Difficile provare ad immaginare coppia più improbabile di quella formata da
Luciana Littizzetto e
Silvio Orlando in
Genitori e figli – Agitare bene prima dell’uso.
Allo stesso tempo, però, è anche difficile immaginarne una più divertente! Soprattutto se i personaggi da loro interpretati nel film di
Giovanni Veronesi, Luisa e Gianni Amadesi da poco separati, hanno nel litigio furibondo (e, proprio per questo, esilarante) il loro passatempo preferito, dopo una separazione con corredo di amanti (
Max Tortora per la Littizzetto ed
Elena Sofia Ricci per Orlando).
I due sono intervenuti alla conferenza stampa di presentazione del film che, a differenza (almeno apparentemente…) delle pellicole precedenti del regista toscano, presenta una minor quantità di spunti puramente comici per affrontare una riflessione sull’Italia dei nostri tempi attraverso il pretesto del rapporto, da sempre conflittuale, tra i genitori e, appunto, i loro figli.
Razzismo, ignoranza dilagante, sogni frivoli e illusori offerti da show di successo (il Grande Fratello è l’obiettivo scelto dalla pellicola) occupano, quindi, un posto privilegiato nella storia diretta da Veronesi, come ci hanno spiegato i due protagonisti.
È la prima volta che recitate insieme, tra l’altro portando sullo schermo una relazione profondamente conflittuale. come siete arrivati a partecipare a questo film e com’è andata la vostra esperienza sul set?
Silvio Orlando: L’esperienza è andata benissimo, ovviamente. Era un mio piccolo sogno recitare con Luciana che io stimo immensamente. La ritengo un’attrice completa, anche se, naturalmente, è più nota per i suoi monologhi o duetti tipicamente comici con Fabio Fazio che seguo sempre con molto piacere.
Per quanto mi riguarda, cerco di prender parte a quei lavori in cui sento di poter essere utile e nel cinema comico italiano, raramente ho sentito questa possibilità. Molto spesso, infatti, questi film sono sviluppati attorno ad un comico puro, una «maschera» attorno alla quale si costruisce una struttura narrativa leggera al fine di assecondare le capacità di quell’artista. Uno dei meriti di Giovanni Veronesi negli ultimi anni è, a mio avviso, proprio l’aver gettato un ponte tra questo genere di pellicole ed altre tipologie di attori, non propriamente comici, creando delle storie nelle quali questi attori possono, appunto, essere utili.
Di conseguenza, quando mi ha chiamato, sono stato ben felice di far parte di questa magnifica squadra.
Luciana Littizzetto: Beh, anzitutto, quando Veronesi mi ha detto che sarei stata la moglie di Silvio Orlando mi sono molto «gasata» per la possibilità di lavorare al fianco di un attore di cinema consumatissimo come lui [“Liso, consunto quasi…” interviene con una battuta Veronesi]. Le mie esperienze cinematografiche non sono tantissime e avrei sicuramente imparato molte cose da lui.
Sul set, poi, ci siamo trovati ad avere a che fare con questi due personaggi del cui passato, guardando il film, non sappiamo nulla: sappiamo soltanto che litigano continuamente su qualsiasi argomento, dai massimi sistemi alle piccolezze più insignificanti, esattamente come accade a tutte quelle coppie che, dopo un po’ di tempo, non si sopportano più. Il mio personaggio, Luisa, è quindi, una donna complicata, nevrotica, costretta ad avere a che fare con un ex-marito fragilissimo e senza spina dorsale. A questa situazione si aggiunge l’arrivo di una suocera [Piera Degli Esposti] che porta ancor più problemi e un tentativo di Luisa di costruirsi una famiglia con un altro uomo [Max Tortora] che, però, si rivela essere anche lui «balengo»…
È, quindi, una donna che deve fare i conti con dei fallimenti continui ma che rimane viva e determinata a lottare. Un personaggio che mi piace molto proprio per la sua complessità, il suo affrontare più cose contemporaneamente. Esattamente come le donne di oggi che poi, alla fine, finiscono con l’esplodere perché fanno male tutte le cose con cui si confrontano!
Orlando, lei prima si è soffermato sulla ricchezza di questo cast, tra giovani esordienti e attori, appunto, «consumati» [Da menzionare anche Michele Placido e Margherita Buy], una collaborazione che sembra funzionare ottimamente…
S.O.: Assolutamente, e vorrei ricordare che tutto questa compagnia che abbiamo messo in piedi si regge interamente, senza nulla togliere agli altri, su due occhietti: quelli di Chiara Passarelli. Se Giovanni Veronesi non avesse avuto la genialità di scegliere quei due occhi per farli passare attraverso, descrivendole e commentandole, le brutture della nostra vita quotidiana, il film non avrebbe acquistato la forza poetica che, invece, possiede. Il suo candore, unito alla forza di opporsi a tutto questo seguendo le proprie idee, senza farsi condizionare dall’aria di conformismo terribile che sta distruggendo noi e gli adolescenti, è probabilmente il messaggio più forte e bello di Genitori e figli.
Lei è la nostra piccola Alice nel paese delle volgarità, a proposito di un film che sta per uscire e che ci preoccupa molto! [Ride, riferendosi, ovviamente, ad Alice nel paese delle meraviglie di Tim Burton, in uscita il 3 Marzo].