Nel 1962 Roman Polanski, ventinovenne regista polacco la cui famiglia era stata sterminata dai nazisti in un campo di concentramento, realizza Il coltello nell’acqua, thriller atipico e quasi surreale grazie al quale cominciano a delinearsi le coordinate narrative che caratterizzeranno tutta la carriera del geniale cineasta. Il film viene nominato agli Oscar come Miglior Film Straniero e vince un premio al Festival di Venezia del 1964, ma sarà grazie al film successivo che Polanski comincerà ad essere indicato come uno dei talenti più interessanti del panorama internazionale.
L’anno è il 1965 e il film in questione si intitola Repulsion. La storia narra di Carol (Catherine Deneuve), una giovane ragazza belga che abita a Londra condividendo un piccolo appartamento con la sorella Helene (Yvonne Furneaux). Carol soffre di una timidezza patologica nei confronti degli uomini: non degna di uno sguardo i suoi corteggiatori mentre si dimostra quasi terrorizzata da Michael (Ian Hendry), il fidanzato della sorella. L’ansia di Carol aumenta quando scopre che Helene e Michael hanno intenzione di fare un viaggio in Italia; la ragazza ha paura di essere abbandonata per sempre e tempesta la sorella con domande assillanti. Ma Helene decide di partire lo stesso: da qual momento la psiche di Carol, sola in casa in preda a visioni paranoiche, comincia a cedere, trasportando la ragazza in una spirale di autodistruzione.
Scritto dallo stesso Polanski insieme al francese Gerard Brach, Repulsion è uno psyco-thriller che scardina i normali device narrativi del genere trasportando lo spettatore direttamente all’interno di una mente sconvolta. Tutta la storia, infatti, viene raccontata attraverso il punto di vista di Carol (prima di una lunga serie di esuli polaskiani) senza nemmeno tentare di fornire una spiegazione della sua follia (come invece avviene nel finale di Psyco). La lettura più immediata, anche se non l’unica, fa apparire Repulsion come film “propedeutico” alla rivoluzione sessuale che scoppierà in tutto il mondo solo tre anni più tardi (1968): Polanski infatti ci mostra quanto sia pericolosa la repressione sessuale per la nostra salute mentale. L’ossessione morbosa di Carol per il sesso (verso il quale prova una contemporanea attrazione/repulsione) non viene sfogata ma implode nella sua psiche trasformandola in una pazza assassina. Da questo punto di vista, il film di Polanski rappresenta l’antitesi di Il demone sotto la pelle, pellicola con la quale David Cronenberg, dieci anni dopo, rappresenta la rivoluzione sessuale (ma, anche in questo caso, le letture possono essere varie) come un’orrida infezione che, tanto per cambiare, incide sulla salute mentale.
Film claustrofobico e realmente ansiogeno – anche grazie alla splendida performance di Catherine Deneuve – Repulsion, insieme a Rosemary’s Baby e a L’inquilino del terzo piano, rappresenta la quinta essenza del cinema di Roman Polanski.
(da Horrormania)