Dopo anni di relativo silenzio, l’horror britannico ha avuto, nelle ultime stagioni, un’evoluzione incredibilmente fertile e, è proprio il caso di dirlo, decisamente incoraggiante. Autori come Neil Marshall (Dog Soldiers, The Descent), Stephen Bradley (Boy Eats Girl), Billy O’Brian (Isolation), Andrew Parkinson (Dead Creatures, Venus Drowning), Conor MacMahon (Dead Meat) e, soprattutto Edgar Wright (Shaun of the Dead) hanno tenuto alto l’onore del Regno Unito in tutti i festival e i mercati del mondo. Una delle caratteristiche principali che accomuna molti dei titoli appena elencati è il fatto di essere horror-comedy: il grande successo internazionale di Shaun of the Dead non deve essere passato inosservato. Sicuramente, tra chi ha capito perfettamente le potenzialità di questo genere c’è Christopher Smith il quale, dopo l’interessante Creep (horror “puro”, senza concessioni all’umorismo) ha dimostrato, con Severance, di avere ottime capacità, in costante crescita.
Il film, presentato con l’azzeccatissima tag-line “The Office incontra Un tranquillo week-end di paura”, segue le avventure di un gruppo di impiegati della multinazionale costruttrice di armi Palisade. Come premio aziendale, il gruppo viene mandato ad un “week-end motivazionale” da passare insieme, in una baita, tra i boschi dell’Ungheria. Nel corso del viaggio, l’autobus sul quale stanno viaggiando è costretto a fermarsi a causa di un albero caduto sulla strada; dato che l’autista si rifiuta di prendere altre strade, il gruppo decide di proseguire a piedi verso la loro destinazione. Tra i partecipanti alla “gita” troviamo il viscido manager Richard (Tim McInnerney), il pacato Gordon (Andy Nyman), il cinico Garris (Toby Stephens), l’affascinante supervisior Maggie (Laura Harris) e lo “scoppiato” Steve (Danny Dyer). Una volta raggiunta la meta, si scopre che “il lussuoso cinque stelle” promesso dall’azienda è in realtà una baita fatiscente senza il minimo comfort. Nonostante le storie che vengono raccontate su quel luogo (ex manicomio condotto dagli stessi malati di mente, oppure teatro di un terribile massacro compiuto da mercenari) l’iperattivo Richard convince i suoi colleghi a rimanere e a cominciare i noiosissimi “esercizi motivazionali”. Il giorno successivo, però, il gruppo scopre che la Palisade, dopo aver passato gli ultimi 75 anni ad armare il mondo intero, si è creata più di un nemico: il bosco, infatti, è pieno di trappole mortali e un esercito di strani soldati non vede l’ora di vendicarsi contro chi ha contribuito alla devastazione della loro patria.
Scritto dallo stesso Smith in collaborazione con James Moran, Severance gioca brillantemente con le convenzioni del genere ottenendo ottimi risultati sia sul fronte horror che su quello dello humour. Smith, come d’altronde Edgar Wright, ha capito che per ottenere il massimo impatto da un horror-comedy, la prima regola da seguire è quella di separare, nettamente, i momenti emotivamente scioccanti (splatter e violenza) da quelli più “leggeri” e divertenti.
Certo, in un film come Severance, la linea di demarcazione tra queste due aree è abbastanza labile, ma il regista riesce a dosare i componenti con il giusto equilibrio narrativo: all’inizio del film il personaggio di Garris si dice certo che una testa umana possa sopravvivere qualche minuto dopo la decapitazione; in questo modo, spiega il ragazzo ad una collega, la povera Maria Antonietta ha sicuramente potuto ammirare il suo corpo dal basso, dopo che la ghigliottina aveva compiuto il suo lavoro. Più tardi, nel corso della storia, il simpatico Garris avrà modo di verificare, in prima persona, la validità delle sue congetture. Da questa demenziale premessa, Smith ricava una sequenza che, da sola, potrebbe testimoniare come splatter e humour “tongue in cheek” possano essere mescolati senza cadere nella farsa.
Ma affinché il tutto funzioni davvero ci si deve affezionare ai personaggi o, perlomeno, devono risultare simpatici; i protagonisti di Severance lo sono e, a parte qualche piccola concessione agli stereotipi (che comunque non sfigura nel tono generale), sono anche abbastanza “veri” nel mettere in scena le dinamiche di odio-amore (da qui il riferimento a The Office) che si creano tra colleghi.Tra tutti emerge la prova della sensuale Laura Harris (vista nelle serie 24 e Dead Like Me oltre che nel thriller Highwayman), che nei panni della “coriacea guerriera” Maggie, riporta alla mente il personaggio di Shauna MacDonald in The Descent, oltre alle eroine combattive dei film di John Carpenter.
Tra le pellicole più originali e intelligenti di questa stagione, Severance fa leva sul tasto della satira sociale e tocca tematiche piuttosto attuali come “la sacra guerra al terrore” che l’amministrazione Blair sta portando avanti insieme al Presidente degli Stati Uniti e le conseguenze che questa comporta (anche) nella vita di tutti i giorni. Da questo punto di vista, quindi, la battaglia diventa altresì metaforica e, in condizioni estreme, anche chi si crede “nel giusto” (o, come buona parte dei protagonisti, ci si trova suo malgrado) deve fare i conti con le proprie azioni.