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Quelli che mi vogliono morto

Chi non vorrebbe essere salvato da Angelina?

di

Siamo ancora (e per molto ancora saremo), in periodo #metoo e girl power, per cui le ragazzine devono imparare che anche loro possono fare tanto quanto un uomo, anche se dotate di meno massa muscolare. Intenzione nemmeno sbagliata, sarebbe bello poter vagheggiare un mondo in cui non si avvertissero certe necessità (illudendosi anche che se ci fossero più donne al potere le cose andrebbero diversamente). Noi non lo crediamo, ma resta che anche fosse, nel frattempo le regole sono ancora quelle dei tempi della clava e tocca seguire le solite regole di ingaggio. Quindi ribattere colpo su colpo o soccombere. Di soccombere non ha nessuna intenzione Hanna (una Jolie troppo bella e levigata per il ruolo), che era a capo di una squadra di pompieri decimata da un incendio forestale, in cui hanno perso la vita anche alcuni giovani turisti. Viene messa a lavorare su una torre di avvistamento in mezzo ai boschi, per darle modo di riprendersi, ma la donna non potrebbe sopportare di non riuscire a salvare qualcun altro sotto la sua sorveglianza e questo la rende inaffidabile. Nel frattempo facciamo la conoscenza con un contabile forense che ha scoperto troppe cose compromettenti su misteriosi e potenti clienti. Costretto a darsi alla fuga, lascia però dietro di sé alcuni indizi che (anche con eccessiva facilità) indirizzano sulle sue tracce due killer ferocissimi. Il contabile scappa insieme al figlioletto Connor e cerca rifugio presso suo cognato, che è sceriffo della cittadina del Montana, che era pure ex fidanzato di Hanna. Tutti i protagonisti si trovano così riuniti e la caccia ha inizio. Fortunosamente Hanna e il ragazzino incrociano il loro cammino e per la donna Connor diventa il modo per espiare il senso di colpa che la attanaglia. Durante la loro fuga nei boschi, Hanna si troverà però di fronte al suo altro incubo, un devastante incendio appiccato proprio dai killer come tattica diversiva, da quelle parti colpa grave quanto un omicidio. Anche lo sceriffo cerca di fare il suo dovere, con l’aiuto della sua eroica compagna. Alla fine chi sarà il nemico più difficile da schivare per la donna, i due killer, l’incendio o se stessa? Angelina sfoggia qualche canottiera alla Lara Croft ma mai come in questo film la sua bellezza la confina all’inespressività. E non basta farsi sfigurare a cazzotti per essere un degno emulo di un Bruce Willis. Meglio il ragazzino Finn Little. La coppia di killer, troppo efficiente per farsi poi facilmente ingannare, è composta da Aidan Gillen, abbonato a ruoli di perfido (da Game of Thrones risalendo a molti film e molte serie tv) e Nicholas Hoult, levigato e impersonale. Jon Bernthal, che aveva già lavorato con il regista in I segreti di Wind River, è un convincente, eroico sceriffo. Se la storia ci mostra un’eroina in un ruolo che abitualmente sarebbe stato di un maschio, si prosegue con un ribaltamento di ruoli anche per quanto riguarda i due killer, due bianchi che fanno il lavoro sporco per uno spietato boss nero, colletto bianco della politica e non spacciatore dei bassifondi. Taylor Sheridan, che ci ha sempre dato tante soddisfazioni come regista o sceneggiatore, con film e serie come Sicario, Soldado, Hell or High Water, I segreti di Wind River, Yellowstone, deludendoci solo con Senza rimorso, ci delude nuovamente con una storia scontata e prevedibile come thriller, elementare per quanto riguarda le psicologie dei personaggi, improbabile nelle svolte narrative, appesantita da tutta una retorica di fondo che qui non convince. Perfino la colonna sonora di Bryan Tyler è convenzionale. Peccato perché il racconto era nelle sue corde, a partire dall’ambientazione in quell’America che sembra sempre di frontiera, dove vige la legge del più forte, dove i vecchi sceriffi sembrano tutti amici di John Wayne e anche nel folto dei boschi nessuno potrà sentirti urlare. Se il romanzo di Michael Koryta, da cui il film è tratto, era già così e se la sceneggiatura, scritta da Sheridan insieme a Charles Leavitt, ha quindi rispettato l’originale, non ci capisce perché sentire la necessità di trasporre una storia così banale su grande schermo.

deludente

5