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Boys

La musica salva le anime?

di

Sono stati quattro ragazzi che negli anni ’70 avevano messo su la solita rock band, The Boys, di discreto successo anche. Sono diventati quattro adulti che di quel successo non avrebbero avuto di che campare e quindi si sono messi a fare altri lavori. Li ritroviamo, quattro sessantenni e passa, alle prese con le solite insoddisfazioni, rimpianti, problemi sentimentali e, per qualcuno, anche fisici. Tutto sommato la vita non è andata male, perché non sono particolarmente infelici, hanno degli affetti intorno a loro, mogli/amanti/figli/nipoti, e riescono ancora a suonare nei locali, oggetto di piccolo culto fra appassionati di cose vintage. Tanto che un rapper modello Sfera Ebbasta li vuole campionare in un suo pezzo. Ci sono in ballo tanti soldi, che ad alcuni servirebbero. Ma ci sono anche tante questioni di principio, per gente che una volta credeva in certi ideali. Per ottenere i diritti sui pezzi i quattro devono anche andare in cerca della vocalist del gruppo, che si è ritirata in mezzo agli Appennini. Quindi si va on the road con una specie di loro affezionatissimo manager, e ovviamente il mezzo di trasporto è un glorioso pulmino VW. Aleggia su tutti il ricordo del fratello di uno di loro, morto alla Jeff Buckley. Raccontata così sembra roba già vista/sentita, viene in mente il divertente Still Crazy inglese. Ma il modo in cui la storia viene raccontata, la scelta degli attori, una delicatezza malinconica che pervade le loro avventure rendono Boys un film degno di una visione, migliore di molte commedie italiane dell’ultimo periodo (per non parlare del pessimo Morrison di Zampaglione, che era anche lui in ambito musicale). Inoltre tutti gli attori suonano uno strumento e cantano e questo per il panorama italiano rappresenta una piacevole sorpresa. Ottimi gli attori, che sono Neri Marcorè, Marco Paolini, Giovanni Storti, Giorgio Tirabassi e la sempre bella Isabel Russinova, usati qui al meglio, senza mai farli scadere nel cliché fastidioso dei soliti Peter Pan. La regia di Davide Ferrario, su sceneggiatura scritta da lui insieme a Cristina Mainardi, è attenta e delicata come sempre, di lui ricordiamo Dopo mezzanotte, Tutti giù per terra e l’ottimo Tutta colpa di Giuda. Le musiche originali, tutte le canzoni del film, sono di un rock melodico, composte da Mauro Pagani, con quella riconoscibile tastiera “prog” che echeggia nel finale. Attori, regista e produttore (Lionello Cerri) sono più o meno nella fascia d’età dei protagonisti e questo rende la storia più sentita, come se dovunque spuntassero tracce di qualche cosa davvero vissuto. Boys è un film coraggiosamente per loro coetanei, che non cerca di accattivarsi nessuno, come una passeggiata fra amici su un’immaginaria memory lane e un monito per chi ancora a quell’età non ci è arrivato.

Divertente, toccante

7