Casa, dolce casa
Il 28 febbraio 1949 fu approvato dal Parlamento italiano Il Piano Casa, un provvedimento storico voluto dal senatore Amintore Fanfani che prevedeva la costruzione di migliaia di alloggi popolari da destinare alle classi sociali più umili, che la seconda guerra mondiale e i conseguenti massicci bombardamenti avevano privato di un tetto sotto il quale vivere. Il cinema italiano dell'epoca non trascurò di affrontare quest'importante tema sociale. Mario Monicelli già nel 1949 con Totò cerca casa, prese di petto la questione raccontando il dramma di Beniamino Lovacchio, un poveraccio interpretato dal grande comico napoletano, che nel dopoguerra cerca disperatamente una soluzione abitativa per la sua famiglia finendo a vivere nell'appartamento del custode di un cimitero.
La felicità, pagando
Soleggiata mattina della Vigilia di Natale, una famiglia al completo, tre generazioni riunite intorno a una tavola imbandita di ogni ben di dio, nello splendido casolare in Umbria, confortevole ed elegante come la patinata versione extra lusso della Famiglia del Mulino Bianco: quale sogno più bello. Peccato che niente sia come sembra perché il capofamiglia, il ricco e solitario Leone (Sergio Castellitto) ha noleggiato un'intera compagnia teatrale in difficoltà finanziaria, per rivestire ogni ruolo, come da accurata sceneggiatura da lui stesso scritta.
Stessa spiaggia, stesso mare. Più di 35 anni fa Vincenzo Cerami, romanziere e sceneggiatore per Benigni, Amelio, Bellocchio, Bertolucci, scriveva la sceneggiatura di Casotto, film diretto da Sergio Citti. Oggi suo figlio Matteo dirige Tutti al mare, non proprio un remake, quasi un aggiornamento.
Indossa ancora la tonaca ma questa volta seriamente (o quasi) accanto a una Laura Chiatti scatenata. Carlo Verdone sarà a gennaio nelle sale con Io, loro e Lara, pellicola prodotta dalla Warner Bros svelata in anteprima in rapidi frammenti alle Giornate Professionali di Cinema a Sorrento.


