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Eastwood va in meta per l'ennesima volta. Freeman-Mandela migliore in campo
Nelson Mandela. Ben prima di Barack Obama, lui è stato IL leader nero. Se il presidente Usa è entrato nella storia e nella leggenda lo deve (anche) a questo sudafricano, ex pugile ed ex avvocato incarcerato dal regime dell'apartheid di Johnanesburg per 27 anni. Visionario, concreto, capace di empatia con l'alleato come con il nemico, ha cambiato la storia con una forza d'animo e una visione politica di enorme potenza.
Clint Eastwood, solo lui poteva raccontarlo. E lo fa col miracolo più incredibile del primo presidente di colore del Sud Africa: la coppa del mondo di rugby che, grazie a Madiba (nome del clan Xhosa da cui proviene), divenne il collante della sua nuova nazione arcobaleno, un Sud Africa a suffragio universale, fatto di convivenza tra neri e bianchi, e non di vendetta delle vittime contro i carnefici di sempre. La riconciliazione dei tribunali itineranti, targata Desmond Tutu e Nelson Mandela, passò per quella coppa inaspettata ed entusiasmante, una cavalcata trionfale su cui il politico scommise, confidando sulla visibilità e sulla forza epica ed etica dello sport.
Eastwood (anche grazie al bellissimo libro Ama il suo nemico del giornalista John Carlin, ed. Sperling & Kupfer) rende immortale i 14 mesi in cui Mandela difenderà gli Springboks e i loro simboli, contro i suoi stessi seguaci. Quella squadra era l'insopportabile esempio del boicottaggio internazionale ed unanime (era tra i pochi punti di contatto di Usa e Urss), il vessillo dell'orgoglio boero, fu protetta proprio dal suo maggior detrattore, dall'uomo che non amava la palla ovale e che nella sua cella di Robben Island, come tutti i neri sudafricani, sentiva le partite solo per tifare contro il suo paese. Trovò un alleato nel bianco e conservatore Francois Pienaar (Matt Damon, bravissimo, ed allenato per tre mesi dall'unico nero di quella rappresentativa, Chester Williams), caitano coraggioso che condusse i suoi ragazzi alla vittoria e un paese a unirsi inneggiando a Nelson, come lo stadio (prevalentemente “bianco”) di quel giorno.
Il vecchio Clint sceglie facce perfette- l'allenatore Minnaar, per esempio- calibra tempi, immagini e parole con consumata abilità hollywoodiana, secondo la migliore tradizione dell'epica cinematografica-sportiva americana. Narrazione classica, lontana dall'intimismo dolente e doloroso di Mystic River, Changeling, Million Dollar baby o Gran Torino, ma altrettanto potente ed evocativo. Da quella riconciliazione nacque il nuovo Sud Africa, ed Eastwood, che non smette di migliorare in vecchiaia, ne fa un manifesto per quella che spera sarà una nuova America. E alla fine sentirete addosso placcaggi ed emozione, e avrete voglia di indossare quella maglia verde-oro e sventolare quelle bandiere. Freeman-Mandela da Oscar, senza se e senza ma.
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Quando ad andare in meta è un intero paese...
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film: Invictus genere: Dramadata di uscita:26/02/2010paese:USAproduzione:Spyglass Entertainment, Malpaso Productions, Revelations Entertainment, Mace Neufeld Productionsregia:Clint Eastwoodsceneggiatura:Anthony Peckhamcast:Matt Damon, Morgan Freeman, Scott Eastwood, Langley Kirkwood, Robert Hobbs, Tony Kgoroge, Bonnie Henna, Grant Robertsfotografia:Tom Sternmontaggio:Joel Coxbrain factor:
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