beverly Hills ha visto il Ministero dei Beni e le Attività Culturali presieduto da Sandro Bondi attribuirgli la qualifica di “riconosciuto interesse culturale” (la delibera a questo link).
Un problema, quest’ultimo, dovuto all’assenza di una legge adeguata e specifica sui contributi ed il sostegno, non soltanto meramente economico, dello Stato al cinema e che rappresenta un segnale, tristemente antico, dell’arretratezza italiana in questo settore.

Un fenomeno di tale, indiscussa portata merita un’analisi che vada al di là delle semplificazioni di parte e delle contrapposizioni strumentali che, molto spesso, lo circondano.

La qualità dei cinepanettoni. Alcuni mesi fa, in occasione dell’incontro con il pubblico a seguito di una proiezione celebrativa di Vacanze di Natale, il primo cinepanettone della storia datato 1983, Enrico Vanzina, che lo realizzò insieme con suo fratello Carlo, parlò in questi termini di Aurelio De Laurentiis e della strada intrapresa dal filone che lui stesso aveva contribuito a creare: “[De Laurentiis] è un amico che ebbe la geniale intuizione di ambientare un film sulla neve ma che poi s'impossessò di questo format realizzandone i vari sequel con altri registi, tristemente appiattiti su un plot sempre identico che vede Christian De Sica impegnato a tradire la moglie in giro per il mondo" (trovate l’articolo completo a questo link).

Nel corso della conferenza stampa di Natale a Beverly Hills, De Laurentiis ha, indirettamente, risposto all’”amico” Vanzina sottolineando l’unicità del suo prodotto natalizio rispetto alle modalità produttive tipiche del mondo del cinema. “È molto difficile fare i film di Natale” ha dichiarato il produttore. “Gli stessi americani – continua – sono sorpresi dalla nostra capacità d’ideare, produrre, girare e, infine, promuovere queste pellicole nell’arco di un solo anno. Per questo motivo mi dispiace sentire paragoni, che considero inappropriati, tra la qualità dei nostri film e quelli di altri registi, italiani o stranieri: si tratta di prodotti differenti”.
L’obiezione che si potrebbe fare è che, con il “plot sempre identico” denunciato da Enrico Vanzina e che, onestamente, appare evidente quando si guardano questi film, gran parte delle difficoltà e delle «lungaggini» del processo creativo relativo alla produzione di una pellicola vadano a sparire. Un’obiezione, questa, che trova un’inaspettata conferma nelle parole dello stesso regista Neri Parenti, il quale, rispondendo ad una domanda sulle differenze tra Natale a Beverly Hills e i cinepanettoni che lo hanno preceduto, ha smentito, involontariamente, il suo stesso produttore rispondendo, semplicemente: “Non ci devono mai essere novità! Se ci fossero saremmo rovinati…”

Come si diceva: “un plot sempre identico” e tutto quello che ne consegue…

Il successo di pubblico. Ovviamente, tutte queste interessanti argomentazioni ed analisi critiche possono facilmente esser smentite (cosa che accade puntualmente) da un semplice, indiscutibile dato, ribadito anche da De Laurentiis in conferenza stampa: “Il pubblico ama questi film!”.
Gli incassi dei film di Natale sono, in effetti, da sempre straordinari. Generalmente i più alti nell’arco dell’intera stagione cinematografica.

Tuttavia, esistono altri dati, altri numeri che, alla pari di quelli del box office, non mentono ma che, al contrario dei primi, non vengono quasi mai ricordati.

È impossibile, infatti, non considerare l’«occupazione» delle sale cinematografiche messa in atto ogni anno dai cinepanettoni. Il caso di Natale a Beverly Hills, in questo senso, è inquietante, con una distribuzione che supera le 900 copie (contro le circa 600-700 di blockbuster internazionali dal forte appeal commerciale come, ad esempio, Angeli e demoni). Per intenderci: a Roma, su un totale di 57 sale cinematografiche (multiplex compresi ed escludendo le sale d’essai), 31 propongono questo genere di film. Più della metà.

