È uno degli astri nascenti di Hollywood. Il giovane Ramon Rodriguez, portoricano di nascita ma newyorchese d'adozione, compie con Transformers: La vendetta del caduto il grande salto nel cinema mondiale. New entry nel cast del blockbuster di Michael Bay, lo vediamo duettare senza paura con un grande come John Turturro e reggere alla grande il confronto con i divi Shia LaBeouf e Megan Fox. C'era anche lui a Roma per presentare il kolossal che sta per sbarcare nei cinema di tutto il mondo.
In questo film lei si inserisce nella coppia protagonista formata da Shia LaBeuf e Megan Fox. Come si è trovato in un cast già rodato come quello di Transformers?
Ho conosciuto la prima volta Shia in un ufficio. Dovevamo improvvisare insieme la scena del dormitorio, quella in cui ci conosciamo. La prova è andata molto bene perché si è creato un vero e proprio legame istantaneo con lui. E vicino c'erano tutti gli sceneggiatori che con i loro portatili prendevano appunti su quello che ci dicevamo. Sia Shia che Megan Fox mi hanno dato molti consigli. Mi hanno detto: "Sarà una grande avventura e ti cambierà la vita". Ed è stato così. Io vengo da una famiglia di ceto medio e questa esperienza mi ha dato l'opportunità di girare per il mondo, e tutto questo è semplicemente fantastico.
Quello con Michael Bay è stato il suo primo provino importante. Come è andata?
Ho mandato una videocassetta a Michael Bay e lui mi ha chiesto di ritornare da Los Angeles a New York per essere provinato. Il provino però è stato stranissimo perché lui non ha fatto altro che farmi correre, saltare, fare capriole per un'ora e mezza. Devo dire che è stato entusiasmante, però sono uscito tutto sudato da lì.
E che differenza c'è con l'esperienza che ha avuto con Tony Scott, in The Taking of Pelham 123 - Un ostaggio al minuto?
Tony Scott credo sia anche lui un regista incredibile, pieno di passione. The Taking of Pelham 123 è in realtà più un thriller, sebbene anch'esso sia pieno di azione. in Transformers però mi sono lussato una spalla, mi sono bruciato a causa delle esplosioni. Insomma è stata un'esperienza più fisica rispetto a quella con Tony Scott. Sono state due esperienze eccezionali comunque, seppure molto diverse tra loro.
Entrambi i film sono produzioni ad altissimo budget. Come si sente ad aver lavorato in questi film?
Ogni volta che recito in un grande film sono terribilmente nervoso. Ma combatto il nervosismo studiando più che posso, in modo da allontanare la tensione e immergermi totalmente nel personaggio.
Lei è un fan dei Transformers oppure no?
Credo che il concetto più affascinante dei Transformers sia proprio il fatto che si trasformano. In fondo tutti noi cresciamo chiedendoci: "Se fossi un animale quale potrei essere?" o "Se fossi qualcun altro chi potrei essere?". In un certo senso è come se i Transformers avessero due vite separate e per me è questa la cosa più affascinante.
Ma lei che rapporto ha con le macchine?
No, quello direi disastroso. La mia prima macchina l'ho pagata appena 500 dollari, ma era una macchina mortale, non funzionava niente. Ho un rapporto molto più stretto con la metropolitana e la bicicletta provenendo da New York. A Los Angeles però sono comunque costretto a guidare la macchina.
Come si è trovato a duettare con John Turturro? È stata un'esperienza difficile?
Ho tantissima stima e rispetto per Turturro. Si è instaurato davvero un buon legame tra noi due. Non ho mai pensato che mi potesse rubare la scena. Se inizi a pensare questo hai già perso in partenza. Io devo pensare invece a fare bene il mio lavoro e credo che l'effetto alla fine sia stato per questo straordinario. Anche con Denzel Washington, nel film di Tony Scott, ho ragionato allo stesso modo.
Si dice che Michael Bay sia un regista autoritario e maniaco del controllo. È vero?
Sì, assolutamente, è vero che Michael Bay è un maniaco del controllo. Però ha delle idee precise che alla fine funzionano, quindi alla fine non gli si può dire niente, è giusto che sia così.