Interviste

Giuliano Montaldo

Giuliano Montaldo: la «corazzata cinema» torni a lottare per la cultura italiana

[del 25/06/2009] [di Piercarlo Fabi]
Giuliano Montaldo è un uomo d'altri tempi e non solo per la sua età anagrafica (classe 1930).
L'eleganza e l'ironia tagliente ma mai offensiva, pur avendo abbandonato l'Italia di oggi, continuano ad essere i tratti distintivi della sua sfaccettata personalità, accompagnati da un'estrema spontaneità.

Una semplicità quasi sorprendente se si considera che Montaldo può esser considerato, senza dubbio alcuno, un pezzo fondamentale della storia del nostro cinema. Un maestro le cui opere, da Sacco e Vanzetti a Giordano Bruno passando per L'Agnese va a morire ed il recente I Demoni di San Pietroburgo, lo collocano a buon diritto al fianco di nomi illustri come Mario Monicelli, Elio Petri, Pietro Germi e pochi altri.
Lo incontriamo a ridosso della presentazione alla stampa del programma de Le vie del cinema, festival dedicato al restauro ed al recupero delle opere cinematografiche, giunto alla sua 15ª edizione, e che avrà luogo nella consueta, splendida cornice della città di Narni dal 27 Giugno al 5 Luglio.

I tagli al FUS (Fondo Unico per lo Spettacolo) hanno colpito pesantemente anche il settore del restauro cinematografico. Su questo particolare argomento Montaldo, già direttore artistico della rassegna (oggi affidata alle sapienti mani di Alberto Crespi e Flavio Della Rocca) e cittadino onorario di Narni proprio per l'impegno profuso in essa nel corso degli anni, esprime con estrema chiarezza la sua opinione affermando che questi tagli "sono un crimine contro la cultura ed uno dei drammi che stiamo vivendo in Italia, oggi".

Un dramma che non risparmia neanche la memoria storica e la conservazione dell'arte e della cultura, e che sembra riguardare in modo specifico il cinema...
Proprio così: riguarda specialmente il cinema. È sufficiente guardare lo spazio riservato alla TV e ai suoi eventi dalla stampa, mentre le critiche cinematografiche sono relegate negli angoli ridottissimi delle pagine dei quotidiani. Si può capire che l'attenzione dei media sia focalizzata sul grande evento che coinvolge milioni di spettatori, però si dovrebbe anche sottolineare, con la medesima forza, la vivacità del cinema italiano, dimostrata nell'anno appena trascorso grazie ad una serie di titoli straordinari, realizzati da autori che si sono impegnati moltissimo.
Però è avvilente, ogni volta, dover andare in giro con il cappello in mano per rimediare i fondi necessari a fare un film. Questo è, senza dubbio, molto faticoso e richiede una dedizione immensa.

Nonostante questi segnali incoraggianti, quindi, la crisi del cinema italiano è ancora molto grave?
Non c'è dubbio che quello che sta accadendo sia gravissimo poichè il cinema, in quanto industria importante, crea occupazione in settori fondamentali troppo spesso dimenticati, come il trucco, i costumi, il montaggio, la musica e tutti i comparti tecnici. È, dunque, un'attività che coinvolge un numero enorme di persone che vengono, anche loro, umiliate da questi tagli. Stiamo attraversando un momento molto duro. Davvero molto duro.

In una situazione di grande fatica come questa, che ruolo dovrebbero assumere i professionisti del cinema? Ricordo che in una situazione analoga, nel 1949, Anna Magnani (e con lei Vittorio De Sica, Gino Cervi e tanti altri) lanciò un disperato appello da una Piazza del Popolo gremita...
Credo che il problema, oggi, sia proprio che la «corazzata cinema», quella che era allora compatta in quella piazza, si sia un po' dispersa. Ognuno naviga sulla propria zattera quando invece dobbiamo tornare ad essere tutti molto uniti e a chiedere quello che è giusto chiedere per la cultura.

Non le sembra, però, che la parola «cultura» sia quasi diventata sacrilega negli ultimi tempi?
Non credo proprio che sia una bestemmia questa parola anche se, in questo senso, è vero che sembra di esser tornati a tempi orrendi. Mussolini disse "la cinematografia è l'arma più forte", oggi, invece, qualcuno pensa che la televisione sia l'arma più forte per la propaganda e la persuasione e questo sta portando al lento degrado della parola cultura. Comunque il cinema è vivo e quindi bisogna farlo continuare a vivere con la nostra forza, come abbiamo sempre fatto. Speriamo di ritrovare quelle energie. Mi auguro che i giovani di oggi ritrovino la forza che avevamo noi. La forza ed il coraggio di battere i pugni sul tavolo.

Un incitamento di valore assoluto proprio perchè viene da un regista con 60 anni di attività alle spalle e che continua a fare film anche molto particolari ed impegnativi come I Demoni di San Pietroburgo dello scorso anno...
Ma sono proprio queste due parole, «particolare» e «impegnativo» che fanno paura e trovano difficoltà. Mi ricordo che quando andai a proporre inizialmente un film che poi ebbe un grandissimo successo nel mondo, Sacco e Vanzetti, il produttore mi disse: "E che è? Una ditta import-export?" E ho dovuto faticare quasi tre anni per fare il film. Tre anni anche per Giordano Bruno e per L'Agnese va a morire, altri due e mezzo per Gli occhiali d'oro: questo sta a significare che io sono disposto ad aspettare per fare i film che voglio fare, però vorrei trovare davanti a me un interlocutore e non il muro. Parlare col muro oltre che faticoso è soprattutto inutile.

In questo contesto di forte smarrimento, qual è l'importanza di una manifestazione dedicata al cinema restaurato come Le vie del cinema di Narni?
Si restaura il cinema, come si restaurano i quadri, gli affreschi, i monumenti, perchè è una memoria non solo culturale ma anche della storia del nostro paese e di noi come popolo. Un film degli anni '50 ci permette di osservare come viveva la gente a quell'epoca, come si muoveva e come erano le città. È un viaggio per vedere come eravamo allora in modo da capire chi siamo oggi.
Pellicole come Ladri di biciclette o I soliti ignoti gettano una luce fondamentale sulle strade, sui volti delle persone, sul problema della disoccupazione e per questo sono dei capolavori. Capolavori assoluti che vanno conservati. E speriamo che anche questo accada al più presto, altrimenti bisognerà restaurare proprio tutto...

E, dopo quest'ultima battuta, dai molteplici significati che coloro che hanno deciso i tagli al FUS e che stanno riducendo alla miseria l'arte nel nostro paese dovrebbero tenere in alta considerazione, sorridente se ne va.

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