Era il lontano 1990 quando Demi Moore e Patrick Swayze facevano innamorare con Ghost gli spettatori di tutto il mondo a suon di "Oh, my love, my darling, I hungered for your touch...". Passati 20 anni il loro "idem" è ancora un cult per i più sentimentali, ma ecco che Peter Jackson (Il signore degli anelli, King Kong) decide di riproporne una sorta di nuova versione più adolescenziale, più fantasiosa, più fresca ma allo stesso tempo anche più cupa.
A guardare il mondo dal limbo che separa la vita dalla morte in questo Amabili resti è la giovane Susie Salmon, quattordicenne assassinata brutalmente il 6 dicembre 1973. Abbandonata la vita ad un passo dal momento per lei forse più felice e atteso (l'emozione del primo amore e del primo bacio), la ragazzina non può ora far altro che osservare dall'alto in solitudine la propria famiglia affrontare il dramma della perdita.
Lo sguardo è in effetti la cifra stilistica che connota questo film, un pellicola che pullula di occhi, di finestre (da quelle minuscole della casa delle bambole a quelle metafisiche dell'aldilà), di personaggi che spiano e vengono spiati o cercano semplicemente nel vuoto una risposta, un segnale, qualcosa. Lo sguardo costruisce così l'orizzonte sospeso e rarefatto del film (e si sprecano infatti carrellate e panoramiche aeree), ancorato più che alla realtà alla dimensione dei desideri e dei sentimenti (buoni o perversi che essi siano).
Proprio su questo piano si giocherà probabilmente l'apprezzamento del pubblico di questa trasposizione dell'omonimo romanzo di Alice Sebold: dalla rappresentazione della felicità dei Seldon a quella dei mostri che popolano il quotidiano, Jackson costruisce infatti una vera e propria favola (accentuata dai colori anni '70 e dal personaggio un po' da fumetto di Susan Sarandon), che se molti apprezzeranno per l'ingenua purezza adolescenziale di fondo altri disprezzeranno vedendoci solo un melenso e infantile ridimensionamento del crudo materiale narrativo. Ricordate, tanto per fare un esempio, la scena sulla pista da ghiacchio tra il goffo King Kong e la sua amata Ann Darrow? Una delle scene finali di Amabili Resti ha la stessa portata sentimentale ed è destinata a dividere il pubblico.
Ma è innegabile la bravura di Jackson a coinvolgere e a toccare le corde più sognatrici dei suoi spettatori meno cinici, costruendo un pastiche di generi (come per l'omaggio al cinema che era King Kong) che si muove dal melodramma al trhiller, al fantasy e al romance, in modo perfettamente orchestrato. E se sul piano della "dimensione terrena" vengono dispensate sequenze thrilling davvero efficaci (l'omicidio e la scena in casa del killer sono magistralmente eseguite), è quando si passa al mondo ultraterreno che Jackson chiede spazio, sale in cattedra e suona la grancassa insieme ai suoi "compari" per gli effetti speciali della Weta, facendo quello che probabilmente è più abile a fare: dare vita a luoghi immaginari e fantasiosi, che questa volta mescolando ricordi e sogni della vita terrena danno vita ad un mondo visivamente davvero strabiliante, mai eccessivo o compiaciuto.
Il resto delle emozioni è affidato invece alla bravura del cast, da una sempre più convincente Saoirse Ronan (l'attrice lanciata da Espiazione) alla splendida coppia formata da un soprendente Mark Wahlberg (sulla sua figura di padre si focalizzavano le perplessità di molti fans) e una Rachel Weisz invece forse poco sfruttata (diversi eventi legati al suo personaggio sono stati tagliati). Su tutti aleggia poi il fantasma inquietante di uno Stanley Tucci in versione dark che chiama applausi. Insieme a loro Jackson costruisce un fantasioso viaggio iniziatico verso il superamento del dolore, della rabbia, dell'ossessione e della vendetta, alla scoperta dei preziosi "amabili resti" che una vita seppur breve ha lasciato in eredità al mondo. E così fa anche lui, alla sua visionaria maniera, mettendo in cassaforte e consegnando un altro "amabile resto" al tanto amato cinema.
|
Non manca la suspence e il classico tocco dark, ma sotto sotto Jackson è solo un gran romanticone.
|
 |