Il regista Sergio Castro San Martín spiega perché Il Cileno non è un film politico comune

Sergio Castro San Martín porta sul grande schermo una storia che va oltre la semplice narrazione politica, immergendosi in una dimensione più profonda e intima. Con il suo ultimo film, Il cileno, il regista ci guida attraverso un periodo turbolento del Novecento, colpendo il cuore dello spettatore con una trama che esplora la vulnerabilità umana e il profondo desiderio di appartenenza. Aldo Marín, il protagonista, è una figura storica poco conosciuta, costretto a fuggire dalla dittatura di Pinochet e a vivere un destino intrecciato con le tensioni sociali dell’Italia degli anni Settanta.

In un’opera che riesce a coniugare storia e umanità, Castro San Martín ci racconta di un viaggio interiore, di una ricerca di identità in un contesto di violenza ideologica. Abbiamo avuto l’opportunità di incontrarlo e di scoprire come sia nato questo progetto cinematografico, arricchito da un cast d’eccezione, che include Sara Serraiocco e Gaetano Bruno, e da un linguaggio cinematografico unico.

Un legame profondo tra Italia e Cile

Durante la nostra conversazione, Sergio ci ha raccontato le motivazioni che lo hanno spinto a raccontare la storia di Aldo Marín. “Volevo esplorare il legame politico e sociale tra l’Italia degli Anni di Piombo e il Cile della dittatura,” ha dichiarato. “Due nazioni che, in un certo senso, si intersecano. La mia esperienza personale, cresciuto nel deserto di Atacama con un padre minatore, ha influenzato profondamente la mia visione del film.”

Paesaggio desertico con miniera, simbolo del contesto cileno da cui proviene il protagonista
Il deserto di Atacama ispira la visione del regista, cresciuto tra miniere e aridità.

La scelta stilistica del regista è altrettanto significativa. Castro San Martín desiderava realizzare un film storico che si rivolgesse al pubblico contemporaneo, evitando una narrazione obsoleta. Ho sempre amato il cinema italiano classico, da Elio Petri a Marco Bellocchio. Volevo mescolare umanità e politica,” ha aggiunto.

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La lingua come elemento distintivo

Un altro aspetto innovativo del film è l’uso del linguaggio. “Abbiamo girato tutte le scene con attori italiani e cileni in due lingue,” spiega il regista. “Questo approccio è fondamentale: il film affronta il tema dell’immigrazione e la transizione linguistica di Aldo Marín. In una scena, ad esempio, lui risponde a una domanda sul colore di una pittura con ‘plomo’, un termine che in Cile significa grigio ma evoca anche il periodo storico di violenza.”

Un cast internazionale ricco di talento

Il film vanta un cast internazionale, con attori cileni e italiani, tra cui spicca Sara Serraiocco nel ruolo di Luciana. “Quando ho incontrato Sara, ho percepito una fragilità e un’umanità che si adattavano perfettamente al suo personaggio,” racconta il regista. Durante le riprese, Castro San Martín ha sperimentato con le scene, creando momenti inaspettati. “Abbiamo aggiunto venti nuove scene, come quella della pizza, per dare forma finale al racconto,” aggiunge.

Attori di diverse nazionalità durante una scena di ripresa cinematografica
Il cast internazionale mescola talenti cileni e italiani per autenticità narrativa.

La tematica dell’orfanezza

Il risultato è un film che sorprende e sfida le aspettative. “Ci si aspetta di vedere un film politico, ma in realtà si affronta una storia umana. Aldo è un minatore in cerca di sole e famiglia, e tutti i personaggi condividono un senso di orfanezza,” osserva il regista. Questo senso di perdita è ben rappresentato nel finale del film, che si distingue per la sua struttura atipica. “Dopo la morte di Aldo, ci sono circa venti minuti di epilogo che commuovono il pubblico,” rivela.

Il futuro del cinema e nuovi progetti

Sergio Castro San Martín è convinto che il cinema viva solo se se ne parla. “Porto il mio film in giro per l’Italia per sostenere i progetti piccoli, che rischiano di essere dimenticati,” afferma. La sua sfida era quella di realizzare un film d’epoca senza farlo sembrare antiquato o propagandistico. “La politica è presente, ma non si impone,” aggiunge, sottolineando come le emozioni siano il cuore del racconto.

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Ma quali sono i suoi prossimi passi? “Attualmente sto lavorando a un altro film italo-cileno simile, oltre a un progetto completamente diverso: un western fantastico ambientato nel Cile degli anni trenta. La solitudine del deserto di Atacama sarà sempre un tema centrale, in un film storico con una lettura contemporanea,” conclude con entusiasmo.

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