Interviste

Giovanni Veronesi

Giovanni Veronesi: I miei Genitori e figli, specchi di un'Italia razzista e spietata

[del 25/02/2010] [di Piercarlo Fabi]

Da una conferenza stampa di Giovanni Veronesi ci si aspetta sempre tuoni e fulmini (soprattutto se ad accompagnarlo c’è il vulcanico produttore Aurelio De Laurentiis). Invece, in occasione dell’incontro organizzato per la promozione di Genitori e figli – Agitare bene prima dell’uso, si respirava un’atmosfera ovattata, placida, senza i guizzi ironici tipici di un toscanaccio verace come Veronesi.

Il regista, insomma, si prende più seriamente di quanto non facesse in passato.
Un’impressione confermata anche dal suo ultimo lavoro, non una semplice commedia sull’atavico scontro tra generazioni, ma, almeno nelle intenzioni, uno spaccato sulle difficoltà, le incomprensioni, i contrasti anche duri che animano la relazione tra gli adulti e la loro prole. Un ritratto che abbraccia l’intera società italiana e il ruolo che essa gioca all’interno di tale conflittualità attraverso tematiche complesse come il razzismo e la fascinazione/repulsione per show come il Grande Fratello.

Uno sguardo (semi)serio formatosi grazie alla collaborazione con gli studenti delle scuole superiori (soprattutto quelle di Bologna e Foggia), consultati dallo stesso regista per fornire, in Genitori e figli, una rappresentazione il più possibile conforme alla realtà. Collaborazione che, come ci dice De Laurentiis, prosegue tuttora, con la partecipazione dell’Agiscuola e del Ministero dell’Istruzione, grazie ad un’iniziativa che merita di essere ricordata: “Proporremo – afferma il produttore – una serie di temi ai ragazzi delle scuole medie superiori sull’argomento ‘Genitori e figli’. Un nostro comitato apposito, poi, selezionerà il migliore premiandolo con 50 mila euro dei quali 20 mila andranno allo studente e 30 mila al suo istituto affinché sviluppi un laboratorio audio-visivo per i ragazzi”.

Ecco cosa ha detto Giovanni Veronesi ai giornalisti intervenuti alla conferenza stampa.

 

Dopo tanti film a episodi [Manuale d’amore e i suoi Capitoli successivi e Italians], ritorna ad una linea narrativa unica, sebbene con un cast corale. Perché questa scelta?

Francamente, sia io sia i produttori, Luigi e Aurelio De Laurentiis, eravamo un po’ stufi di frazionare e suddividere troppo le nostre storie. Stavolta abbiamo preferito un racconto unico, così da sviluppare al meglio il background dei personaggi e certi sottotesti e, di conseguenza, aver maggior soddisfazione e divertimento creativo nella fase di scrittura della sceneggiatura.
Sia chiaro, però, che i film a episodi continuano a piacermi e che non escludo di realizzarne altri, in futuro.

Genitori e figli affronta diverse problematiche della società contemporanea, tra le quali spicca quella riguardante la famiglia allargata. Qual è la sua posizione in proposito?

Molto semplicemente, io non credo alla famiglia allargata!
Non credo a quest’idea di famiglia come «comunità»: è una pura forzatura. La famiglia, ai miei occhi, è più simile ad un «branco», i cui membri si aiutano e si sostengono a vicenda, nei momenti più importanti della loro esistenza e tra i quali non esistono ruoli predefiniti. Mi sono reso conto di quest’aspetto quando sono morti i miei genitori ai quali, infatti, ho dedicato questo film. In passato, come tutti i figli credo, ho commesso l’errore di sottovalutare la loro importanza nella mia vita e, alla loro morte, ho provato un profondo rimpianto per questo: non perché mi mancassero fisicamente ma per l’attaccamento che provavo nei loro confronti, anche quando non erano fisicamente con me.
Questo è il senso della famiglia, per me e in Genitori e figli c’è una scena che lo esprime in modo molto significativo: quella in cui i componenti della famiglia spargono le ceneri della nonna in mare e poi si tuffano tra quelle. Beh, è successo davvero alla mia famiglia: dopo aver gettato in mare le ceneri dei miei genitori, mio fratello, i miei nipoti ed io ci siamo tuffati con loro. È stato un momento unico nella mia vita.

