Dieci anni dopo The Blair Witch Project, arriva un altro prodotto indipendente e finto-amatoriale, che, dopo aver sbarcato i botteghini in America, è pronto a bissare il successo in Italia, dove esce il 5 febbraio distribuito dalla Filmauro. Paranormal Activity è costato appena 15mila euro, ma ne ha incassati più di 107 milioni, una cifra stratosferica per un film soprattutto indipendente. A cosa deve tanto successo? Così risponde il produttore: “All’elevato livello di esecuzione del progetto, alle performance degli attori naturali e al fatto che abbiamo scelto consapevolmente di non cercare di vendere il film come fosse un documentario. Certo, non abbiamo mai negato che fosse una storia vera, ma neanche rivendicato la realtà del film. Per noi la cosa più importante è che il pubblico, nel momento della visione, pensi che ciò che vede succedere ai personaggi sia reale. Per il resto, il successo di questo film mi rende orgoglioso e mi stimola a realizzare i progetti che mi piacciono, una conferma del mio gusto anche nel senso del business”.
Chiediamo ora al fortunato regista d'origini israeliane
Oren Peli di raccontarci questa sua esperienza. Diciamo subito che tiene “
la bocca ben cucita” su tutti i suoi prossimi progetti, sia sull’eventuale
sequel sia su
Area 51.
Almeno ci dica se crede agli alieni.
Lo scoprirete una volta uscito il prossimo film.
Ok, allora riguardo a questo film: trova che un budget più sostanzioso le avrebbe giovato nel girarlo?
Francamente no, avrebbe sminuito l’aspetto realistico, invece doveva rimanere forte l’idea di due persone qualunque che girano un loro filmetto a casa. Ho avuto la specifica idea di fare un film su cosa accade mentre tu dormi, e cosa succederebbe se installassi una telecamera per registrarlo, di conseguenza è nato un film dell’horror, certo, con questo tipo di soggetto non è che realizzi una commedia! Così ho deciso di girarlo in modo molto economico, a casa mia, senza grandi mezzi. La casa è rimasta la stessa di allora, solo oggi è molto più incasinata.
Com’è andata con Spielberg, che è letteralmente impazzito per il suo film?
All’inizio abbiamo avuto a che fare con la Dreamworks, che è la sua società, per farne il remake con molto più budget. Mi piaceva questa idea di realizzare un film per Spielberg, ma preferivo comunque far uscire la prima versione, allora abbiamo organizzato una proiezione dell’originale con il pubblico e gli executive della Dreamworks che sono rimasti molto colpiti. Infatti quando poi l’abbiamo mostrato a Spielberg ha detto che è uno dei film più spaventosi che vedeva da molto tempo a questa parte. Così ha deciso di abbandonare l’idea del remake e far uscire l’originale.
Con un altro finale, però…
Sì, pensava che il mio non fosse il miglior finale possibile, allora ne abbiamo girati diversi fino a trovare il più efficace di tutti, quello in cui ai test screenings la gente urlava spaventata. Mi piaceva anche il mio di finale, un po’ mi manca, rendeva più il senso del film, ma questo “cinematografico” dà più il senso dell’horror al pubblico, quindi mi piacciono entrambi per ragioni diverse. {ATTENZIONE, SPOILER – NON LEGGETE SE NON AVETE VISTO IL FILM} Per capirci, la mia fine era quella con lei che moriva uccisa, la versione ufficiale è quella in cui il finale lui sbatte contro il muro e lei rimane viva…
In questo film c'è anche una strana storia d’amore…
In effetti non è che sia proprio un horror movie, che per me dev’essere quello più cruento, più splatter, questo è più un thriller psicologico o soprannaturale. Non volevo una love story patinata alla Hollywood, ma una coppia innamorata e forte, ma tutto ciò che attraversano ha avuto un effetto distruttivo sul loro rapporto. Tutte le ricerche che ho fatto su presenze, demoni ecc è che prendono di mira una delle persone, così da renderla sempre più incompresa, sola, alienata, perché nessuno le crede.
Quanto è cambiato il suo film con la post-produzione?
A parte l’ultima scena, è rimasto tutto uguale, tutti gli effetti speciali li ho fatti io e molto semplicemente, in post-produzione ho solo rimosso oggetti, presenza della troupe, l’ho programmato proprio così prima di realizzarlo, perché sapevo cosa potevo fare. Sono stato uno dei programmatori della conversione su pc di
Mortal Kombat 3, prima di questo film mi ero occupato di realizzare videogiochi, poi di animazione nello specifico della colorazione, esperienze utili a fare questo film, perché mi sono dovuto occupare comunque di vari aspetti tecnici.
Le cose più spaventose accadono fuori scena, non credo sia solo problema di budget è una scelta registica precisa. Ce la spiega?
Ho cercato di fare un mix: alcune cose succedono davanti alla telecamera, altre ai margini, altre completamente fuori inquadratura. Mi sembrava un metodo efficace: quando senti che succede una cosa ma non la vedi aumenta la paura, ti chiedi cosa diavolo accade… Insomma, volevo fare cose non scontate, così il pubblico non sapesse che aspettarsi.
Il suo demone si sente, ma non si vede…
Volevo non dare forma definita all’entità, nulla di specifico, solo mostrarne le manifestazione. Una delle caratteristiche dei demoni è che possono assumere la forma che vogliono, giocano con i personaggi, vogliono illuderli, far credere loro determinate cose.
Perché un film su una paura primordiale scuote anche il pubblico di oggi?
Perché il concetto alla base del film è ciò che può succederti di notte quando sei indifeso e anche oggi che stanno tutti sicuri nelle proprie belle case, volevo sollevare la questione: cosa potrebbe accadere quando qualcosa di invisibile ti attacca prima che tu possa difenderti? È questo in realtà che secondo me ha fatto più presa nel pubblico.