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La terra dei figli

Cosa resterà per i nostri figli?

di

Cosa ci fa più impressione, ripercorrere gli orrori commessi dall’umanità dai suoi albori o il pensiero di quanti ne commetterebbe in un ipotetico medioevo prossimo venturo? Ci spaventiamo di più pensando, studiando, di quali colpe sanguinose ci siamo macchiati nei secoli, ricordando le stragi di massa, le colonizzazioni e la schiavitù, le torture efferate, i campi di prigionia o immaginando di cosa saremmo capaci, come ci ridurremmo in un panorama post-apocalittico di qualunque genere? Cosa saremmo capaci di farci pur di sopravvivere? La terra dei figli è un film inaspettato, un esperimento in un genere poco frequentato dal cinema italiano. Racconta di un mondo devastato da qualche imprecisato cataclisma, ormai sono passati vent’anni, i pochi sopravvissuti si muovono in un panorama spettrale, sotto la luce lattiginosa di un sole lontano. Sono sopravvissuti pochissimi adulti, feroci l’uno nei confronti dell’altro, pericolosi perché disposti a tutto pur di sfamarsi. Non si fanno più figli e quindi non esiste nessun bambino. Perfino il figlio del protagonista, ormai un adolescente che non ha conosciuto il mondo di prima, è un’eccezione, dopo di lui nulla. Siamo in un territorio desolato, fangoso, che non permette coltivazioni, i pochi animali ancora esistenti vengono mangiati, scarseggiano perfino i pesci. I protagonisti vivono in una zona lagunare, fra canali in cui si sono barricati, ancora si trova benzina per far viaggiare qualche barchino in cerca di cibo. Ma guai a lasciare la zona protetta, fuori il mondo sarà ancora più spaventoso. Il padre ha impartito al figlio un’educazione durissima, perché deve imparare come sarà il mondo quando resterà da solo e non gli ha insegnato a leggere e scrivere perché tanto non ci sarà nulla da leggere, da imparare in quel modo. Lui scrive però ogni notte, scrive cose che un giorno il figlio rimasto solo vorrà disperatamente conoscere. E parte avventurandosi in un luogo popolato da personaggi che la sopravvivenza ha reso mostri, in cerca di qualcuno che quelle parole misteriose gliele legga, per fargli capire perché esiste. Ben scelto il cast, facce poco note e altre famose. Valeria Golino e Valerio Mastandrea faranno da richiamo, anche se i loro non sono ruoli da protagonisti, che sono invece il ragazzo Leon De La Vallée (rapper romano) e il padre Paolo Pierobon. La terra dei figli è un vero incubo post-apocalisse, raramente rappresentato con tale toccante realismo, anche da quelle cinematografie che in questo genere si sono molto esercitate. E incuriosisce questo nuovo interesse verso certi argomenti da parte nostra, visto anche la recente serie tv Anna, scritta e diretta da Niccolò Ammaniti, che anche aveva un libro come perno narrativo. Il film, che è tratto dal fumetto di Gipi del 2016, è diretto da Claudio Cupellini (Una vita tranquilla, Alaska, la collaborazione alla serie Gomorra), scritto insieme a Filippo Gravino e Guido Luculano, con un cast tecnico impeccabile quanto a fotografia, costumi, scenografia e musiche (molto evocative). Splendida scelta anche per le locations, le zone del delta del Po, canali, paludi, capanni e cascine abbandonate e una fabbrica dell’ex petrolchimico in disuso. La terra dei figli è una storia che colpisce forte, tanto da rendere il fango, la fame e la disperazione di The Road o di Light of My Life delle versioni di edulcorata letterarietà. Forse solo un bambino che cresce può mantenere la capacità di provare anche dei sentimenti, amore, pietà, che nascono ignoti dentro di lui, mentre dagli adulti sono stati dimenticati. Come si volesse sperare che semi piantati nel dna possano essere più forti di qualunque tragica esperienza di vita vissuta.

sorprendente

8