Di Giuliana Molteni   |   23 Maggio 2012

 

Dietro le quinte del potere 
J. Edgar Hoover è stato uno dei personaggi più influenti del secolo scorso, una vera eminenza grigia rimasta dietro le quinte del potere degli Stati Uniti per più di cinquant'anni. Clint Eastwood ne ha fatto un ritratto molto soft, che però merita la visione anche per la nota classe con cui questo autore realizza i suoi film. L'edizione su Blu-ray Warner presenta un'immagine ottima per definizione e dettaglio, nel pieno rispetto della fotografia originale, dalle tonalità scure e calde, con una leggera e costante grana.

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Di Giuliana Molteni   |   03 Gennaio 2012
J. Edgar Hoover è stato uno dei personaggi più influenti del secolo scorso, una vera eminenza grigia rimasta dietro le quinte del potere degli Stati Uniti per più di cinquant’anni, lungo otto presidenze, due guerre mondiali, la Corea e il Vietnam. La sua figura è cresciuta dall’America del proibizionismo, dei gangster alla Public Enemy, della lotta ai sovversivi (comunisti o anarchici), acquistando fama con il caso del rapimento di Baby Lindbergh e la successiva, conseguente creazione del Federal Bureau of Investigation. Dopo gli anni del miracolo economico del dopoguerra, sono arrivati poi i tempi del disordine sociale, dei figli dei fiori, della liberazione sessuale e delle lotte per i diritti civili, culminati nell’uccisione di Luther King e degli odiatissimi Kennedy, per terminare la corsa a 77 anni sugli scandali di Nixon. Hoover, a quei tempi mediaticamente poco chiacchierato, si è mosso in mezzo a sommovimenti sociali colossali, dalla grande depressione al ‘68, battendosi contro anarchici e figli dei fiori con uguale odio e disprezzo. Molte sono infatti le cose negative che si possono dire su di lui. Di positivo solo (anche se non è poco) di aver intuito il valore dei metodi scientifici e tecnologici nelle indagini e di essere riuscito a creare un corpo di Polizia federale, divenuto nelle sue mani uno straordinario strumento di potere. Hoover usava disinvoltamente l’FBI anche per scopi personali, per acquisire, anche al di fuori dei limiti fissati dalla legge, il materiale con cui poteva esercitare pressioni, con ricatti più o meno sotterranei. Famosa e temutissima la sua raccolta di dossier (come si favoleggia del nostro Andreotti), andata distrutta dopo la sua morte.
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Di MovieSushi.it   |   20 Settembre 2011
J.Edgar esplora e racconta la vita pubblica e privata di uno dei più potenti, controverse ed enigmatiche figure della vita politica del ventesimo secolo. Volto del braccio armato della legge per almeno cinquant'anni, J.Edgar Hoover, qui interpretato da Leonardo Di Caprio, era temuto e ammirato, oltraggiato e onorato. Chiuse però le porte della vita pubblica, custodiva segreti che avrebbero potuto distruggere la sua immagine e la sua credibilità, la sua carriera e la sua vita.
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Di Giuliana Molteni   |   02 Settembre 2011
 Forse che i docenti scolastici devono essere tutti dei santi votati al miglioramento della società in cambio di poche briciole? Forse che sono tutti dei martiri? Una santa o una martire certo non è Elizabeth, scontentissima professoressa delle scuole medie, che cerca di spremere il massimo dal sistema in cambio del minimo, mentre è in cerca di facili scorciatoie, come accalappiare un marito ricco in grado di mantenerla e sostenere i suoi ritmi di shopping. Convinta a questo scopo di doversi rifare il seno, è costretta ad accettare un altro anno di incarico per raggranellare la somma necessaria. Nel frattempo, mentre arraffa soldi con tutti i più biechi sistemi, prende di mira l’insipido Scott (uno spiritoso Justin Timberlake), giovane supplente di ricca famiglia, che però finisce nelle mire anche di un’altra insegnante, la virtuosa Amy (l’ottima caratterista Lucy Punch), contraltare perfetto di Elizabeth, in quanto responsabile, irreprensibile, casta (e ipocrita). Anche questa insegnante infatti nasconde alcuni scheletri nel suo armadio. Presa dai suoi piani indegni, Elizabeth ignora ostinatamente le avances di un insegnante di educazione fisica spiantato e sovrappeso, pur se simpatico (Jason Segel), che è l’unico a capire di che pasta è fatta realmente la donna, nel bene e nel male. Nel suo sfrenato ma onesto egoismo, alla fine Elizabeth non sarà poi tanto peggiore di altri colleghi, così perbenino. A fare da coro alla tenzone, il gruppetto degli altri insegnanti, una massa di incapaci, tutti caratteriali, deboli e frustrati, compreso l’ingenuo Preside (chi segue le serie Glee o Community sa bene che si tratta di un mestiere molto difficile).
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