Interviste

Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica '09

Giornate degli Autori: il cinema italiano, come dovrebbe essere

[del 28/07/2009] [di Piercarlo Fabi]

Tagli ai finanziamenti per le attività culturali, stabiliti da governi di qualsivoglia colore politico. Sale cinematografiche divenute «terra di conquista» delle mega-produzioni straniere (leggi: Hollywood), a scapito della produzione nazionale più meritevole e, quindi, più sacrificata. Una televisione tendenzialmente mediocre, affermatasi come unica coscienza (a)critica della storia e della società del nostro paese.

Signore e signori, ecco a voi l’Italia.

Eppure, anche in una simile, desolante situazione è possibile constatare l’esistenza di esperienze culturalmente ancora vitali, eccezioni ad una regola di mediocrità che forse, un giorno, contribuiranno a rovesciare.
Le Giornate degli Autori, da sei anni appuntamento tra i più intriganti della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, sono sicuramente tra queste eccezioni.
Nate con l’intento di dedicare “un’attenzione particolare a film innovativi per il loro linguaggio formale e per i loro contenuti”, come evidenzia il Presidente Roberto Barzanti, hanno sviluppato un’identità ed un’autonomia immediatamente riconoscibili nel panorama cinematografico internazionale, divenendo un vanto per un’industria altrimenti avara di casi di eccellenza. Un vanto vissuto con ancora maggior trasporto dalla redazione di Movie Sushi, in virtù della presenza del direttore Boris Sollazzo tra i consulenti di questa sesta edizione delle Giornate degli Autori.

Un’importanza strategica che gli organizzatori dell’evento, Barzanti ma anche il Delegato generale Giorgio Gosetti e gli altri membri dell’associazione, intendono ribadire con forza in un anno straordinariamente difficile per la cultura italiana. “Lo spazio delle Giornate degli Autori – spiega, in proposito, lo stesso Barzanti – sarà deputato ad ogni forma di confronto e protesta considerate utili al superamento di una crisi che non solo il cinema ma anche tutto il mondo dello spettacolo ed il sistema democratico italiano stanno vivendo”.
Quest'impegno trova un’immediata conferma già nella rassegna ufficiale, con la presenza di una pellicola italiana dalla lunga gestazione (“vidi le prime immagini del film sei anni fa”, ricorda Gosetti) incentrata proprio sulla storia tragicomica del cinema italiano recente. Di me cosa ne sai di Valerio Ialongo sarà protagonista di una delle serate-evento della sezione proprio per l’eccezionale attualità della sua riflessione sul periodo che il mondo della cultura sta oggi attraversando in Italia.

Ma la selezione ufficiale, con il suo DNA “ben preciso, focalizzato sulla sperimentazione e la varietà di linguaggi e formati” come rivela ancora Giorgio Gosetti, vuole essere anche una risposta, una reazione di vivacità ad un simile contesto. Pellicole come The last days of Emma Blank di Alex Van Warmerdamm, “film di forte critica sociale accompagnata ad un ripensamento quasi «bunuelliano» dei codici della narrazione”, Honeymoons di Goran Paskaljevic, prima co-produzione serbo-albanese, lo spagnolo Gordos, trasgressiva commedia sull’obesità o Videocracy dello svedese Erik Gandini, analisi impietosa di come il dominio culturale della TV abbia portato ad una degenerazione della popolazione mondiale, denotano proprio la ricerca di percorsi alternativi, esempi di una vitalità dell’audiovisivo ancora forte.
Vitalità espressa anche nell’attenzione ai generi, come dimostra La horde, opera prima dei francesi Yannick Dahan e Benjamin Rocher, horror «romeriano» sia per la presenza degli zombie tanto cari al regista americano sia per lo sguardo anarchico e ribelle con cui osserva la controversa realtà delle banlieue parigine, e dall’omaggio a Signe Baumane, autrice di Teat beat of sex, quindici riflessioni sull’amore e il sesso in forma di cartoon.

Tuttavia, «vitalità» non è sinonimo esclusivo di «novità».
Anzi, in un sistema che considera, con un’ottusità sempre più ostentata, la cultura come un peso di cui disfarsi, sono proprio le attività di riscoperta, e rieducazione, di un passato prestigioso e troppo in fretta dimenticato a dover essere stimolate. Il progetto 100+1. Cento film e un paese, l’Italia rappresenta una di queste attività, la più organica ed interessante, che proprio a Venezia vedrà compiersi la prima, fondamentale tappa del suo percorso. A parlarne, nell’intervento che chiude la conferenza stampa di presentazione delle Giornate degli Autori 2009, è uno dei suoi ideatori, il critico cinematografico Fabio Ferzetti il quale, nel definirsi “abbastanza contento” per il primo, provvisorio bilancio di tale iniziativa, ne individua gli obiettivi principali nel “combattere l’amnesia dilagante tra i ragazzi di oggi in merito al grande cinema italiano del passato, del quale sanno poco o nulla, riscoprendo la popolarità di cui godeva e che oggi sta scomparendo”.
Selezionando cento film che hanno fatto la storia della Settima Arte (e d’Italia), tra cui I magliari di Francesco Rosi, presentato proprio a Venezia, e mostrandoli nelle scuole, il progetto mira a scardinare questi evidenti sintomi di arretratezza “e – si augura Ferzetti – magari a ristabilire il primato della visione cinematografica collettiva, in sala, oggi accantonata a causa di abitudini di consumo sempre più private, favorite dai DVD e dalla pirateria. Una spinta alle istanze della collettività che potrebbe dare un impulso anche, finalmente, alla formazione di un’identità nazionale forte in questo paese”.

Signore e signori, ecco a voi le Giornate degli Autori: l’Italia, e il suo cinema, come dovrebbero essere.

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