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The Father

Quando la vita è un enigma da decifrare

di

C’è un uomo, anziano, colto, che vive in un’elegante casa signorile, con le memorie di bei tempi andati, ricca di libri e dischi. E ricordi. Intorno a lui si muovono una donna, la figlia, di età matura, il marito e una giovane donna che accudisce l’anziano quando ce n’è bisogno. L’uomo sembra sereno, padrone della sua situazione. Ogni tanto però squarci di una realtà diversa, così diversa da spiazzarlo, sconvolgerlo, irrompono di colpo nella sua vita. L’uomo fa finta di nulla, cerca di recuperare quella che pensa sia la sua vera situazione. Ma ogni volta anche mutano gli equilibri con figlia, genero e badante, che hanno atteggiamenti diversi nei suoi confronti ad ogni irruzione di questa specie di realtà parallela. Cosa succede nella mente dell’uomo, è un problema medico o qualcuno sta cercando di confonderlo, addirittura di farlo impazzire? Quali dei pezzi del puzzle sparpagliato che è la sua vita sono quelli che, assemblati insieme, daranno il disegno vero? The Father è un film scritto dallo stesso regista, il francese Florian Zeller (qui al debutto nella regia) insieme al mitico Christopher Hampton (Oscar anche a lui), adattando la sua piece teatrale del 2012. Per la sua interpretazione Anthony Hopkins è stato premiato con un Oscar, per la seconda volta dopo il suo Hannibal de Il silenzio degli innocenti (1991). Ed è un premio ancora più meritato, perché se era facile imporsi all’attenzione nel ruolo di un raffinato cannibale psicopatico, molto più difficile è stato calarsi nei panni di un anziano, elegante borghese in crisi di identità, con tale capacità di coinvolgere e commuovere. Sempre con estrema sobrietà. Non gli sono però da meno Olivia Colman, la figlia, Mark Gatiss, il marito, Rufus Sewell, Imogen Poots e Olivia Williams, nel continuo variare dei loro ruoli, a seconda dell’universo parallelo in cui sono incasellati. Il tutto sulle note della colonna sonora di Ludovico Einaudi e con il ricorrente, struggente brano tratto da I pescatori di perle di Bizet. La bellezza di The Father, a parte la prestazione perfetta del cast, sta infatti nella scrittura e nella regia, per la capacità di congegnare una narrazione che intriga in continuazione lo spettatore mentre decifra gli eventi come si trovasse in un thriller, costretto anche lui a mettere insieme i pezzi dell’esistenza dei personaggi. The Father non è un film di cui raccontare troppo e spiace che certe recensioni facciano spoiler, perché davvero nel suo dipanarsi e nella sua conclusione semina dubbi e incertezze, mentre seziona gli equilibri interni di un gruppo di famiglia che il Tempo inesorabile ha portato alla sua resa dei conti.

Coinvolgente, emozionante

10