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Cult Movies

Cinema e Boxe, due arti a confronto

[del 08/11/2009] [di Diego Altobelli]

Due arti a confronto sono il Cinema (la settima) e la Boxe (arte nobile del combattere). E proprio grazie al Cinema queste due forme di espressione sono riuscite a incontrarsi e a confrontarsi, regalandoci alcune delle storie più belle di sempre e molte emozioni.

Il primo film sulla Boxe a essere proiettato in un cinema fu un incontro di 4 minuti nel 1895, quello tra Young Griffo vs Charles Barnett che rappresenta la prima proiezione a scopo commerciale di un incontro di Boxe filmata sul tetto del Madison Square Garden.

Fu amore. E con la venuta del cinema comico il ring cominciò a essere usato per rappresentare gag di esili pugili contro energumeni imponenti. E’ il caso di Charlie Chaplin nei due film The Knockout (1914) e The Champion (1915), o del grande Buster Keaton in Buttling Butter (1926).

E’ alla fine degli anni Venti che cominciamo a vedere dopo la comicità, la drammaticità del ring. Il pugilato viene usato nel genere noir, formando un connubio perfetto. E’ nientemeno che Alfred Hitchcock a sfruttare il potenziale drammatico del ring nel film del 1928 The Ring in cui un pugile dilettante affronta coi guantoni l’uomo che gli ha rubato la moglie.

Bisogna attendere un po’ perché il noir mostri le sue cose migliori nel confronto tra Cinema e Boxe. Un altro grande, Michael Curtiz, in Kid Galahad del 1937 firma un noir d’annata con una immaginifica Bette Davis. Un paio di anni dopo Rouben Mamoulian racconta in Golden Boy la storia di un timido violinista che si trasforma in un pugile senza scrupoli. E ancora: il noir si tinge di melodramma in City for Conquest del 1940 diretto da Anatole Litvak in cui un pugile perde la vista durante un incontro. E si arriva al biopic in Gentleman Jim del 1942, storia vera del pugile Jim Corbett, uno dei primi campioni nella storia della nobile arte.

Alla fine degli anni Quaranta e all’inizio dei Cinquanta, abbiamo forse gli esempi migliori di cinema e pugilato. The set Up (Stasera ho vinto anche io) di Robert Wise del 1949 rappresenta oggi una delle cose migliori viste al cinema nel rapporto tra noir e film: grandissimo esempio di cinema in cui un mediocre boxer senza più credito combatte un’ultima volta senza sapere che il suo manager ha già venduto l’incontro. Il maestro Stanley Kubrick firma Days of Fight (Il giorno del combattimento) nel 1951 sul peso medio Walter Cartier, pellicola che si ricorda per essere il cortometraggio d’esordio del grande regista.

Seguono The Quiet Man (Un uomo tranquillo) del 1952 firmato da John Ford e naturalmente On the waterfront (Fronte del Porto) di Eli Kazan in cui Marlon Brando è proprio un ex pugile fallito. Alla fine degli anni Cinquanta abbiamo poi in The Harder They Fall (Il colosso d’argilla) l’ultima interpretazione di Humphrey Bogart per la regia di Mark Robson; e nello stesso anno Somebody Up There Likes Me (Lassù qualcuno mi ama) con il magnifico Paul Newman che interpreta la storia vera di Rocky Graziano con la regia di Robert Wise. Un film indimenticabile.

In questa rapidissima carrellata va ricordato ancora, prima di giungere ai nostri giorni, Fat City (Città amara) del 1972 con un Jeff Bridges agli esordi, e il mitico Sylvester Stallone in Rocky del 1976 diretto da John G. Avildsen che valse l’Oscar come miglior Sceneggiatura. Inizia l’epopea di Stallone nel ruolo del pugile del popolo Rocky Balboa che attraverso sei film, passa per gli anni Ottanta, Novanta fino all’ultima pellicola (conclusiva) dal titolo Rocky Balboa del 2006, diretto dallo stesso Stallone e considerato, al pari del primo episodio, un gran bel film.

Il pugilato, quindi, ha sempre avuto sul Cinema un fascino magnetico. Dagli esordi del muto passando per vari generi drammatici fino ad arrivare al biografico.

Toro Scatenato di Martin Scorsese con Robert De Niro(qui vincitore del premio Oscar come miglior attore) e Joe Pesci sulla vita di Jack La Motta è forse ancora oggi una delle pellicole più intense a tema pugilistico. Per il Morandini il miglior esempio di Cinema e Boxe nella storia della Settima Arte.

Negli anni Novanta Tom Cruise ci mostra brevemente le sue doti pugilistiche in Cuori Ribelli del 1992 diretto da Ron Howard, mentre nel 1997 Daniel Day-Lewis mena le mani in The Boxer per la regia di Jim Sheridan. Ma è il nuovo millennio a portare un rinnovato interesse per il genere con Michael Mann che dirige il biografico Alì interpretato da un grandissimo Will Smith che per la prima volta rivela le sue vere capacità di attore. Il film gli vale la candidatura agli Oscar.

Nel 2004 Clint Eastwood ci regala il magnifico Million Dollar Baby, forse il film più drammatico a tema pugilistico nella storia del Cinema.

Carnera – The Walking Mountain di Renzo Martinelli del 2008 ricopre un ruolo importante per dispiego di forze e di impegno del cinema italiano. E oggi arriviamo a Alza la testa di Alessandro Angelini che ha valso a Sergio Castellitto il Marc’Aurelio come miglio attore alla quarta edizione del Festival Internazionale del Film di Roma.

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