«Io non augurerei a un cane o a un serpente, alla più bassa e disgraziata creatura della Terra — io non augurerei a nessuna di queste ciò che io ho dovuto soffrire per cose di cui io non sono colpevole. Ma la mia convinzione è che ho sofferto per cose di cui io sono colpevole. Io sto soffrendo perché io sono un radicale, e davvero io sono un radicale; io ho sofferto perché ero un Italiano, e davvero io sono un Italiano [...]». Se queste parole pronunciate da Bartolomeo Vanzetti nel 1927, poco prima di essere giustiziato, vi provocano i brividi allora questo film vi assicuro lascerà il segno!
Storia, cultura, sentimenti e grandi tematiche che spingono alla riflessione: ecco il grande cinema, quello che insegna e cattura quello e che ci permette di non dimenticare Sacco e Vanzetti. Non è un caso che dopo pochi anni dall’uscita del film di Giuliano Montaldo sia avvenuta la revisione storica del processo che nei primi anni del ventunesimo secolo ha sancito con certezza l’errore giudiziario, permettendo così la riabilitazione della memoria dei due emigranti. Nicola Sacco e Bartolomeo Vanzetti nel 1920 a Boston vennero, infatti, ingiustamente accusati di omicidio e rapina a mano armata solo e soltanto perché anarchici. Nonostante il processo mostrasse gravi lacune ed evidenti false testimonianze i due furono condannati alla sedia elettrica. A nulla servirono le innumerevoli mobilitazioni per rivedere la sentenza del processo.
Se il film è già un’opera di grandissimo livello, impareggiabili risultano gli extra di questi film a tal punto corposi da riempire un dvd indipendente rispetto a quello del film. Settantacinque minuti di extra dove prevale su tutto la splendida intervista di Giuliano Montaldo insieme al provino di Rosanna Fratello e alla premiazioni di Cuciolla al festival di Cannes nel 1971. Nell’intervista il regista ci insegna cos’è il cinema, ci racconta l’intuizione di raccontare una storia che lui stesso non conosceva e che, proprio perché narrava una parte della nostra Storia, doveva essere ricordata a tutti. Non fu però così semplice, come dice lo stesso Montaldo. Non fu facile trovare un produttore, reclutare gli attori e trovare la giusta location. A riguardo di quest’ultimo problema il regista racconta un simpatico aneddoto a dimostrazione di come alcune piccole intuizioni possano far superare problemi che apparentemente sembrano insopportabili.
Sacco e Vanzetti esce nel 1971 a cinquant’anni dal processo, quando oramai a Boston tutto è stato ricostruito, il luogo della rapina così come i quartieri in cui abitavano i due protagonisti. Montaldo si trova quindi in difficoltà, non avendo la disponibilità economica per ricostruire tutti gli ambienti e così ha un’intuizione geniale. Mentre stanno a Dublino mostra una foto in cui si vede uno di quei quartieri di Boston che lui dovrebbe ricreare nel film, il tassista rimane in difficoltà cercando di ricordare quale quartiere di Dublino potrebbe essere quello che il forestiero gli sta mostrando. Attraverso questo piccolo espediente Montaldo capisce che ci sono a Dublino dei luoghi che ricordano quelli della Boston anni 20. Questi e molti altri aneddoti vengono raccontati dal regista nella sua splendida intervista mostrandoci cosa significa creare un film fin dalla sua prima ideazione. Stupende anche le immagini della premiazione di Cucciolla per l’interpretazione di Sacco, un’interpretazione da brivido soprattutto per un doppiatore che fino a quel momento non aveva avuto molte occasioni come attore e per cui Montaldo aveva dovuto combattere molto mostrando ancora una volta la sua lungimiranza. Gli extra risultano così un film nel film, permettendo allo spettatore non solo di conoscere piccole curiosità ma soprattutto di scoprire l’arte cinematografica nella sua essenza. Dalla scelta degli attori alla musica nulla risulta casuale tutto è frutto di splendide intuizioni che hanno reso negli anni settanta il nostro cinema uno dei migliori.
Disco1: selezione scene, trailer originale,nicke e bart
Disco 2: contenuti extra, intervista a Giuliano Montaldo, Provino Rosanna Fratello, “Ciak si gira “ Cucciolla premiato al festival di Cannes 1971, filmografie, galleria fotografica, cronache degli anni venti, 1976 comitato per la riabilitazione
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ricorda …anche noi siamo stati emigranti!
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