Recensioni

S. Darko

Donnie, we're sorry...

[del 15/08/2009] [di Maurizio Ermisino]
Donnie, we’re sorry. Donnie, ci dispiace. Prendiamo a prestito una canzone dei Fine Young Cannibals per trasmettere a Donnie Darko, il protagonista del film omonimo di Richard Kelly, e al suo regista, tutto il nostro dispiacere per questo sequel di un film che, a suo modo, è diventato un oggetto di culto. Donnie Darko aveva una sorella più piccola: era quella che ballava a scuola, al ritmo di Notorious dei Duran Duran, come possiamo rivedere in una scena che è uno dei pochi punti di contatto con il film originale. Ora siamo nel 1995, Samantha è cresciuta, e scorrazza in giro per l’America con una sua amica. Di tanto in tanto ha dei sogni, delle visioni. Così riesce a salvare un soldato prima che un meteorite precipiti e lo uccida. Da questo fatto scattano una serie di eventi concatenati, e di morti. Ma Samantha può tornare indietro nel tempo e cambiare gli eventi.

La scritta in sovraimpressione all’inizio del film ci mette già in guardia. Potrebbe essere tutto un sogno, ci dicono, lavandosi così le mani da ogni ricerca di plausibilità. Così il film procede confuso, vivendo su frammenti di racconto e di immagini più che su un flusso omogeneo. Frammenti che rimangono slegati, e non riescono mai a comporre un mosaico, a costruire una storia che abbia un suo senso. In questo modo non si riesce mai a creare quell’attesa, quella sospensione che aveva Donnie Darko. C’è un conto alla rovescia verso la fine del mondo, c’è (immancabile e annunciato) l’uomo con la testa di coniglio. Ma tra i due film i nessi si fermano a questo.

È un film già visto, S. Darko. Perché utilizza stili presi in prestito da altri registi, come le nuvole velocizzate di Gus Van Sant e Jonas Akerlund, o i ventilatori a pale appesi al soffitto di David Lynch. Ma è anche un film mai visto, nel senso che presenta alcuni dialoghi da brivido e soluzioni che portano a un umorismo involontario. E si chiude con un cuore disegnato su un vetro, come se fosse un film di Moccia. È uno scult che fa rimpiangere Richard Kelly, che come sceneggiatore in confronto a questo è Sergio Amidei.

S. Darko qualche curiosità però la presenta. Come Elizabeth Berkley nella parte di una super bigotta, nemesi del suo ruolo d’esordio di Showgirls. È lei che, parlando di Gesù Cristo, lo definisce “grande e forte, abbronzato e pieno di muscoli”. Un riferimento a Obama? E poi c’è una canzone: quella Hobo Humpin’ Slobo Babe dei Whale, inno rock alternativo del 1993, che ci annuncia come il revival degli anni Novanta, dopo quello anni Ottanta di Donnie Darko, sia ormai iniziato. E questo ci fa sentire tutti più vecchi. Forse si sentirà così anche Richard Kelly, che ha annunciato di voler girare un suo seguito a Donnie Darko. Donnie, ci dispiace, perché non torni a casa? Donnie, we’re sorry, won’t you come on home?
 

Uno "scult" che fa rimpiangere Richard Kelly...che in confronto a questo sceneggiatore è Amidei!

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S. Darko film: S. Darko genere: Mystery, Thriller, Sci-Fidata di uscita:21/08/2009paese:USAproduzione:Silver Nitrate Filmsregia:Chris Fishersceneggiatura:Nathan Atkins, Richard Kellycast:Daveigh Chase, Jackson Rathbone, Ed Westwick, Elizabeth Berkley, James Lafferty, Briana Eviganfotografia:Marvin V. Rushmontaggio:Kent Beydacolonna sonora:Ed Harcourtdistribuzione:Moviemaxdurata:103 min brain factor:

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