“Uno di quei film che vorrei aver fatto io”. Così il neo-direttore del Torino Film Festival Gianni Amelio, nel presentare il primo lavoro italiano in concorso (presto decretato vincitore assoluto del festival). La bocca del lupo, questo il titolo evocativo dell’opera poetica firmata Pietro Marcello, a metà fra melò e documentario (genere, quest’ultimo, evidentemente caro al regista, che qui si cimenta in un’originale operazione di contaminazione dei linguaggi).
Poetica perché inizia come una fiaba antica, con il mare che scroscia e “trascina uomini e ombre del nostro tempo” e una voice off calda, maschile, che ricorda il caro vecchio cantastorie. La leggenda, tutt’altro che irreale, narrata fra “cenere, sangue e pensieri corrotti”, è quella di due insoliti innamorati: un criminale ex carcerato e una transessuale ex tossicodipendente.
La prigione li unisce, la città di Genova (raccontata con materiale di repertorio, ad omaggiare il Novecento), li culla accogliente e la campagna, con tanto di focolare e cagnolini al seguito, rappresenta il loro sogno.
Una storia d’amore quotidiana, cresciuta fra lettere e cassette registrate, che dura da vent’anni. A descriverne le dolci sfumature, quanto le ambiguità, una sceneggiatura sublime (nel prologo e nell’epilogo), scritta raramente bene, ma anche una volontà (tutta documentaristica) di raccontare i personaggi così come sono, senza imporre battute, lasciando che, nella miglior scena del film, si confessino in piena libertà. Nessun taglio di montaggio, nessuna dissolvenza: la macchina da presa è ferma a immortalare espressioni, movimenti e modulazioni di voce dei protagonisti, in un trionfo di spontaneità, che non rinuncia all’estetica (Marcello firma anche la fotografia del film, realizzato in più di una scena come una sorta di suggestivo affresco).
“Questo è stato, una volta, in una città”: dalla battuta di un film di Orsini, “piccole grandi storie” del passato prendono vita, nel racconto presente della toccante epopea di un viaggio. Viaggio dentro una città e i suoi mille volti. Viaggio trascorso fra le sbarre e la strada, a capofitto nelle emozioni umane, contro i pregiudizi e le storture di naso di chi non accetta le diversità. Viaggio-confessione, infine, capace di mettere a nudo, con ironia ed incanto, limiti e virtù dell’essere umano, dalla genesi incompleto senza la sua dolce metà. Dovunque e chiunque essa sia.
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Una storia d’amore insolita, a metà fra fiction e documentario, raccontata con poesia e una ricerca di verità che passa attraverso le emozioni.
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