Alla Berlinale arriva, splendente nel suo abito giallo, l’elegantissima Julianne Moore, lesbica nel film che finora ha accolto più applausi di tutti (ovviamente, è fuori concorso): The kids are all right. Una commedia divertente e complessa, che vede la Moore cinguettare d’amore con Annette Bening e cedere per sbaglio alle lusinghe del loro donatore di sperma Mark Ruffalo, che dopo 18 anni ripiomba nella loro vita.
Accanto a lei, nella conferenza stampa internazionale, la regista Lisa Cholodenko (che per inciso ci ha messo ben 5 anni per realizzare questo film).
Signora Moore, cosa l’ha affascinata di questa storia e del suo personaggio?
Trovo che sia un bel ritratto sul matrimonio e sulla famiglia in genere. Che poi sia gay è solo un dettaglio che magari rende tutto più interessante, ma in generale si parla di cosa voglia dire essere sposati per tanto tempo, preoccuparsi dei bambini e tutto il resto. La questione della sessualità c’entra fino a un certo punto, penso che tutte le famiglie vadano più o meno allo stesso modo, una buona famiglia lo è al di là del genere dei genitori. Qui interpreto solo una donna innamorata della persona con cui divide il letto ogni sera e dei suoi figli, un personaggio che adoro: è così incasinata, confusa, incapace di capire la direzione giusta da prendere che non sa nemmeno definire i contorni della sua famiglia o della sua relazione. Una complessità psicologica molto verosimile, una donna di quelle che incontri nella vita reale. Caratteristica, questa, che nei film mainstream non è che si trovi poi tanto…
Come l’ha convinta Lisa a partecipare al progetto?
E’ una mia amica da molto tempo e il progetto mi interessava molto, infatti poi ne ho seguito tutta la lunga gestazione. Ho visto la sceneggiatura prendere forma giorno dopo giorno, assistito ai cambiamenti dei dialoghi e della battuta finale, molte cose insomma hanno assunto un aspetto diverso col passare del tempo.
Come si è trovata a recitare con i ragazzi?
Erano incredibilmente spontanei, molto naturali nel recitare. Sono stata fortunata a lavorare con questo cast e dire che le riprese sono durate solo ventuno giorni, per gli attori non è proprio facilissimo entrare in sintonia in così poco tempo! Ma la sceneggiatura, e in particolare i dialoghi, erano così ben scritti e specifici che hanno reso tutto molto più facile.
E con Mark Ruffalo?
Ci ho lavorato ancora meno, soli tre giorni di set. Fortunatamente ci conoscevamo da tempo e quindi ci siamo preparati abbastanza prima di girare. Ripeto, sono stata molto fortunata a poter contare su attori tanto straordinari da riuscire a restituire la grande complessità di tutti i personaggi della storia.
Infine, lei è un’attrice amata un po’ da tutti, uomini, donne, gay: qual è il suo segreto?
Devo molto ai registi con cui ho lavorato, e in particolare a Lisa, mi hanno permesso di partecipare a progetti stimolanti e interpretare personaggi con psicologie ben definite. Quando il pubblico si congratula dicendomi che sono riuscita a rappresentare le loro vite e storie personali, mi commuovo: credo sia il miglior complimento che un’attrice possa ricevere in tutta la sua carriera.