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Rikin’s Festival

La vita potrebbe essere un film

di

Anche questa volta, nonostante le opposizioni distributive conseguenti ai suoi noti problemi mediatici, esce sugli schermi italiani l’ultimo film di Woody Allen, Rifkin’s Festival. Il protagonista è Mort Rifkin (affidato all’attore Wallace Shawn, a fare questa volta da anziano alter ego del regista), ex insegnante di cinema, appassionato solo dei grandi film del passato, in procinto costante di pubblicare il libro in cui finalmente dirà la sua, là come nessuno prima era riuscito a fare. Sposato con la volitiva agente cinematografica Sue (Gina Gershon), accetta di recarsi con lei al Festival di San Sebastian, più che altro per controllare se sia solo professionale la sua relazione con il regista francese Philippe, osannato da pubblico e critica, in realtà un bel pallone gonfiato (un Garrel che prende spiritosamente in giro la sua fama di tombeur de femme intellettual chic). Intorno il solito walzer di personaggi del loro giro, attori, produttori, addetti ai lavori, il giro che Allen ben conosce, con le sue chiacchiere fatue, i finti entusiasmi, la cordialità di maniera. Scontento e in ansia, geloso anche se lontano dall’essere ancora innamorato della moglie, ipocondriaco come è Woody nella realtà, mentre ticchetta l’orologio del Tempo, Mort prende un appuntamento da un medico, per scoprire che si tratta di una bella dottoressa (Elena Anaya), professionalmente capace, gentile e colta, afflitta anche lei da problemi sentimentali. Lui un po’ la stalkera, si informa su di lei, simula altri malanni per avere la scusa di frequentarla. Intanto più concretamente la consorte sparisce interi pomeriggi con il bel regista. Come finirà questa ennesima lieve ronde sentimentale, con cui Woody cerca di non pensare a cose più serie, come invecchiare e morire? Naturalmente tutto ci sarà raccontato durante una lunga seduta psicanalitica del protagonista, al ritorno a NY. Soprattutto, qual è questo Festival di Rifkin? Il Festival è quello personale dell’appassionato cinefilo e offre ad Allen il pretesto per mettere in scena in bianco e nero (alla fotografia una volta di più c’è Vittorio Storaro) brevi “rivisitazioni” dei film sui quali ha probabilmente fondato la sua vita, a fare da accompagnamento parallelo della narrazione. Non dimentichiamo che nella sua biografia, Allen raccontava del suo desiderio di fare causa agli autori delle cosiddette Champagne Comedies quando si era reso conto che la vita vera non era così. Avremo quindi deliziose citazioni di Quarto potere, Fino all’ultimo respiro, Jules e Jim, Un uomo e una donna, L’angelo sterminatore, Persona, Il settimo sigillo ovviamente. Rifkin’s Festival per noi è uno dei film minori di Allen, in quell’altalena che ha contraddistinto i suoi lavori degli ultimi anni, dei quali del resto ciascuno ha una propria classifica, in base a personali preferenze. Ma ormai si tratta di film only for fan, per quanto Allen è stato devastato dal tribunale dei media negli ultimi anni, tanto da trovare difficoltà nella distribuzione dei film, come nella pubblicazione della sua autobiografia. Quindi il fan sarà sempre felice della leggerezza che scorre sui risibili drammi di personaggi che sanno, anche se fanno finta di non sapere, di essere dei privilegiati e quindi che i problemi veri sono ben altri, ritrovando battute dirette contro i soliti bersagli, con quello humor pungente e mai cattivo, quel sarcasmo anche autolesionista che fa sempre sorridere. Solo così ci si può appassionare a una storia di corna consumate da una parte della coppia, solo vagheggiate dall’altra, per la ben nota goffaggine della figura maschile protagonista. Che del resto, anziano e non fascinoso, si rende conto che la bella dottoressa mai l’avrà, ma forse neanche la vorrebbe, pago del gioco del corteggiamento, dell’amicizia che può nascere nonostante tutto, dei piacevoli tratti di vita che si possono condividere. Tanto poi torneremo tutti alle nostre vite, che non sono poi tanto male, sulle note delle solite musichette lievi, con i ritmi danzanti che ci porteranno prima o poi all’incontro fatale, in cui la nero vestita morte (divertitissimo cameo di Christoph Waltz) raccomanderà di mangiare verdure e non dimenticarsi mai della colonscopia.

Lieve, alleniano doc

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