La forza e la fierezza sono sicuramente le due componenti principali della protagonista Gabrielle Boncheur Chanel interpretata dalla splendida e impeccabile Audrey Tatou. Grazie all’aiuto di Anne Fontaine e sotto la sua accurata regia vengono ripercorsi i momenti salienti della vita di Coco Chanel, non una vera e propria opera biografica ma piuttosto un racconto degli inizi della donna che rivoluzionerà la moda femminile negli anni Venti.
Ed è questa probabilmente la forza di questo film, la possibilità di far conoscere, anche a chi di moda non si interessa, gli inizi sicuramente non facili di Coco Chanel. E’ bellissimo scoprire come la sua vita fosse la sua moda, e così la scelta del bianco e nero o i vestiti di ispirazione maschile sono tutti piccoli racconti della sue esperienza passate. Coco Chanel ha saputo dar voce al bisogno di un'effettiva riforma sociale del ruolo e dello stile di vita delle donne della sua epoca, una riforma che racconta prima di tutto il suo bisogno di non omologarsi e il suo disprezzo per le donne che si vestivano come delle “lampade”o delle “meringhe” . E’ un bisogno intrinseco della protagonista che ha imparato fin dall’inizio della sua vita umile e solitaria a credere in se stessa perché da sola è riuscita ad opporsi ad un destino avverso. Probabilmente per questo era solita ripetere: "Se sei nato senz'ali, non fare nulla per impedire loro di crescere". E lei non ha fatto nulla per impedirlo, permettendo anzi alle donne una maggiore consapevolezza del loro corpo e delle loro possibilità, con la forza della semplicità.
La sua voglia di indipendenza e di libertà viene giustificata da questo film in cui Anne Fontaine ci racconta la creazione e la modellazione di un carattere che apparentemente sembra non voler mai scendere a compromessi anche se in realtà così non è. Nel film, infatti, scopriamo anche molti aspetti contraddittori della protagonista, Chanel prima di diventare un marchio e uno stile era un’artista di uno squallido cabaret, un'umile sartina che cuciva orli in una sartoria di provincia e, soprattutto, una mantenuta. Sì, proprio lei, la donna che ha insegnato alle donne a tenere la testa alta all’inizio ha dovuto chinarla e l’ha abbassata davanti a Etienne Balsan che non poteva offrirle altro che un rifugio tra ozio e ricchezza, ma non l’amore. Sono proprio queste contraddizioni a renderla unica, pur facendosi mantenere non smette di essere Coco Chanel e anzi proprio grazie a Etienne ha la possibilità di esprimersi al meglio. Da lui riprende gli abiti mascolini, grazie ai suoi vestiti e alla passione per i cavalli crea il suo stile.
Gli uomini hanno quindi indubbiamente un ruolo fondamentale nella vita di questa grande donna. Sono la sua croce e la sua delizia, sono loro che le permettono di crescere facendola però allo stesso tempo soffrire moltissimo. Non solo Etienne Balsan ma anche il suo grande amore Boy Capel (Alessandro Nivola), gentiluomo inglese, la prenderà in giro pur amandola alla follia, le nasconderà il suo fidanzamento costringendola al ruolo di eterna amante fino a che lui non morirà in un tragico incidente stradale. Nonostante questo Coco deve molto a Boy non solo economicamente ma soprattutto mentalmente. Lui le permetterà quella emancipazione che Etienne per carattere e gelosia non le avrebbe mai permesso, Capel invece rispetta il suo carattere e la lascia libera di inventare.
Stupenda la scena realizzata dalla regista Fontaine in cui vediamo Coco con Capel al mare e da questo viaggio d’amore lei trarrà notevole ispirazione e nascerà la famosissima blusa marinara. Così lo spettatore scopre come semplici creazioni siano dovute a esperienze di vita e ad uno spirito di osservazione sicuramente fuori dal comune.
Negli extra di Coco Avant Chanel ci vengono illustrate le molteplici difficoltà di questo film, prima fra tutte la paura della Tatou di non essere abbastanza autoritaria ma piuttosto eccessivamente impostata. La Fontaine si è trovata quindi a dover affrontare problemi non solo tecnici ma anche interpretativi, non solo quelli della Tatou ma anche quelli di Alessandro Nivola che per la prima volta recita in francese con ovvie difficoltà di intonazione. In questo senso sono molto belli i contenuti extra che mostrano come la regista abbia passato molto tempo insieme all’attore incitandolo a migliorare e non risparmiandogli aspre critiche quando sbagliava.
Come già detto le difficoltà di questo film sono state molte ed il budget del film lo dimostra, ma i problemi non sono stati solo nella realizzazione del progetto ma anche nella sceneggiatura. Particolare, in tal senso, la decisione di non portare avanti la biografia di Chanel in maniera lineare. La Fontaine infatti fa indossare alla Tatou la blusa marinara prima della prima guerra mondiale nonostante, in realtà, la creazione sia degli anni Venti. Queste contrazioni sono spiegate ampiamente negli extra permettendoci di capire la difficoltà di un film in costume in cui non si vuole solo proporre un’opera biografica ma piuttosto si cerca di dare una propria chiave di lettura su un personaggio tanto controverso come Coco Chanel. Oltre alle interviste agli attori e alla regista è molto carina la parte dedicata alla riproduzione scenica dello stile di Chanel e la sezione delle curiosità del film. Una fra queste è il divieto in America ai minori di 13 anni in quanto la pellicola propone una forte dipendenza al fumo da parte della protagonista e per questo vediamo una locandina in cui la sigaretta che tiene in mano la Tatou è stata sostituita da una penna.
Probabilmente per molti questo film risulterà lento ma sarebbe un errore definirlo tale, è un'opera che racconta la storia di una gran donna permettendoci di avere il tempo di riflettere e soprattutto di assaporare il gusto delle sue creazioni nate dalla sua vita.
Extra: intervista alla regista di Pierre –Herigibert, intervista agli attori, le origini del mito, lo stile Chanel, la ricostruzione storica.
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è una questione di stile e non di moda.
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