È ovvio che, in una situazione di tale «monopolio» (ancora una volta dovuta alla latitanza della politica e, quindi, all’assenza di regolamenti specifici riguardanti il settore: non si potrebbe, ad esempio, porre un tetto al numero di copie o di sale riservabili ad un unico prodotto cinematografico sul territorio nazionale?) gli eventuali concorrenti più forti sono costretti a «emigrare» in altri periodi dell’anno, lasciando la stagione natalizia, tra le più redditizie in tutto il mondo, Italia compresa, nelle mani di De Laurentiis e delle sue pellicole.
I casi più eclatanti, quest’anno, sono rappresentati da tre, attesissimi film, due stranieri ed uno italiano.
Il primo è Avatar, il kolossal di James Cameron, eletto a manifesto ideale di una possibile rivoluzione nella storia della cinematografia, grazie all’uso avveniristico della nuova tecnologia 3D: uscito in tutto il mondo lo scorso 18 Dicembre, arriverà nei nostri cinema solo il 15 Gennaio. Il secondo è Invictus, nuova opera, probabile favorita agli Oscar 2010, di uno dei maestri indiscussi del cinema contemporaneo, Clint Eastwood, con protagonisti Matt Damon e Morgan Freeman ed uscito l’11 Dicembre. Per vederlo da noi, dovremo aspettare il 12 Febbraio. Infine, proprio perché si parla di pellicole dal forte appeal commerciale, è obbligatorio citare il sequel di uno dei film italiani di maggior successo degli ultimi anni: Baciami ancora, seguito de L’ultimo bacio di Gabriele Muccino, costretto ad arrivare nelle sale italiane il 29 Gennaio.

A fronte di un contesto simile, si potrebbe lanciare una provocazione: siamo così sicuri che, in un diverso periodo dell’anno e in un regime di concorrenza reale con altri, importanti film, i cinepanettoni, così straordinariamente amati anche in virtù di una tradizione consolidata grazie ai numeri e alle condizioni appena indicate, continuerebbero a godere di tale, eccezionale gradimento?

Il ruolo della critica. “I giornalisti cinematografici hanno un compito duplice: la critica, che non riguarda questa sede e queste pellicole, e il «colore». Per quanto riguarda quest’ultimo aspetto, avere o meno il film a disposizione è ininfluente”. Firmato Aurelio De Laurentiis, ancora dalla conferenza stampa di Natale a Beverly Hills.
Una delle notizie meglio «occultate» (anche perché non opportunamente denunciate da un mondo della critica cinematografica troppo opportunamente timido, in simili circostanze…), in merito ai film di Natale è, infatti, l’assenza di proiezioni per la stampa e, di conseguenza, di recensioni su di essi. Le uniche eccezioni sono rappresentate da quei pochi giornalisti volenterosi che, ogni anno, decidono di pagare il biglietto e vedere queste pellicole dopo l’uscita in sala.

Il problema (ma, forse, si potrebbe azzardare l’uso di un termine più forte: scandalo) dovrebbe essere evidente, poiché s’impedisce alla critica di svolgere il suo compito nei confronti di alcuni, ben selezionati prodotti. E il compito della critica, è importante ribadirlo con forza, non è quello di fare «colore». Questa è una convinzione che si è creata a causa di quella perversione giornalistica che, nel nostro paese, pone sullo stesso piano gossip e cultura, e che vede la coppia Clooney-Canalis o Fabrizio Corona, per citare due esempi tra i più popolari del momento, e l’intervista ad un grande regista o attore cinematografico o teatrale o a un musicista, spartirsi le medesime pagine, senza alcuna distinzione, sui nostri prestigiosi quotidiani nazionali.

Il quadro che si è cercato di far emergere in questa sorta d’«indagine» sul fenomeno dei cinepanettoni ne evidenzia l’effettiva unicità, rispetto alla totalità dei prodotti cinematografici che, ogni anno, approdano nella nostra penisola. L’unicità di una tradizione che ha saputo affermarsi muovendosi con abilità tra gli interstizi e le piaghe strutturali del sistema-cinema in Italia, ricavandone successo economico e popolarità.

Lasciando a voi il compito di giudicare, positivamente o negativamente, tale fenomeno, noi di MovieSUSHI vi facciamo gli auguri per un felice e sereno Natale, all’insegna del cinema, da un lato, e del panettone, dall’altro…

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Natale a Beverly Hills film: Natale a Beverly Hills genere: Comedydata di uscita:18/12/2009paese:USA, Italiaproduzione:Fast Lane Productions, Filmauroregia:Neri Parentisceneggiatura:Neri Parenticast:Alessandro Gassman, Michela Quattrociocche, Candace Kita, Michelle Hunziker, Sabrina Ferilli, Christian De Sica, Chris Gann, Eli Janefotografia:Tommy Maddox-Upshaw, Daniele Massaccesibrain factor:

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