Arrestato il regista
Roman Polanski. No, non ha picchiato un paparazzo alla
Crowe e nemmeno gonfiato di botte madre e sorella alla
Bale. Molto peggio: pare abbia stuprato una minorenne.
Era il 1977, e successe a casa di Jack Nicholson. Polanski scappò dagli States proprio dopo aver confessato che sì, in effetti aveva fatto sesso con una teenager (13 anni), ma lei era consenziente. Invece, dalla testimonianza della fanciulla in questione (Samantha Geimer, ormai donna felicemente sposata che ha dichiarato di non serbargli più rancore), emersero persino altre accuse, oltre a quella già non poco pesante di violenza (cioè uso di stupefacenti, perversione, sodomia...).
Sono trent’anni che il regista vive in esilio in Europa (nel 2003 non andò neanche a ritirare l'Oscar per Il Pianista, per paura di essere arrestato), finché sabato, in Svizzera, è stato messo "in detenzione provvisoria in attesa di estradizione". Un fermo annunciato dall’organizzazione del Zurich Film Festival, impegnata intanto a promuovere una retrospettiva dedicata proprio a lui.
Per la consegna del premio alla carriera dovranno, dunque, rimandare in data da destinarsi, perché nel caso in cui venisse estradato negli States, Polanski dovrebbe affrontare il famigerato processo per stupro.
E mentre quelli del Zurich FF confessano “grande costernazione e tristezza” per l’arresto del cineasta - polacco d'origine, ma di cittadinanza francese - Parigi, con il ministro Bernard Kouchner in testa, ne richiede la liberazione. Tanto che non solo se ne sta interessando anche il presidente francese Nicolas Sarkozy, ma Frédéric Mitterrand, ministro francese della Cultura e della Comunicazione, si è subito dichiarato “stupito e dispiaciuto che gli venga inflitta questa ennesima dura prova di vita” .
Qualcuno rimetta indietro gli orologi e vada a dirlo anche a Samantha tredicenne: quella sì, vittima di una “dura prova di vita”, per usare un eufemismo.