Libreria del cinema gremita, fan partiti all’alba da altre regioni per assistere all’incontro in cui si presentava il piccolo capolavoro di Franco Grattarola e Matteo Norcini “Continuavano a chiamarlo Bud Spencer” della Coniglio editore (24,50 €, uno dei tanti gioielli di un listino originale e interessante, su cinema e musica in particolare).
Biografia, racconto, intervista, è un viaggio nel mondo di un attore che ha segnato il cinema comico e di genere (dal poliziesco al western, da Piedone a Bambino), di un uomo che ha sfidato la vita e ha vinto: campione come nuotatore e pallanotista, più di 100 film e una fama mondiale- “tanti erano più bravi di me e Terence Hill, ma la comicità gestuale, come insegnano Stanlio e Ollio, Chaplin e Buster Keaton, è un linguaggio internazionale”, persino pilota di jet ed elicotteri e poliglotta per necessità e lavoro.
Tanti gli aneddoti del passato- “sembrano fregnacce, ma ho le foto: come quella volta che salii su una portaerei americana a Honk Kong durante la guerra nel Vietnam”- e le anticipazioni sul futuro. “Da maggio comincerò a lavorare su tanti film per la tv, dodici, per Mediaset. Si chiameranno I delitti del cuoco (la regia sarà di Alessandro Capone, presto in sala con L’amore nascosto, con Isabelle Huppert e Greta Scacchi), storia di un commissario in pensione che ha aperto un ristorante e risolverà gialli che graviteranno attorno al suo locale”.
Applausi, risate, un intermezzo poetico, un accenno alla musica- “ho fatto da paroliere per Nico Fidenco e Ornella Vanoni, ho contribuito alla costruzione delle nostre colonne sonore con i “mitici” fratelli De Angelis (chi non ricorda il cult Dune Buggy?) e ora uscirà qualcosa di mio ad ottobre”- e infine l’immancabile domanda sul ritorno-revival con Terence Hill, che intanto potrebbe sfidare in tv, da cuoco contro il suo prete Don Matteo. “Non abbiamo mai litigato, unico caso di una coppia cinematografica che è andata d’amore e d’accordo sempre, ancora oggi ci vediamo a pranzo davanti a bei piatti di spaghetti. La voglia di tornare insieme c’è, ma non potremo fare, vista l’età, i ruolo del nostro passato. Un paio di progetti ci sono e ci vedono come due evasi oppure come novelli dr. Jekyll e Mr. Hyde che con una pillola per uno cambierebbero completamente. Ma non è facile: noi prima lavoravamo perché eravamo come dei bancomat per i produttori”.
Dopo due ore, l’incontro finisce. Carlo Pedersoli, generoso firma libri, gigante buono che saluta e parla con ogni ammiratore. “Esisto solo perché c’è il pubblico, il suo amore mi ha fatto diventare Bud Spencer”.
Ottant’anni, incredibile ma vero.