Struggente. Non si può definire diversamente il bellissimo documentario dedicato ad
Ayrton Senna, uno dei più amati piloti di Formula Uno, tre volte campione del mondo, morto a 34 anni sul circuito di Imola. Il documentario di
Asif Kapadia, composto solo da materiale d’archivio, ripercorre la sua carriera dalla fine degli anni ’70, quando gareggiava sui kart, all’esordio in Formula 1 sulla Toleman, proseguendo con le prime prestazioni sulla Lotus, la scalata al successo con
McLaren, pole dopo pole (di cui detiene tuttora il record), vittoria dopo vittoria (terzo pilota di sempre). Senna è stato fermato dal destino, in un Gran Premio funestato da eventi davvero premonitori, in un incidente le cui cause sono state a lungo discusse, ultimo pilota di Formula Uno a morire in pista. Senna è stato un uomo legato a forti valori famigliari e religiosi, che non ha mai abbandonato, sempre schivo e riservato, sobrio e malinconico (e bello). Ma in pista si trasformava e spingeva al massimo, perché quello era il suo compito, vincere. In questo senso leggendaria è la rivalità che lo ha opposto per anni ad
Alain Prost, della quale il film mostra appassionanti sequenze, e le sue contese col dispotico
Jean Marie Balestre, Presidente della Federazione di Formula Uno. Il film ripercorre con affetto un percorso umano, dal quale dovrebbero imparare in tanti, una parabola esistenziale che travalica il discorso sportivo, per un personaggio mai divo del quale un Brasile in crisi economica poteva a diritto essere orgoglioso (emozionanti le scene del suo funerale a San Paolo per l’intensità del lutto nazionale), divenuto un simbolo per la sua capacità di umanità e impegno anche sociale. Il regista Asif Kapadia, anche grazie alla collaborazione della famiglia e di
Bernie Ecclestone, ha avuto accesso a una grande quantità di materiale originale, delle gare ma anche dei fuori pista, dei briefing pre-gara e dei momenti più intimi, una quantità di preziosi filmati inediti che ha montato alternandoli con immagini di repertorio, riprese amatoriali e interviste, tratteggiando il quadro di un ambiente in cui niente è più come allora. Naturalmente non mancano i momenti spettacolari ed emozionanti, le partenze, i sorpassi e gli incidenti con Prost, le liti con Balestre, la vittoria del GP del Brasile nel ’91, col cambio bloccato: innumerevoli, struggenti ed emozionanti immagini selezionate con cura, senza commenti aggiunti, e alcune interviste recenti realizzate per il documentario, a formare un prodotto appassionante per sportivi e non. Il documentario, di cui è produttore esecutivo anche
Kevin McDonald, già autore di
Morte sospesa, L’ultimo re di Scozia, State of Play, senza mai diventare fastidiosamente agiografico, traccia un ritratto pieno di amore e rispetto per un personaggio che questi termini se li era guadagnati con il suo lavoro e la sua vita, tanto lontano da certi “campioni” di oggi.
Nel benemerito Blu-ray Universal, non sottoponiamo l’immagine a una valutazione tecnica perché è formata da riprese televisive degli anni ‘80/90 e filmati amatoriali, in Super 8 e in 35 mm, ma si rivela ottima nelle interviste realizzate ad hoc. Il film è da guardare assolutamente in originale con i sottotitoli, che è un mix di inglese e brasiliano, per sentire le vere voci dei protagonisti. L’audio in DTS HD Master Audio è ottimo, per potenza e definizione, in una resa emozionante dei momenti di gara e nella diffusione delle belle musiche (che sono di
Antonio Pinto). Ulteriore motivo di interesse, negli extra troviamo altre interviste (57’), uno spot della sua fondazione di beneficenza (5’), un’interessante intervista radiofonica “perduta” (39’) e una raccolta di filmati privati (3’). La versione estesa (totale 162 minuti) comprende l’ora di interviste che altrimenti si possono vedere nei contenuti speciali.
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emozionante
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