Parallel Lines è un interessante progetto della Philips, i cui risultati potete ammirare a questo indirizzo. Il progetto ha visto coinvolti cinque registi del gruppo di Ridley Scott (non a caso alcuni di questi ci ricordano Blade Runner), che hanno realizzato cinque differenti cortometraggi con un solo elemento in comune: il dialogo. Potete notare infatti come questi autori siano riusciti a inserire in contesti molto diversi fra loro le medesime battute. Ognuno di questi registi ha optato per un genere differente: drammatico, azione, animazione, sci-fi e thriller, filmati in location diverse: Uruguay, Londra, Mosca, Cina e Sud Africa.
Dalla visione di questi cortometraggi possiamo comunque individuare come tema ricorrente l’innocenza, e la maniera in cui questa contrasta con la realtà circostante tra problemi sociali, violenza, o anche l’infrangersi dei sogni di bambino. Non a caso l’unicorno, da sempre simbolo di purezza, è l’elemento che rimane più impresso in ognuno di questi lavori (elemento presente anche in Blade Runner, con la medesima simbologia). I cinque registi, Jake Scott, Johnny Hardstaff, Carl Erik Rinsch, Hi-Sim e Greg Fay, hanno fatto un ottimo lavoro, tutti i corti risultano di alto livello tecnico, ma sicuramente quello che colpisce di più è The Gift di Carl Erik Rinsch, in cui un androide si sacrifica per mettere una misteriosa scatola. Non a caso infatti The Gift è in realtà una sorta di prequel per un film di cui Rinsch ha già completato la storia. All’interno del corto possiamo vedere un largo uso della computer grafica, e non solo nel robot o nei mezzi, ma in realtà l’intera città è realizzata in CGI; il lavoro in questione è stato realizzato dalla compagnia spagnola di J.J. Palombo, con cui il regista ha già una collaborazione avviata da diverso tempo.
Rinsch è sicuramente un valido esempio di un film-maker della nuova generazione, che ha abbracciato in maniera appropriata le nuove tecnologie filmiche. Il mondo descritto in The Gift risulta accattivante, e lo stesso protagonista meccanico guadagna le nostre simpatie, forse anche grazie al suo, inusuale per un robot umanoide, aspetto “imperfetto” (notare il naso, molto umano), comunicando allo spettatore diverse suggestioni, fino ad arrivare alla compassione. Sarebbe bello poter vedere un lungometraggio sviluppato interamente su questa storia, che ci aiuti anche a comprendere un pò meglio la trama ed il messaggio contenuti in The Gift. I nostri auguri a Rinsch, nella speranza di poter vedere questo suo progetto nei cinema.