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A Christmas Carol

Robert Zemeckis, pioniere dell'immaginario

[del 02/12/2009] [di Piercarlo Fabi]
Io non sono cattiva. È che mi disegnano così”.
O ancora: “Roger, tesoro, voglio che tu sappia che ti amo. Ti ho amato più di quanto una donna abbia mai amato un coniglio”.
E, per finire, la storica citazione da Lady Lou – La donna fatale: “Dì un po', Eddie, hai un coniglio in tasca o sei contento di vedermi?”.
Quando le battute di un film rimangono scolpite in tal modo nell’immaginario collettivo, quel film ha tutto il diritto di essere definito un classico della storia del cinema. E Chi ha incastrato Roger Rabbit? appartiene, senza dubbio, a tale categoria.

Proprio questa pellicola, con l’esilarante vicenda del coniglio Roger, di sua moglie Jessica, che racchiude il fascino conturbante delle più irresistibili dive di Hollywood nelle sue curve da femme fatale, e di Eddie Valiant, il detective che, suo malgrado, aiuta Roger a tirarsi fuori dai guai interpretato da Bob Hoskins, offre la prospettiva migliore per comprendere l’importanza di Robert Zemeckis nello sviluppo di nuove possibilità espressive per la Settima Arte. Nel 1988, undici anni prima di Matrix, il regista di Chicago portò sugli schermi il primo, vero esempio di commistione credibile tra immagini dal vivo (oggi diremmo live action) ed animazione. Un processo che, nel decennio successivo, troverà un supporto fondamentale nella grafica computerizzata, capace di generare animazioni fotorealistiche senza precedenti, regalando capolavori indiscussi come Jurassic Park, Titanic e, appunto, Matrix.

Ma tutto era iniziato con quel buffo, petulante coniglio...

A tutti gli effetti, dunque, Zemeckis può essere definito un pioniere nell’ambito del cinema hollywoodiano. Una fama che il regista sembra voler confermare, oggi, con il suo insistente lavoro sulla tecnologia della performance capture, ulteriore passo in avanti di quella fusione tra realtà e iper-realtà da lui stesso inaugurata alla fine degli anni ’80.
Figlio della cosiddetta New Hollywood, si laurea alla University of Southern California for Film Studies (la stessa che aveva formato George Lucas solo pochi anni prima) e, finiti gli studi, stringe amicizia con la «punta di diamante» di quel movimento: Steven Spielberg. Grazie al sodalizio con il regista di Cincinnati, Zemeckis muove i primi passi nella Mecca del cinema sul finire dei Seventies, dirigendo 1964: Allarme a New York arrivano i Beatles e collaborando alla sceneggiatura di 1941: Allarme a Hollywood, sottovalutata commedia interpretata dal compianto John Belushi e da Dan Aykroyd.
Il successo è alle porte e, infatti, arriva puntuale nel 1984 con la pellicola avventurosa, genere rilanciato tre anni prima proprio dal binomio Lucas-Spielberg con I Predatori dell’Arca perduta, primo capitolo della fortunata saga di Indiana Jones, intitolata All’inseguimento della pietra verde. Il divertente mix tra avventura e commedia romantica, unito all’evidente alchimia tra i due protagonisti, Michael Douglas e Kathleen Turner, regalano al film un ottimo risultato al box office (con un incasso totale superiore agli 86 milioni di dollari) e il plauso della critica (vincerà il Golden Globe come Miglior Commedia nel 1985, battendo pellicole del calibro di Ghostbusters e Beverly Hills Cop).

Un risultato eccellente che, tuttavia, appare trascurabile se confrontato con quello raggiunto, nel 1985, da Ritorno al futuro con i suoi 381 milioni di dollari al botteghino. La storia di Marty McFly (Michael J. Fox), ragazzo degli anni ’80 intrappolato nel 1955 a seguito di un «incidente» con la macchina del tempo creata dal suo amico scienziato Emmett ‘Doc’ Brown (Christopher Lloyd) e impegnato a combinare il fatidico incontro tra i suoi futuri genitori, ancora liceali, è diventata, negli anni, una vera e propria icona del cinema contemporaneo. Un successo tale da spingere Zemeckis, quattro anni più tardi, a realizzare non uno, com’era nelle intenzioni originarie del regista, ma due sequel, Ritorno al futuro - Parte II e Parte III, dando vita, in questo modo, ad una saga che occupa meritatamente un posto di riguardo nella memoria degli amanti del cinema.

I risultati eccellenti ai botteghini di tutto il mondo raggiunti dai tre capitoli della serie, e dalle successive produzioni del regista (oltre al già citato Chi ha incastrato Roger Rabbit?, è opportuno ricordare anche la horror-comedy La morte ti fa bella, con protagonisti Bruce Willis, in un insolito, e straordinario, ruolo comico, e Meryl Streep), pur non elevandolo al di sopra della media dal punto di vista della mera tecnica di regia, ne confermano l’abilità di sperimentatore nel campo dell’innovazione formale del cinema. Tuttavia l’Academy, da sempre refrattaria alle novità e a certo cinema di genere, non sembra riconoscere a Zemeckis e alle sue opere il giusto valore.

Bisognerà attendere il 1995, e una pellicola molto più conforme ai gusti dell’associazione, per vedere consacrato il prezioso lavoro svolto fino a quel momento dal regista.

