E’ una dichiarazione d’amore al Cinema l’ultimo film di Pedro Almodovar Gli abbracci spezzati, e più specificatamente al Cinema puro, genuino, non “digitalizzato” (che fa rima con rima con patinato e forse non è un caso) di alcune ultime produzioni viste nelle sale. Ed è proprio il regista a risponderci a riguardo. «Ho riversato il mio amore per il Cinema attraverso i quattro personaggi della storia che interpretano degli aspetti di questo mio sentire. Negli anni Cinquanta, il Cinema per me rappresentava la vita, la speranza. Ho cercato di trasmettere questo amore.»
E l’amore si trasmette anche con gli omaggi. «Hitchcock è presente in tutto il Cinema. Chi fa film non può non riferirsi al maestro. E’ inevitabile, ma non ho pensato a qualcosa di preciso. La storia che avevo in mente era quella del Making of, del fare artigianalmente il film. Io ho usato per molto tempo la moviola (per i miei primi 16 film) e ho voluto raccontare il come si crea una pellicola finita. L’artigianalità del mestiere, la fisicità, tutte cose che con le nuove tecnologie si stanno perdendo.», ma Almodovar ci tiene a sottolineare che con Twilight non ha avuto nulla a che vedere, anche se una scena sembra ricalcata da quella pellicola. «In effetti non mi sono interessato per niente a quel film...» E meno male! Ma chissà perchè ce lo aspettavamo.
A Penelope Cruz viene chiesto di intervenire sulla scena del doppiaggio, una delle fasi più intense della pellicola di Almodovar. «E’ certamente una scena molto difficile. Ma lo è stato anche recitare il mio personaggio, diviso in vari aspetti. C’erano giornate in cui interpretavo più ruoli, pur vestendo gli stessi panni! Difficile da spiegare, ma indubbiamente anche divertente.»
Una domanda pungente e interessante arriva delle retrovie della sala dove Almodovar e la Cruz parlano del film, quando viene chiesto al regista cosa ne pensa del fatto che il suo nome è associato a scandali politici del nostro Paese. La risposta è diretta: «Mi piacerebbe essere ricordato come un regista, un uomo di Cinema, dalla grande autonomia morale.»
E’ il quarto film che realizzano insieme l’attrice e il regista. «Il rapporto si è evoluto come è normale che sia», ci dice Penelope Cruz. «Ho iniziato con lui quando avevo 13 anni. Venni richiamata a 18. Le cose sono molto cambiate, ma siamo sempre riusciti a rimanere buoni amici e seri sul lavoro.» Fanno eco le parole del regista: «Siamo come una coppia felice, ma senza il piacere del sesso. Il nostro rapporto funziona molto in ambito professionale e credo che questo sia bellissimo perché il Cinema è la nostra vita e quindi è come essere felici insieme nella vita.»
Forse non è un caso che vi sono elementi cattolici nella scenografia del film. Chiarisce Almodovar: «Sono elementi per me puramente decorativi. I crocifissi appesi richiamano la storia d’amore dei protagonisti, e nient’altro. Per me il crocifisso appartiene all’iconografia Pop alla stregua del cuore...»
Ancora contro le nuove tecnologie va Almodovar quando sottolinea che nella scena della caduta delle scale non hanno utilizzato trucchi. «Le nuove tecnologie nel Cinema levano la genuinità di una scena. Quella caduta è drammatica non solo perché è Penelope a interpretarla, ma anche perché non ci sono trucchi. La pellicola rende l’impatto più drammatico.»
Infine, Penelope Cruz, collegandosi anche alla scena descritta dall’amico Almodovar ci tiene a sottolineare il tema della violenza sulle donne. «E’ un tema terribile che colpisce moltissime donne anche in Spagna. Ma mi preme di dire che il mio personaggio è una donna forte, che non pensa di subire violenze. Ella mantiene un passato che non la fa sentire vittima del proprio uomo. Anzi, riesce a trasmettere a se stessa e a gli altri una forza notevole per andare avanti nonostante tutto. E’ un personaggio controverso perché è se stessa solo in due momenti del film, all’inizio con la famiglia e alla fine con il proprio uomo, ma durante la storia è come se interpretasse se stessa all’interno della propria vita. Come una copia di se stessa.»