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La brava moglie

Quando si chiude una porta….

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Siamo nella placida e arretrata campagna francese, è il 1967 e dalla capitale arrivano notizie di sommovimenti, occupazioni, proteste. Si cerca di cambiare un ordine sociale soffocante, si afferma che l’immaginazione andrà al potere. Sappiamo che non è finita esattamente così, ma per quanto riguarda alcune libertà individuali, è indubbio che un cambiamento c’è stato, specie per le donne. Il rinomato Istituto Van der Beck, perso nelle campagne dell’Alsazia, sta andando avanti come niente fosse, propagando fra le sue allieve, di generazione in generazione, gli stessi principi, gli stessi insegnamenti, polverose vestigia di tempi che stanno per finire. Si formano insomma le perfette mogli di ineluttabili futuri mariti, donne capaci di presentarsi sempre al meglio, modeste ed efficienti padrone di casa all’ombra del marito, che va servito e riverito come un piccolo Re. La moglie del vecchio proprietario dell’Istituto (Juliette Binoche) vive in base alle regole che insegna, assistita da altre due vittime consenzienti del sistema: la povera cognata, priva di mezzi di sostentamento, e una suora-mastino, che fa la guardia alle ragazze. Ma il Destino ha in mente ben altro, per il piccolo microcosmo, e un evento inatteso provocherà una serie di reazioni a catena, che porteranno la lontana rivoluzione molto vicina. Non raccontiamo altro, perché i colpi di scena di cui è disseminata la narrazione sono così gradevoli che rivelarli sarebbe un peccato. Juliette Binoche passa dai suoi tallieur simil-Jackie a rivoluzionari pantaloni con la stessa grazia. La cognata è interpretata dall’eccentrica attrice Yolande Moreau, qui davvero tenerissima. La suora (non nana) che fuma è Noémie Lvovsky, che si imbruttisce per il ruolo. Il simpatico Édouard Baer (Una classe per i ribelli, Pollo alle prugne) è un direttore di banca che ha ben altro per la testa. Ben scelte le ragazze che formano il gruppetto di già riottose educande. Scrive, insieme a Séverine Werba, lo stesso regista Martin Prevost, già autore di diversi ritratti femminili validi, fra cui il recente Quello che so di lei, con Catherine Deneuve. La brava moglie non è una favoletta stucchevole, ogni personaggio ha sulle spalle un proprio passato opprimente, una situazione di infelicità dovuta anche alla situazione politica, sociale, come non bastassero gli altri problemi che la vita butta avanti ogni giorno che passa. Ma chi ancora non ha osato pensare che le cose possano cambiare, dovrà ricredersi. La brava moglie è un film che mantiene più di quanto prometta, un piacevolissimo mix fra commedia di costume e satira, un romantico melò e perfino, nel finale, un po’ musical, un film brillante, spiritoso, malinconico e incredibilmente attuale, nonostante la storia sia ambientata 45 anni fa. Il che dovrebbe far riflettere, specie le giovani donne che lo vedessero.

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