Utente
|
Il lavoro di sceneggiatura è durato anni... e peccato. Poi succede che il film esca in un momento storico particolare e le battute, pur altisonanti e ben scritte sul debito, nazionale e nello specifico individuale, diventano deboli e poco convincenti.
La banca è il villain, quello che lucra sui disastri del mondo, affama, arraffa, sfrutta e strozza.
Ed è vero, lo è stato per anni.
Solo che la cronaca oggi questa storia ce la racconta diversamente. Ci dimostra che finché il debitore è in salute, continua a pagare il debito, fino alla fine dei suoi giorni. Se invece la corda stringe davvero, il debitore muore, o peggio (per la banca!) va in bancarotta. E più è grande il debito, per esempio quello di uno stato, oppure più è grande la collezione di tanti piccoli debiti individuali, insolvibili, più la banca segue a ruota.
Quindi per parlare del film, il colpo di stato in Liberia, oggi, da un punto di vista cinico, ovviamente, suona come una bella fregatura, non l'occasione ghiotta che vorrebbe dimostrare l'inesorabile rigenerarsi del sistema.
Insomma, il centro dell'intrigo mi ha lasciata perplessa. È un argomento antico e forse se avessero ambientato il tutto negli anni settanta, avrebbe avuto quell'aria da I giorni del Condor, volendo esagerare. Perfino le Brigate Rosse potevano sembrare una buona scusa, perché tirare fuori le Nuove fa proprio storcere la bocca.
Indubbiamente affascinante invece è la scena del Guggenheim... vero, poco plausibile e irreale, ma affascinante.
Sempre comunque la metà rispetto a Clive Owen, che sebbene qui troppo musone, è l'attore più sexy, contemporaneo vivente.
Devono aver scoperto che farlo sorridere lo rende un'arma di distrazione di massa, che manda a puttane anche il più chirurgico e invincibile sistema di intrighi.
Mi pregusto difatti Duplicity, in cui sorride, nell'esercizio delle sue funzioni, contando sul fatto che del film non capirò niente.

|