Con la cerimonia di premiazione nella Sala Sinopoli dell’Auditorium, si è conclusa la quarta edizione del
Festival Internazionale del Cinema di Roma.
La giuria, guidata dal regista
Milos Forman ha attribuito il Marc'Aurelio d'Oro al miglior film a
Brotherhood, pellicola del danese
Nicolo Donato incentrata sull’amore impossibile tra due ragazzi omosessuali membri di un gruppo neonazista. Commentando la vittoria del suo film, il regista ha raccontato di esser stato raggiunto dalla telefonata che lo avvertiva del premio “
mentre preparavo la valigia. Non me l’aspettavo assolutamente”.
Donato, che può vantarsi di aver sconfitto nomi del calibro di
Margarethe von Trotta e
Jason Reitman (vincitore a Roma due anni fa con
Juno), ha poi aggiunto di non aver paura “
delle eventuali reazioni che la tematica può scatenare” ma di averne provata, invece, “
durante le riprese, dal momento che, molto spesso, le nostre riprese si svolgevano in alcuni dei territori controllati da vere bande di neonazisti”. Definendo, poi, la sua opera “
una storia d’amore senza speranza, un archetipo che risale a Romeo e Giulietta”, il regista afferma di essere già al lavoro su un nuovo progetto, ancora segreto, per il quale “
terremo in considerazione Sergio Castellitto”, scherza con l’attore italiano seduto al suo fianco.
Anche Castellitto, dal canto suo, ha ottime ragioni per abbandonare felicemente la kermesse romana. La sua interpretazione in Alza la testa di Alessandro Angelini gli è valsa, infatti, il Marc'Aurelio d'Argento della Giuria al migliore attore, un premio dedicato “a tutti gli attori da cui ho imparato questo mestiere, non soltanto i grandissimi come Mastroianni, Gassman, Tognazzi, Sordi ma anche certi interpreti teatrali, come Romolo Valli, meno conosciuti all’estero ma non per questo meno straordinari”. L’augurio di Castellitto è che il riconoscimento “porti fortuna e aiuti questo piccolo in cui ho sempre creduto e intorno al quale c’è già molta attesa”.
Dopo aver confermato l’uscita in sala di Alza la testa prevista per il 6 Novembre, l’attore è «scappato» in Toscana dove è atteso dal suo prossimo film da regista, La bellezza del somaro, “una commedia – dichiara – con protagonisti, oltre al sottoscritto, Laura Morante, Barbora Bobulova, Marco Giallini ed Enzo Jannacci, in una delle sue rare escursioni cinematografiche, tra le quali bisogna ricordare L’udienza del maestro Marco Ferreri”.
Vera mattatrice della serata, e non poteva essere altrimenti, in un festival segnato dalla passione e dall’allegria di protagoniste femminili come Meryl Streep e Stefania Sandrelli, è stata Helen Mirren, insignita del Marc'Aurelio d'Argento della Giuria alla migliore attrice. In un perfetto italiano, l’attrice britannica ringrazia il cinema italiano, “unica fonte d’ispirazione per il mio lavoro, del quale mi sono innamorata guardando L’avventura di Michelangelo Antonioni, con la sublime Monica Vitti”. “È ad attrici come lei – continua – e come Claudia Cardinale, Stefania Sandrelli, Gina Lollobrigida, Sophia Loren e alla più grande di tutte noi, Anna Magnani, che dedico questo premio”.
E proprio il cinema italiano tanto apprezzato dalla Mirren dimostra di godere ancora di buona salute, nonostante tagli governativi e attardamenti produttivi e distributivi. Lo confermano i tre premi conquistati da L’uomo che verrà di Giorgio Diritti, sulla strage di Marzabotto: il Premio La meglio gioventù, consegnato dal Ministro della Gioventù Giorgia Meloni; il Gran Premio della Giuria Marc'Aurelio d'argento e il Marc'Aurelio d'Oro del pubblico. Diritti si dichiara “felice per un risultato che è anche un segnale importante, indice di un rapporto ancora forte tra la Settima Arte e il pubblico, in un periodo difficile per la cultura e il cinema italiani”.
La manifestazione romana ha visto trionfare anche Sons of Cuba di Andrew Lang, Miglior Documentario per la sezione L’Altro Cinema – Extra, che racconta l’esistenza commovente dei giovanissimi pugili de l’Havana Boxing Academy, la scuola che sforna i campioni di pugilato cubani, da quarant’anni imbattuti ai giochi olimpici.
I riconoscimenti per la sezione Alice nella città sono andati, invece, a Last ride di Glendyn Ivin e a Winter in wartime di Martin Koolhoven, assegnati, rispettivamente, dalle giurie composte da ragazzi di età inferiore e superiore ai dodici anni.
Sconfitti eccellenti, vincitori indipendenti e dal forte impegno sociale, temi controversi connotati da un feroce realismo: il Festival del Cinema di Roma 2009 è stato tutto questo.
Al prossimo anno (dal 29 Ottobre al 6 Novembre 2010)!