L’icona del full-contact karate e del kickboxing, erede delle gesta del celeberrimo Bruce Lee, adesso si racconta in un film. JCVD è il nome, e avete capito bene, sta per Jean-Claude Van Damme.
A partire dagli anni '90, in cui abbiamo visto nascere una serie interminabile di epigoni come Steven Segal e Arnold Schwarzenegger, il suo potere ad Hollywood ha iniziato a vacillare. Ora, i muscoli di Bruxelles, tornano con una storia del tutto personale, vestendo i panni di un attore caduto in disgrazia, che divide le sue energie tra le battaglie legali per la custodia dei figli e sul set di film di terz’ordine. Tutto questo non sembra abbastanza. La sua vita subisce un ulteriore scossone quando, in un comunissimo ufficio postale, diventa vittima e al tempo stesso responsabile, di una rapina: la polizia infatti crede sia lui il colpevole mentre i criminali nascosti all’interno sfruttano l’equivoco a loro favore.
Giocata sullo stile di Rashomon, la storia viene raccontata seguendo i vari punti di vista, mostrandoci un Van Damme in nuovissimi ed inediti panni, mostrando corde fino ad ora sconosciute.
Van Damme ha concesso a comingsoon.net un’intervista in esclusiva.
L’attore belga confessa che l’idea è stata di un giovane e tanto promettente quanto determinato sceneggiatore che ha letteralmente imposto alla Gaumont il suo script. Da vero fan ha combattuto per lui, e ha vinto. Appena letto il suo lavoro, è stato subito entusiasta del progetto e in fase di produzione del film tutte le sue aspettative sono state soddisfatte. La cura per i dettagli e la perfezione ha subito colpito l’ex-re di Hollywood, abituato a tempi decisamente più ridotti. Ai “buona la prima” per intenderci.
Van Damme si è inoltre dichiarato entusiasta del lavoro, della possibilità di interpretare la storia di un uomo molto vicino al suo passato, alla sua esperienza. Cimentarsi in un ruolo più complesso di quelli a cui ci ha abituato è stata un’esperienza formativa, il primo passo, dichiara, per ricostruire un futuro, un nuovo Jean-Claude.
Decisive, a tal proposito, sono state le scelte registiche: in primo luogo il fatto di optare per il naturalismo, cercare una recitazione scevra dalle caratteristiche commerciali dell’attore, ma attenta alla verità, di conseguenza è stata importantissima anche la scelta della sua lingua madre, il francese, che ha permesso l’allontanamento di ogni esitazione.
Insomma, meglio che andare in terapia.
Ma tutto questo non cambia l’indole de nostro eroe. Infatti alla domanda “Senti di aver raggiunto il punto più alto della tua carriera?” Van Damme risponde che ognuno di noi ha un cammino da percorrere, che può essere giudicato solo una volta portato a compimento.
Nei progetti per il futuro c’è un nuovo film da girare questa volta dietro la macchina da presa.
Insomma,umiltà, voglia di fare, di mettersi in discussione, davvero niente male per un veterano come lui.
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