La conversazione con una leggenda del grande schermo è sempre un momento speciale, e quando si tratta di Denzel Washington, l’emozione è palpabile. In questo incontro virtuale, l’attore premio Oscar si presenta con la freschezza di chi ha vissuto anni di cinema, accompagnato dall’amico e regista Spike Lee. In un rapporto quasi fraterno, i due artisti condividono aneddoti e riflessioni, mentre discutono del loro ultimo progetto, “Highest 2 Lowest”, disponibile su Apple TV+. Il film, una rivisitazione di un classico di Kurosawa, affronta temi attuali come la musica, il denaro e la ricerca dell’autenticità in un mondo dominato dai follower e dagli algoritmi.
Mentre la temperatura della stanza virtuale viene regolata con un gesto distratto, Denzel si immerge nel dialogo, rivelando non solo la sua visione del cinema ma anche le sue riflessioni sulla società contemporanea. È un momento di introspezione che invita a esplorare le complessità della fama e dell’arte.
Un dialogo sul successo e la fama
Denzel, pensa che oggi il successo sia l’unica cosa che conta?
“Non ne sono sicuro, ma questa sembra essere la realtà attuale. La fama si misura in follower e in come si può capitalizzare su di essa.”
Hollywood è cambiata nel tempo?
“È facile dire che un tempo serviva solo talento per emergere. Ci sono sempre stati percorsi diversi per raggiungere il successo. Certo, ci sono state delle pressioni, ma anche in passato il talento da solo non bastava; era necessario costruire delle stelle. Oggi, però, le star possono emergere autonomamente.”
Eppure?
“La gente crede di poter diventare famosa facilmente, ma non è così semplice. Ci sono molte più opportunità, ma anche più concorrenza.”
Riflessioni sull’arte e la tecnologia
Nel film si affronta il tema dell’intelligenza artificiale. La preoccupa?
“La radio era temuta due secoli fa. La tecnologia è un mezzo, ma noi abbiamo un’anima e un cuore. Possiamo provare emozioni, le macchine no. Non basta imitare. Siamo solo all’inizio di questa evoluzione, ma il ritmo è inarrestabile.”
Come siete cambiati, lei e Spike, nel corso degli anni?
“Non rifletto molto su questo. Siamo invecchiati, certo, e le ginocchia fanno più male. Ma siamo sempre noi, i nostri figli lavorano insieme. Con Spike, l’unica cosa che conta è il lavoro da fare e come interpretarlo. C’è un’interpretazione interculturale che si sviluppa nell’immaginazione.”
Quindi non fa bilanci?
“Avvicinandomi ai settant’anni, ho iniziato a pensare a chi vorrei lavorare prima di smettere. Ho già collaborato con Spike e sto per lavorare con Ryan Coogler e Antoine Fuqua. Non abbiamo trovato ancora il progetto giusto, ma ho parlato anche con Steve McQueen. Quando ho ricevuto la sceneggiatura di ‘Highest 2 Lowest’, ho pensato subito che Spike fosse il regista perfetto. Ed eccomi qui.”
La sinergia Denzel e Spike
Qual è il suo rapporto con Spike Lee?
“Incredibile, è sempre entusiasta del suo lavoro. Per me è stato un cambio di ritmo, perché avevo perso un po’ di entusiasmo. Ora mi sento rinvigorito, mi ha aiutato molto.”
Ha già lavorato con Kurosawa nel remake de ‘I magnifici sette’. Cosa la colpisce di più in quel confronto?
“Non ho studiato quel film per non influenzare il mio lavoro. La nostra storia è diversa, ma c’è un aspetto interessante nel film di Lee.”
Quale?
“Il rapporto tra David Kin e suo figlio, che sta crescendo. Lui osserva e comprende suo padre, e noi possiamo vedere il mondo attraverso gli occhi delle nuove generazioni. Questo arricchisce il dramma.”
Il conflitto tra carriera e valori
David King si trova in un dilemma tra carriera e moralità. È stato difficile interpretare questo conflitto?
“Quando inizi, il denaro sembra tutto. Ci sono compromessi e dilemmi. Non mi sono mai trovato in una situazione con così tanto in gioco. Sono grato che sia solo un film!”
Il film è ricco di musica e riferimenti musicali. Quali sono le sue canzoni preferite?
“Una delle mie preferite è ‘I Love You Dawn’ di Bill Withers. Poi c’è ‘Divine Order’ di Kem. E non possono mancare brani strumentali, come quelli di Pharoah Sanders.”
Secondo lei, cosa rappresenta il film per l’America di oggi?
“Non mi piace decidere cosa gli altri dovrebbero vedere nei film. Ogni persona porta il proprio punto di vista. Ci sono molte interpretazioni, non solo limitate all’America. E tu, dove vivi?”
A Roma!
“Fantastico… Mi piace molto, e adoro anche Positano.”
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