E per quanto riguarda il razzismo, rappresentato nel film da questo ragazzino che, pur provenendo da una famiglia piccolo-borghese di tendenze progressiste, non sopporta i bambini stranieri?

Credo che la frase pronunciata dallo psicologo nel film esprima in modo molto poetico la mia idea sull’argomento: “il razzismo è nell’aria come le polveri che respiriamo”. Oltre ad essere molto bella ed efficace, trovo che questa frase sia anche molto vera. Come vera è anche la storia di questo ragazzino razzista: un mio amico di Prato, un professore, mi raccontò dell’odio profondo che suo figlio provava nei confronti dei cinesi. Era disperato!
Non credo che la «mostruosità» di certi bambini vada imputata necessariamente ai loro genitori, tuttavia ritengo che questi ultimi debbano prestare maggiore attenzione agli atteggiamenti dei loro figli i quali, a prescindere dal contesto familiare, oggi entrano in contatto con un mondo, una società spietati e ne sono influenzati. Volevo uscire dal luogo comune legato all’ingenuità dei bambini: a otto anni, un bambino è tutt’altro che ingenuo e la storia del ragazzino nel mio film mostra proprio questo elemento, finora taciuto, dell’infanzia. Un elemento divertente per certi aspetti, ma anche demoniaco per altri.

Come ha realizzato la sequenza al campo rom?

Mi piace molto quella scena, trovo che sia la più bella del mio film. Perché si tratta di una scena vera, autentica, girata in un vero campo rom e perché, attraverso di essa ho voluto punire un certo atteggiamento politicamente corretto piccolo-borghese. Il personaggio interpretato da Luciana Littizzetto [trovate l’intervista a lei e a Silvio Orlando in quest’articolo] va a chiedere scusa per il comportamento di suo figlio, sperando in questo modo di lavarsi la coscienza ma lì viene «giustiziata», con il rom che le sottrae 100 euro punendola a modo suo.
Molti si potrebbero indignare per questo ma i rom si accorgono dell’ipocrisia che la nostra società manifesta molto spesso nei loro confronti e questa è una loro possibile reazione a tale ipocrisia. È una scena, quindi, che non voleva affatto essere comica ma mostrare certe assurdità della nostra società.

Una critica che molto spesso le viene rivolta riguarda il linguaggio eccessivamente volgare dei personaggi dei suoi film…

Sinceramente, non credo che la volgarità si esprima con una singola parola: considero molto più volgare un concetto o una frase o qualsiasi cosa che miri ad offendere qualcuno. Il turpiloquio, invece, fa parte del nostro vivere quotidiano. Le persone usano le parolacce ed espressioni colorite e mi sembrava giusto portare sullo schermo questa realtà senza edulcorarla. Anche perché ho costruito il film basandomi su temi ed incontri con molti studenti liceali che si esprimono in questo modo e, nel film, ho scelto di rappresentare anche quella loro verità.

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Giovanni Veronesi persona: Giovanni Veronesi data di nascita:00/00/1962ruolo:Regista, Sceneggiatore

Genitori e Figli: Agitare bene prima dell'uso film: Genitori e Figli: Agitare bene prima dell'uso genere: Comedydata di uscita:26/02/2010paese:Italiaproduzione:Filmauroregia:Giovanni Veronesisceneggiatura:Giovanni Veronesi, Ugo Chiti, Andrea Agnellocast:Michele Placido, Luciana Littizzetto, Silvio Orlando, Margherita Buy, Max Tortora, Elena Sofia Ricci, Vittorio Emanuele Propizio, Piera Degli Espostidistribuzione:Filmauro

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