Due volte genitori è un documentario molto particolare, nella sua forma e nel suo contenuto. Affronta una tematica difficile, specialmente in Italia, come quella dell'omosessualità e dei problemi d'identità che essa comporta attraverso il punto di vista, cinematograficamente originale, dei genitori di ragazzi e ragazze gay.
Tuttavia, come molti altri film che hanno il coraggio di non essere convenzionali, anche questo lavoro non riesce a trovare spazio nelle dinamiche un po' perverse della distribuzione cinematografica italiana ed è costretto, ma in questo caso si può parlare anche di scelta consapevole, ad auto-distribuirsi con un tour di serate in giro per l'Italia.
Malgrado l'ovvia fatica che una simile promozione comporta, il regista Claudio Cipelletti appare giustamente orgoglioso della sua opera, costata tre anni di lavoro (dal 2005 al 2008) e che segna un'evoluzione del precedente documentario da lui diretto ed intitolato Nessuno Uguale – Adolescenti e omosessualità, frutto della collaborazione dello stesso Cipelletti con l'Arcigay, per cui il regista, nel corso degli anni '90, ha documentato manifestazioni ed eventi organizzati dal movimento gay in Italia.
L'auto-distribuzione, dunque, come scelta obbligata per pellicole come Due volte genitori?
Credo che sia un'utopia in Italia sperare di distribuire un film del genere attraverso i canali distributivi «ufficiali». Comunque, nonostante sia distribuito da AGEDO (Associazione Genitori di Omosessuali), un'associazione che non è, bisogna ricordarlo, una società di distribuzione, il film sta andando bene e dimostra di essere molto desiderato dal pubblico proprio perchè tratta l'argomento dell'omosessualità da una prospettiva diversa, cioè quella dei genitori di questi ragazzi e ragazze omosessuali e del loro rapporto con questa realtà inaspettata.
Questo è un aspetto centrale della vita di tutti gli adolescenti: il confronto con i propri genitori, con il loro sguardo e, ovviamente, il loro giudizio. Nel caso di adolescenti omosessuali che dimensioni assume questo problema?
Riporta in sè tutto il dilemma del dover vivere una vita nascosta quando, invece, non si desidera altro che poter essere liberamente se stessi.
Naturalmente è una problematica che riguarda il rapporto con l'intera società ma all'inizio essa si vive anzitutto nei confronti dei genitori. Il sentirsi tagliati fuori da parte della propria famiglia comporta l'esperienza di una diversità non legata all'omosessualità ma al sentirsi orfani. Se questa spaccatura non si sana al momento del coming out, rischia di diventare anche pericolosa. Basti pensare che una buona percentuale (circa uno su tre) di suicidi tra gli adolescenti nasce proprio da questa situazione.
E qual è, invece, la reazione dei genitori nel fare i conti con queste complesse circostanze?
La scoperta che ho fatto mentre realizzavo Due volte genitori è che queste madri e questi padri vivono tale momento con molto dolore. Noi tendiamo a prefigurarceli come dei «carnefici» ma la verità è che per loro è un problema enorme il non aver saputo vedere una realtà così importante dei propri figli. Significa aver perso il rapporto con loro per tutta l'adolescenza.
A seguito di queste considerazioni, che idea si è fatto degli stereotipi e dei giudizi diffusi circa l'omosessualità?
Credo che tutto questo stia a significare che il problema del giudizio sull'omosessualità non ha nulla a che vedere con le singole persone. Invece si tratta di un problema meramente culturale che noi subiamo, pur essendo qualcosa che non ha alcuna ragion d'essere.
Proprio il suo sguardo originale su questo tema non ha portato delle difficoltà alla realizzazione del documentario? Specialmente in Italia dove certi luoghi comuni sono ancora molto forti.
In realtà no. Due volte genitori è stato prodotto per iniziativa dell'AGEDO che ha messo a disposizione le famiglie che si vedono nel film. Il finanziamento, poi, è arrivato grazie ad un progetto a sfondo sociale della Commissione Europea, il Progetto Daphne. Proprio la sua natura di lavoro totalmente auto-prodotto ha garantito l'assenza di vincoli produttivi: il film mantiene, in questo modo, il suo carattere informativo perchè canali come scuole o nuovi progetti analoghi rimangono aperti.
E poi c'è sempre l'iniziativa di portare il film personalmente nelle sale cinematografiche italiane...
Sì ma in questo caso è stata una mia idea quella di lanciarmi in questa impresa quasi «donchisciottesca» di organizzare serate in giro per l'Italia. In quanto autore del documentario, desideravo che avesse le stesse possibilità e la stessa dignità di un film vero e proprio. E le serate, finora, sono andate decisamente bene e infatti torneremo a Roma, dove alla proiezione del 28 Maggio la sala era completamente piena, il prossimo 24 Giugno.
Come hanno reagito i protagonisti di Due volte genitori a questo successo?
Inizialmente, per la verità, sono rimasti un po' spaesati perchè non si aspettavano così tanta visibilità. Poi, però, si sono sentiti orgogliosi poichè si rendono conto di quanto il film sia importante per la gente e di quanto ce ne sia bisogno. A riguardo, è stata molto singolare la reazione degli esperti della Commissione Europea che dovevano esaminare il progetto e che ci chiedevano: "ma ce n'è davvero bisogno?" Certo, loro parlano da Bruxelles e, probabilmente, lì la situazione è molto diversa da quella che abbiamo noi in Italia...
E per quanto riguarda la politica italiana? Si è interessata al film in qualche modo?
Da un punto di vista formale c'è stato un passo importante con la richiesta di una proiezione ufficiale alla Camera dei Deputati, che si svolgerà il 23 Giugno.
Già è qualcosa. Venendo al futuro e ad ulteriori canali di diffusione del documentario, avete vagliato la possibilità di passaggi televisivi?
In realtà non abbiamo ancora cercato d'intraprendere quella strada, preferendo, in primo luogo, il riscontro di sala che considero molto interessante proprio perchè porta al contatto diretto con la gente, suscitando dibattiti e confronti. Inoltre abbiamo puntato molto anche sui DVD, che distribuiamo nel corso delle varie serate.
Poi, esaurita questa fase, penseremo anche alla TV. Ma bisogna considerare che il passaggio televisivo comporterà una riduzione della durata del documentario dai 94 minuti attuali ai 50-55 richiesti in questi casi. Il film, di conseguenza, cambierà un bel po' ma, comunque, credo che a breve inizieremo a bussare alla varie porte e a vagliare le varie offerte.
Ci sono buone prospettive? C'è già qualche emittente televisiva, penso a Rai 3 o a La7 che mi sembrano le più «attente» su questi fronti, che si è fatta avanti?
A dir la verità non si è ancora fatto avanti nessuno. Perchè in Italia ogni volta che si propone il progetto di un documentario sembra sempre che ti stiano facendo l'elemosina. Poi, anche se riesci a farlo, nessuno lo compra per distribuirlo in sala o in TV. Lo trovo profondamente immorale. Non è giusto per tutta la fatica che abbiamo fatto per realizzarlo e perchè, quasi certamente, andrà a finire che lo daremo praticamente gratis.
Una simile amarezza ed irritazione è comprensibile.
È la frustrazione che affligge tutti coloro che provano a fare film di qualità e «fuori dal coro» nel nostro paese. La consolazione, evidente nelle parole con cui Cipelletti parla del suo documentario, è data dal successo che Due volte genitori ottiene ogni volta che viene proiettato. Un dato importante per una pellicola di cui, lo ribadiamo, c'è davvero bisogno.