Il suo “no” a Gabriele Muccino per il sequel de L’ultimo bacio ha fatto scalpore, quasi quanto l’ottima interpretazione in Vincere, nei panni della moglie segreta di Timi/Mussolini. Giovanna Mezzogiorno, scelta e seguita dai migliori registi italiani e non (Wenders l’ha diretta di recente in Palermo Shooting), è un’attrice dal fascino particolare, capace di dare il meglio di sé nei ruoli estremi, drammatici o comici (la truffaldina di Notturno bus, accanto a Mastandrea, resta uno dei suoi personaggi cult) che siano. Intensa, commovente, dagli occhi che parlano, presto tornerà sul grande schermo nel controverso film Prima Linea, già al centro di non pochi dibattiti.
Parliamone: perché al Giffoni Film Festival l’ha definito un “film difficile”?
Perché già la realizzazione è stata accolta da tantissime polemiche, un attacco preventivo visto che nessuno l’ha ancora visto.
Intende dire un attacco immotivato?
Si critica l’operazione in sé di fare un film su libro scritto da un terrorista. Io credo che per giudicare un film vada visto e che bisogni parlare della storia d’Italia di questi ultimi 30 anni. A scuola si studia fino alla seconda guerra mondiale, ma quello che è successo nel ventennio degli anni 60-70 lo conoscono in pochi.
Ed è un peccato…
Certo che lo è, è importante conoscere ciò che è successo dagli anni della Dc fino alle forze politiche dei gruppi terroristici rossi o neri, va saputo cos’è la strage di Piazza Fontana, per dire. Bisogna parlarne, poi non si tratta di un film che esalta il terrorismo, o un’opera epica sul romanticismo di un sogno rivoluzionario, parla solo della fine di un movimento recente e poco conosciuto. E poi il pubblico deve poter vedere qualunque cosa.
Giustissimo. Progetti teatrali in cantiere?
Per il momento no, ho sempre un interesse vivo in questo senso, ma negli ultimi anni non ho avuto proposte che mi abbiano interessato.
Vuole parlarci del documentario su suo padre?
No, non so neanche quando uscirà.
Si cala spesso in personaggi estremi, sempre con una buona dose di convinzione e, di conseguenza, credibilità: qual è il suo segreto?
Il difficile è non cadere mai nell’assurdo, nel patetico. Non ho un metodo collaudato per prepararmi ai film, i registi con cui lavoro richiedono una preparazione di un certo tipo, ma dipende ovviamente dal regista. Bisogna essere un po’ aperti e adattarsi di volta in volta all’avventura che un film propone.