Lei è la slanciata signora che a fianco del proprio marito ha scortato i propri pargoli “Volturi” sul red carpet del Festival del Cinema di Roma, vigilando sulla loro incolumità. La sceneggiatrice di Twilight e New Moon (nonché del prossimo capitolo, Eclipse), Melissa Rosenberg, ha infatti accompagnato parte del cast della saga all’evento che la rassegna cinematografica romana ha dedicato all’imminente sequel del film con Kristen Stewart e Robert Pattinson. Noi l’abbiamo incontrata e le abbiamo posto cinque domande sul proprio lavoro.
Su internet sono nati fan-club rivali, tra chi preferisce Robert Pattinson e chi Taylor Lautner. Ora che lei ha finito anche la lavorazione del secondo capitolo, si sbilanci e ci dica: chi preferisce?
Innanzitutto non voglio prendermi il merito di aver dato vita ai due personaggi così straordinari. Io li ho solo portati sul grande schermo. Ad ogni modo, credo sia davvero difficile poter scegliere perché Edward e Jacob rappresentano due modi diversi di intendere la sensualità: più elegante e sofisticata da una parte, più passionale e in un certo senso più istintiva dall'altra. In amore esistono entrambe le cose, quindi… perché scegliere?
Lei è stata produttrice anche di un successo televisivo come The O.C., entrato anch’esso, proprio come Twilight, nell’immaginario giovanile. C’è un segreto per riuscire a catturare i gusti degli adolescenti di oggi?
In realtà non scrivo mai per i teen-agers, altrimenti qualsiasi cosa facessi sarebbe già datata. I loro gusti e le loro mode si evolvono in modo talmente veloce che è impossibile stare loro dietro. Invece ho sempre cercato di presentare dei personaggi e dei temi che fossero universali e che quindi, da sempre, aldilà della generazione, esercitano su tutti un grande fascino. Quando scrivo voglio rivolgermi a tutti e per rivolgersi a tutti bisogna parlare per forza di cose che riguardano tutti.
Quindi come ha lavorato all’adattamento dei romanzi?
La cosa importante che mi stava a cuore era non fare una traduzione pedissequa del romanzo, ma renderlo cinematografico facendo attenzione a conservare quello che era il viaggio emotivo della storia. Tutti i romanzi si svolgono in realtà nella mente di Bella e riuscire a rendere in immagini i suoi pensieri, i suoi percorsi emotivi, era sicuramente la sfida più grande. È logico, alcune scene sono state ampliate, altre condensate e in alcuni casi ho anche ottenuto la possibilità di distaccarmi dal punto di vista di Bella per affrontare meglio alcuni personaggi come Riley (in Eclipse) e Victoria. Essenzialmente però l’obiettivo è rimasto di far intraprendere allo spettatore lo stesso viaggio emozionale della protagonista.
Come è stato lavorare con Stephenie Meyer? Si dice sia molto attenta al lavoro che fate?
Sì, non che questo prima mi spaventasse, però è vero, all’inizio ero molto protettiva nei confronti del mio lavoro, perché cercavo di dargli una certa autonomia dal romanzo e non volevo che anche la sceneggiatura diventasse “di Stephenie Meyer”. Poi però conoscendola ho scoperto una persona con cui si collabora davvero in modo fantastico. Ho capito di poterla utilizzare come risorsa, invece che come qualcosa da cui allontanarmi. Mi ha aiutato tantissimo, anche nella fase di ricerca.
Ha anche però dovuto affrontare tre registi diversi. Come è stato lavorare con loro?
È stata un’esperienza diversa con tutti e tre. In particolare, con Catherine Hardwicke avevamo poco tempo per scrivere il copione, ma c’era un dialogo ravvicinato tra noi due, mentre con Chris Weitz è stato molto più facile perché gli ho semplicemente consegnato il copione e basta. Con David Slade è un’esperienza ancora diversa, perché Eclipse lo stavamo girando subito dopo aver finito il secondo, quindi diciamo che la situazione è a metà tra quella della Hardwicke e quella di Weitz.
Infine abbiamo provato a scucirle qualche dettaglio sul quarto capitolo Breaking Dawn, ma non c’è stato verso di sapere nulla: “Ci sono conversazioni in atto. Tutti vorrebbero che la saga continuasse, ma per ora è tutto ancora da vedere”.