A tutti capitano delle brutte giornate.
Giorni in cui una notizia o un episodio spiacevole fanno precipitare chi lo vive in un abisso di amara, inconsolabile tristezza che, come una lente tetra, distorce la visione del mondo che lo circonda. Così i telegiornali annunciano soltanto disastri e calamità, nuvole improvvise oscurano un cielo che, fino a pochi istanti prima, era splendente e le persone incontrate hanno lineamenti deformati dalla malinconia.
Nick, Meryl, Andy e Anna hanno avuto contemporaneamente una giornata di questo tipo. Nick ha scoperto di avere il cancro, Meryl è reduce dal funerale di suo padre, Andy, già divorziato da una moglie che lo detesta, scopre che Anna, la ragazza con cui ha una storia occasionale, è incinta. Le loro vicende s'intrecciano lungo i binari della ferrovia, testimoni, nel giro di pochi giorni, di due terribili incidenti: un deragliamento con decine di morti ed un uomo investito da un treno.
Morte e disincanto infettano le esistenze dei quattro protagonisti di Look both ways - Amori e disastri, almeno fino a quando non riusciranno ad accogliere un po' di speranza e a guardare entrambe le facce della medaglia della vita...
Come è facile intuire, il film di Sara Watt è didascalico fin dal titolo (quello originale; no comment, invece, per quello italiano che, con il suo tentativo di dare al film le più commerciali sembianze di una commedia, ricorda da vicino l'ignobile Se mi lasci ti cancello che toccò al capolavoro di Michel Gondry). Se ad esso si aggiungono alcuni dialoghi e certe situazioni di sconcertante banalità e retorica ("Non importa come finisce una vita ma come è stata" o un bambino sorridente nonostante sia costretto su una sedia a rotelle perchè debilitato dalla chemioterapia...), il risultato ottenuto è un buon esempio di come si possa sprecare uno spunto iniziale interessante, anche se non proprio originalissimo, e le ricche modalità espressive che il cinema mette a disposizione per raccontarlo.
Modalità che la Watt, regista di cortometraggi di animazione al suo esordio nel lungometraggio live-action, dimostra, peraltro, di conoscere bene in alcune, interessanti, soluzioni visive. Ad esempio nelle visioni di Meryl, disegnatrice depressa che immagina con dei cartoons i disastri di cui potrebbe rimanere vittima, o in quelle di Nick, fotografo di cronaca nera che vede le istantanee della sua vita scorrergli davanti agli occhi, bruscamente interrotte dalle immagini della sua lastra ai polmoni e delle cellule cancerogene in espansione nel suo corpo.
In conclusione, guardando entrambe le facce di questa pellicola, la sensazione che l'accompagna è l'amaro in bocca per un talento che, seppur evidente, non riesce ad imporsi su una piatta, e un po' fastidiosa, consuetudine.
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... se fosse senza titolo e muto, sarebbe perfetto!
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