Diva. Non ci sarebbe bisogno di aggiungere altro.
L’età di una signora non andrebbe rivelata, ma è un evento molto raro trovarsi di fronte ad una donna che, a più di settant’anni, è ancora capace d’incarnare quell’ideale di divismo e celebrità che ha reso grande lo star-system di matrice hollywoodiana.
La donna in questione è, ovviamente, Sophia Loren e la sua statura di diva assoluta del nostro cinema, riconosciuta anche a livello internazionale, non può esser messa in discussione.
L’attrice è arrivata a Roma per presentare Nine, musical ispirato a 8 ½ di Federico Fellini, insieme al regista Rob Marshall (anche lui nella capitale, come vi abbiamo raccontato in quest’articolo) e a due delle attrici protagoniste, Marion Cotillard e Penelope Cruz.
L’incontro ha rappresentato l’occasione per discutere con donna Sofia del suo ruolo in Nine, del mestiere di attrice e del suo rapporto con due grandissimi del nostro cinema: Marcello Mastroianni e lo stesso Federico Fellini.
Che cosa l’ha spinta a prender parte a questo film? Solamente, magari, la nostalgia e il ricordo di Fellini e Mastroianni o anche qualcos’altro?
No, non è stato soltanto il desiderio di fare un «tuffo nel passato». Appena ho ricevuto la chiamata di Rob sono stata da subito entusiasta e ho immediatamente accettato la parte. Era il mio sogno di attrice, per di più italiana, poter partecipare ad un musical come quelli che vedevo da bambina. A questo, poi, bisogna aggiungere la gioia di lavorare con un regista meraviglioso come Marshall, che aveva già realizzato un film che mi piacque moltissimo come Chicago.
Lavorare a Nine le avrà riportato alla memoria gli Oscar del 1993 quando lei, con Marcello Mastroianni, consegnò il premio alla carriera a Fellini. Cosa si ricorda di quel momento?
Fu un’esperienza bellissima e molto significativa, poiché sarebbe stata l’ultima visita di Fellini negli Stati Uniti [il regista riminese, infatti, sarebbe morto pochi mesi dopo]. Fu molto toccante e divertente quando, dopo aver ringraziato sua moglie Giulietta Masina per essergli stata accanto nella sua vita e nella sua carriera, la pregò di smetterla di piangere…
Quali sono i suoi ricordi, invece, del Fellini regista?
Vecchi ricordi, di tanti anni fa. Alcuni anche un po’ malinconici perché, in realtà, io non sono mai appartenuta al cinema di Fellini. Facemmo molti tentativi ma non riuscimmo mai a lavorare insieme. Nel cinema, a volte, certe cose, anche molto belle, non si riescono a realizzare per motivi esclusivamente commerciali. Non ho mai capito il perché di questo e mi rattrista molto.
Anche per questo, riuscire ad avvicinarmi a lui e alla sua opera grazie a Nine era particolarmente bello e significativo per me.
Per quanto riguarda Marcello Mastroianni, invece, trova che sia possibile un paragone tra lui e Daniel Day-Lewis, che in Nine interpreta lo stesso ruolo che Mastroianni ricopriva in 8 ½?
Difficile fare paragoni. Direi che è impossibile.
Marcello aveva una personalità italiana mentre Daniel Day-Lewis è inglese. Daniel, per il film, è «entrato» in questa personalità italiana come in un vestito, e si è mosso all’interno di essa. Come si è mosso all’interno dei film e della vita di Fellini e Marcello e del fortissimo legame esistente tra loro.
Che tipo di rapporto avevano Mastroianni e Fellini?
Marcello era un attore molto scrupoloso e appassionato e, quando era sul set con Fellini, faceva tutto il necessario per portare sullo schermo la sua visione e il suo mondo.