La favola di Forrest Gump (che ha il volto di Tom Hanks, attore feticcio di Zemeckis) ha tutti gli ingredienti per trionfare agli Oscar: è un inno sfacciato al sogno americano; possiede quel mix gradevole e rassicurante di commedia-dramma-romanticismo che a Hollywood è sempre assai gradito; è realizzato con effetti speciali avveniristici per l’epoca (che consentono a Forrest, ad esempio, di stringere la mano al presidente John Fitzgerald Kennedy o di chiacchierare ad un talk show con John Lennon).
Questa sontuosa produzione, però, manca della passione, dell’irriverente e debordante gusto per il citazionismo che rappresentava il marchio di fabbrica della produzione precedente del regista e, più in generale, della New Hollywood. Inoltre, i numerosi Oscar (tra i quali Miglior Film, Regia e Attore Protagonista) tributati al film e al suo realizzatore, pur meritati in ragione della carriera di Zemeckis, sembrano, piuttosto, un argine posto di fronte alla «minaccia» rappresentata da un’altra pellicola, ben più anarchica e fuori dalle corde hollywoodiane, in corsa per l’ambita statuetta: Pulp fiction di Quentin Tarantino.

I giurati dell’Academy confermano, così, la loro scarsissima apertura al «nuovo che avanza». Stavolta l’esito, però, è comunque apprezzabile, andando ad omaggiare un regista fino a quel momento sottovalutato.

Prima della fine degli anni ’90, Zemeckis realizza altri tre film.
Il primo è il fantascientifico Contact (1997), un’interessante riflessione sulla controversa e secolare diatriba tra scienza e religione, interpretato da Jodie Foster, scienziata atea in cerca di prove relative all’esistenza di vita extraterrestre.
Nel 2000, poi, arrivano Cast away e Le verità nascoste, con quest’ultimo girato durante la pausa di due mesi imposta alle riprese del primo per consentire al protagonista Tom Hanks (vincitore del Golden Globe come Miglior Attore per questo ruolo) di perdere peso. Due pellicole diversissime, per stile, tematiche e suggestioni.
Cast away ripropone con efficacia il mito di Robinson Crusoe, raccontando la storia di Chuck Noland, uomo d’affari sperduto su un’isola deserta dopo esser sopravvissuto ad un incidente aereo, ma risulta imperfetto in virtù di troppe concessioni all’anima più commerciale di Hollywood (la banalità dell’intera vicenda «cittadina», l’insopportabile storia d’amore con la co-protagonista Helen Hunt ed un pretenzioso happy end ne rappresentano l’esempio lampante).
Le verità nascoste, invece, è un piccolo gioiello di suspense che ricorda dichiaratamente il cinema di Alfred Hitchcock. Attraverso la storia dei coniugi Spencer (Harrison Ford e Michelle Pfeiffer), alle prese con i misteri soprannaturali della nuova casa in cui si sono trasferiti, Zemeckis costruisce un thriller serrato, caratterizzato da un’attenzione alla tecnica di regia mai così evidente nei suoi lavori precedenti (e dovuta, forse, proprio al volersi confrontare esplicitamente con il maestro inglese).

Il Nuovo Millennio, infine, vede Zemeckis impegnato a riannodare i fili con il proprio passato e con la pellicola che, più delle altre, ha segnato la sua carriera.
Il regista si dedica totalmente al lavoro sulla performance capture, la tecnica che sancisce, almeno nelle intenzioni, la definitiva unione tra recitazione dal vivo, con i suoi vincoli fisici, e le potenzialità infinite dell’animazione, con modalità impensabili all’epoca di Chi ha incastrato Roger Rabbit?
Due le pellicole finora realizzate, ognuna delle quali ha segnato uno scatto in avanti in termini di «verosimiglianza dell’irreale», scopo ultimo di tale tecnologia: la favola natalizia Polar Express, del 2004, ed il fantasy avventuroso La leggenda di Beowulf, del 2007, ispirato al poema epico anglosassone dell’ottavo secolo.
In entrambe, l’affascinante impianto formale risulta, però, ancora molto imperfetto e questo spiega l’attesa crescente per il prossimo film di Zemeckis, A Christmas carol (del quale potete leggere la nostra recensione). Basato sul celebre racconto natalizio omonimo di Charles Dickens, la pellicola, che vede l’istrionico Jim Carrey indossare i panni virtuali del perfido Ebenezer Scrooge, potrebbe sancire l’affermazione definitiva della performance capture (come auspicato dallo stesso Zemeckis, che è arrivato a chiedere, per essa, l’istituzione di una categoria apposita agli Oscar, come vi raccontavamo in questa news), anche grazie all’apporto del 3D stereoscopico.

Un ritorno al passato che potrebbe concretizzarsi definitivamente con l’inizio della lavorazione di Chi ha incastrato Roger Rabbi? 2, sequel da tempo annunciato cui toccherà il non facile compito di eguagliare il divertimento trascinante del suo predecessore.
Per ricordarci, ora e sempre, che “se non si ha un po' di senso dell'umorismo è meglio essere morti!

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A Christmas Carol film: A Christmas Carol genere: Animation, Fantasydata di uscita:03/12/2009paese:USAproduzione:Walt Disney Pictures, ImageMoversregia:Robert Zemeckissceneggiatura:Robert Zemeckiscast:Jim Carrey, Gary Oldman, Robin Wright Penn, Colin Firth, Cary Elwes, Bob Hoskins, Daryl Sabara, Sammi Hanratty, Fay Masterson, Molly C. Quinnfotografia:Robert Presleymontaggio:Jeremiah O'Driscollcolonna sonora:Alan Silvestridistribuzione:Buena Vistadurata:96 min

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Robert Zemeckis persona: Robert Zemeckis data di nascita:14/05/1952ruolo:Regista

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