Il film ha nell’inchiesta un’idea innovativa che permette allo spettatore la possibilità di riflettere assaporando il diletto cinematografico. Una televisione spagnola, impressionata dall’interesse suscitato dalle leggi approvate dal governo Zapatero, manda nel Lazio e precisamente a Roma una troupe per realizzare un documentario nella culla e casa del cattolicesimo. Andrea Miguel Hernandez è a capo della troupe ed è lui a creare scompiglio per le vie secolari romane andando nei luoghi più popolari e facendo domande scomode in un’Italia che si è sempre nascosta dietro un dito.
Vediamo così come l’argomento dell’omosessualità non sia poi un tabù, persone di tutte le età accettano le coppie gay parlandone liberamente, a differenza del Vaticano che si nasconde dietro un silenzio privo di motivazioni ma pesante istituzionalmente. Ecco perché Andrea Miguel Hernandez davanti alla basilica di San Pietro non solo cerca di intervistare i turisti lì presenti ma prova a fare qualcosa che non si vede spesso, prova a intervistare i cittadini del Vaticano. Perché la chiesa è in grado di esprimere giudizi ma non è in grado di confrontarsi come invece fa la gente comune? I vescovi i parroci e tutti i clericali non dovrebbero essere disposti e disponibili al dialogo? Lo spettatore vedendo l’inchiesta di Andrea Miguel Hernandez non potrà non porsi queste domande e mentre l’inchiesta politico-sociologica sembrerà essere l’elemento principale dell’opera del regista sardo Peter Marcias ci ritroveremo, invece, catapultati in un piccolo corto che riguarda la vita privata dell’intervistatore spagnolo.
Dalla teoria alla pratica, un’idea davvero geniale che ci permette di capire come l’argomento delle coppie gay sia presente nella nostra quotidianità e come non si possa non affrontare soprattutto in parlamento. Il regista Peter Marcias ci insegna cosa vuol dire “prendere il toro per le corna” e affronta in maniera estremamente educata e civile un argomento difficile come l’ingerenza del potere temporale nella nostro stato. Un'oppressione che non riguarda tanto l’elettorato quanto piuttosto gli ambienti istituzionali, dalle nterviste emerge che l’idea di un’adozione da parte di una coppia gay non viene accettata dalla maggioranza mentre la loro convivenza, riconosciuta legalmente, non crea problemi. E allora perché la legge non arriva in parlamento? E’ vero come dice il fondatore dell’associazione arcigay che oggi siamo molto più oppressi che negli anni 70, che oggi sicuramente il referendum sull’aborto o sul divorzio non passerebbe? Perché?
È questo il nodo centrale di quest’opera, perché in Spagna si riesce a parlare di omosessualità liberamente e in Italia no? Ma la Spagna non era cattolica? Titolo geniale che dimostra come il problema non sia la religione in se e per sé ma il potere temporale che è una cosa ben diversa.
Il governo italiano deve essere in grado di essere libero, la maggioranza della popolazione italiana non è clericale, solo il 5% degli italiani va in chiesa, e la maggioranza dei cattolici non rispetta i suoi dettami: quindi è di fatto una minoranza ma nonostante questo l’ingerenza politica è debordante. Peter Marcias , anche grazie alla bella e solida sceneggiatura di Marco Porru, con un’educazione estrema ci permette di riflettere sul concetto di libertà, l’Italia non è un paese libero ma... cattolico e quindi, a quanto pare, a responsabilità limitata.
Ognuno deve poter esprimere liberamente le proprie opinioni, come ci insegna e ci mostra il regista sardo, proponendoci un dibattito che prima o poi andrà affrontato. E quindi all’interrogativo di Marcias Ma la Spagna non era cattolica? rispondiamo sì e aggiungiamo anche democratica e libera come ogni stato, cattolico o non, dovrebbe essere. Politica e religione devono esistere o meglio coesistere, un laico deve avere gli stessi diritti di un cattolico ed entrambi devono avere la possibilità di esprimere le proprie opinioni, questa è la grande lezione di questo dvd.
Ma quest’opera non è solo teoria ma anche pratica , la bellezza e la genialità è data dal piccolo corto inserito nell’inchiesta. Andrea Miguel Hernandez mentre gira per Roma raccogliendo le opinioni incontra Martina, una sua ex fiamma che ora vive una relazione con una donna. L’imbarazzo di Andrea nel dialogo con Martina e il confronto tra loro due ci mostra nella pratica quello che è il dibattito che fino ad ora ci è strato mostrato solo teoricamente. Se prima il punto di vista del regista era una panoramica sull’Italia ora grazie ad Andrea e Martina diventa uno splendido primo piano. Un confronto diretto tra la famiglia “tradizionale” di Andrea e quella di Martina, una discussione splendida sul concetto di amore in una dimensione reale che rende questo film estremamente interessante, nonostante il piccolo eccesso da telenovela a cui si lascia andare negli ultimi minuti. Finale struggente con un montaggio alternato da brividi. Il film dura 80 minuti ma in realtà i minuti sono 110 se consideriamo anche Una questione delicata presente nei contenuti speciali, un’integrazione che è un'integrazione di un dibattito che in soli 80 minuti non si può contenere. In questo caso però Marcias cambia la modalità e mette in primo piano l’esperienza gay.
Ed è bella la scelta di metterlo negli extra perché dopo il film è una scelta doverlo vedere, è una voglia di approfondimento che il regista spera di trovare nel suo spettatore. L’omofobia la violenza e la necessità di nascondersi per proteggersi, ecco cos’è Una questione delicata, è l'altra faccia della medaglia in uno stato che sempre di più si dimostra privo di libertà di espressione e pensiero. Quest’opera merita di essere vista, bisogna riflettere e decidere da che parte stare: Marcias ci insegna questo permettendoci di esporci liberamente e scegliendo se fermarci a “ma la Spagna non era cattolica?” oppure proseguire con gli extra approfondendo un tema e un mondo che è anche il nostro.
|
libertà è partecipazione
|
 |