Nel cuore della cinematografia contemporanea, Radu Jude emerge ancora una volta con un’opera che promette di scuotere le fondamenta del cinema tradizionale. Il suo ultimo film, “Dracula”, non è soltanto un’ennesima interpretazione del celebre mito, ma un’audace satira politica che sfrutta il vampirismo come metafora per esplorare temi scottanti e attuali. Presentato al Festival di Locarno 2025, questo film di tre ore si districa tra immagini audaci e una narrazione che non teme di confondere, provocare e, infine, stupire.
Radu Jude, con una carriera costellata da opere che sfidano le convenzioni, decide di approcciarsi al mito di Dracula con un occhio critico, esplorando la sua terra natale, la Romania, e ampliando il discorso a tutto l’Est Europa. Il film si snoda attraverso una serie di capitoli che esplorano diverse incarnazioni del vampiro, ognuna delle quali serve a mettere in discussione la società, la politica, e la religione in modi tanto vari quanto sorprendenti.
Decostruzione di un Mito
Il “Dracula” di Jude non risparmia nessuno. La trama si avvale di una serie di interpretazioni del vampiro che vanno dal prete al padrone di fabbrica, fino all’attore, mostrando come il mito possa essere adattato e distorto per riflettere le inquietudini e le critiche dell’autore verso la società. A tratti, il film può sembrare una commedia nera, con scene che ricordano le gag di Benny Hill per la loro esagerazione nella recitazione e nella presentazione dei personaggi.
Un esempio particolarmente evocativo è quello del vampiro interpretato da un attore anziano e semicalvo, che si destreggia tra l’eroismo maldestro e scene di una comicità involontaria, sottolineando l’assurdità delle situazioni in cui il personaggio si trova. Questo Dracula, lontano dall’essere il seduttore tenebroso della tradizione, appare piuttosto come un fallito che cerca di sopravvivere in un mondo che non lo comprende né lo teme.
Un Affondo nella Società Contemporanea
Nonostante l’humor nero e la satira mordace, il film di Jude si carica di un significato profondo quando tocca temi come la religione e la politica. In diverse scene, Dracula si trasforma in un critico sociale, che attraverso il suo ruolo di mostro, mette in luce le ipocrisie e le contraddizioni dei sistemi di potere. Radu Jude utilizza il personaggio per fare riflessioni taglienti sulla storia della Romania, su figure controversie come Ceausescu, e su aspetti più ampi della cultura e della politica dell’Europa dell’Est.
Il film si fa strada attraverso un montaggio rapido e spiazzante, dove le scene si susseguono senza dare respiro allo spettatore, costringendolo a confrontarsi con una realtà frammentata e, a volte, incomprensibile. Questa scelta stilistica non solo mantiene alta l’attenzione ma enfatizza la complessità del messaggio che il regista vuole trasmettere.
Un Cinema che Sfida e Provoca
In “Dracula”, Radu Jude non si limita a narrare una storia, ma invita lo spettatore a partecipare attivamente alla decostruzione di un mito e, per estensione, di una società. Ogni scena, ogni dialogo è carico di significati nascosti e richiede una partecipazione attiva per essere pienamente compreso.
Il film si conclude lasciando una serie di domande aperte, non solo sul destino dei suoi personaggi ma anche sul futuro delle società che ha messo sotto accusa. In questo senso, “Dracula” è un’opera che si inserisce perfettamente nella filmografia di Jude, conosciuta per il suo non conformismo e la sua capacità di provocare riflessione attraverso il medium cinematografico.
Con questa ultima offerta, Radu Jude conferma il suo ruolo di agitatore culturale, di artista che non teme di usare il suo cinema come uno strumento di critica sociale e politica, capace di scuotere le coscienze e di provocare dibattito ben oltre i confini della sala cinematografica.




