Mamma! li turchi!
Renzo Martinelli, regista fortemente schierato in politica, è convinto che il cristianesimo sia a rischio estinzione (non è l'unico in effetti, in Europa chiudono le chiese e aprono sempre più moschee). Per divulgare la sua tesi ha girato un film su un altro drammatico 11 settembre, quello del 1683 (discutibile la sottolineatura di un legame ideale con l'11 settembre delle Twin Towers a puro uso di marketing, dissentiamo), data fatale che ha visto la sconfitta dell'Impero ottomano dopo due mesi di assedio a Vienna, nonostante la loro palese superiorità numerica (140.000 infedeli contro circa 80.000 cristiani). La vittoria fu determinata dall'intervento in extremis del lungimirante re polacco Sobieski, mentre Leopoldo I, Imperatore d'Austria era riparato a Passavia per coordinare l'attività diplomatica indispensabile alle alleanze.
Padri e figli
È solo una recente paternità ad accomunare i due protagonisti del secondo film di Derek Cianfrance, dopo l'intenso Blue Valentine, e i loro destini si incrociano solo in un fatidico attimo che determina tutto il loro futuro, ben oltre loro stessi. Gosling è Handsome Luke, Luke il bello, uno che si esibisce con la sua moto nelle solite miserabili fiere itineranti, specialista nei giri nel "globo della morte", uno che l'innocenza non l'ha mai avuta, non se l'è mai potuta permettere. Apprende all'improvviso di essere diventato padre da una sua avventura di una notte e, nel vuoto devastante della sua solitudine, decide che finalmente quella sarà la famiglia che non sapeva di desiderare tanto. Per provvedere ai suoi affetti, si mette a rapinare banche. Cooper è Avery, un giovane ambizioso poliziotto, di buona famiglia, deciso a fare la differenza con il suo mestiere. Lui la sua famiglia sarebbe in grado di accudirla benissimo ma è preso da altre cure, soprattutto quando sarà costretto a perdere la sua "innocenza". Le cose andranno ben diversamente per entrambi, quando nell'anonima cittadina di Senechtady il destino li fa incrociare. Quindici anni più tardi a incrociarsi sono i destini dei rispettivi figli: Jason, figlio di Luke, cresciuto amorevolmente dalla madre e da un padre adottivo, ugualmente, geneticamente vulnerabile e solitario, tipico ragazzo "diseducato", ricco e viziato quello di Avery.
Un genio eccentrico
Nel 1959, ai tempi di Intrigo internazionale, Hitchcock (Hopkins) ha 60 anni e si sente vecchio, brutto, grasso. È in cerca di un nuovo copione, guarda le belle ragazze giovani sotto l'occhio paziente della moglie Alma Reville (Helen Mirren). Si è messo a dieta ma beve e mangia di nascosto. Sente la pressione dell'industria che si aspetta un nuovo prodotto di successo, ma non sa in che direzione andare. Scopre Psycho, il libro di Robert Bloch e decide contro tutti, ma non contro Alma, di ricavarne un film. I problemi principali provengono dalla Paramount, che si rifiuta di finanziare il film, accettando solo di distribuirlo. Ma anche la moralistica stampa e soprattutto l'ufficio della censura (erano i tempi del codice Hays) lo osteggiano. Alla fine, per realizzare quello che è uno dei capolavori della cinematografia mondiale, Hitchcock rischia in proprio, ipotecando la sua bella villa, per mettere insieme i soldi necessari al progetto.
Una faccia da Rushmore
Dopo la gang bang degli Expendables, il glorioso ultra-sessantenne Sly torna in un assolo con Jimmy Bobo, stereotipato Duro da mille avventure e mille film, granitico, impassibile, cinico, il concentrato di ogni killer già visto in passato. In quest'avventura, ispirata alla graphic novel Du Plomb Dans La Tête, scritta da Alexis Nolent, alias Matz e illustrata da Colin Wilson, al suo ingombrante fianco è riuscito ad avere fra i produttori Joel Silver e alla regia addirittura il glorioso Walter Hill. Bobo è il solito super-sicario tradito dal suo ultimo committente, braccato dalla razza peggiore che ci sia nei film di questo genere, il killer di killer, che ha la stazza intimidente di Jason Momoa (Conan e Game of Thrones). Mentre da preda si trasforma ovviamente in predatore, nella sua caccia all'uomo Bobo si ritrova come inaspettato e poco gradito alleato il poliziotto Taylor Kwon, un tipo molto corretto e un po' tonto, che capisce di essere finito in mezzo a un giro di poliziotti corrotti molto in ritardo rispetto allo spettatore.
Se partire è rivivere
Conosciamo la giovane Augusta mentre percorre il Rio delle Amazzoni insieme a una missionaria. Augusta è alla guida del battello con il quale toccano vari insediamenti di indios portando generi di conforto, cure mediche, consigli e dottrina religiosa, in mezzo a miseria, sporcizia e degrado inimmaginabili, a inquinare una natura di primordiale vastità e bellezza. Ma la fede che sorregge la suora in questa immane fatica non sostiene più la giovane donna, ferita da un lutto incolmabile, in fuga dal gelo climatico e affettivo di una Trento di opprimente cupezza, nella quale ha lasciato madre e nonna. Augusta tenta allora la strada della solidarietà in una baraccopoli di Manaus, impiantando una piccola attività per aiutare i locali. Frustrata però anche questa volta, sceglie di partire da sola lungo il grande fiume, per un'immersione in una natura primitiva che la potrebbe, forse, aiutare a comprendere la ragione di tutto, per arrivare all'elaborazione e all'accettazione.
Stairway to Giants
Fee-fi-fo-fum, I smell the blood of an Englishman, nella nostra traduzione divenuto Ucci ucci sento odor di cristianucci. Jake e la pianta di fagioli è un racconto popolare della tradizione anglosassone, più conosciuto adesso anche da noi, dopo la versione che ne è stata data nel film Il Gatto con gli stivali. In fondo alla gigantesca pianta che si inerpicava vero il cielo il gattone trovava però solo un'enorme oca con le sue uova d'oro, non il gigante della versione scritta. A mettere le cose a posto ci pensa Bryan Singer, piazzando nel mondo in mezzo alle nubi non uno ma uno stuolo di giganti affamati di carne umana, esasperati da un lungo, forzoso esilio e ben decisi a riprendersi il dominio della Terra.
Una saga famigliare, una pagina di storia
Due neonati vedono la luce nello stesso minuto dopo la mezzanotte del 15 agosto 1947, data fatidica che segna la fine della dominazione inglese in India. Uno è figlio di benestanti, l'altro è figlio pure bastardo di poveracci, rimasto orfano di madre durante la nascita. Nella frenetica esaltazione di quegli attimi vengono scambiati nella culla da una povera infermiera ideologicamente fuorviata (i ricchi saranno i poveri e viceversa). Come è ovvio questo gesto cambia totalmente le esistenze dei due incolpevoli, avviandoli su due strade che si ricongiungeranno solo quando il destino vorrà portare a compimento il suo disegno. Ma questo avverrà solo dopo infinite tribolazioni che porteranno i due personaggi su due sponde ben diverse, giustificate dalla diversa influenza subita nella crescita.
Facce nuove, vecchio stile
Everybody wants to rule the world: così cantavano i Tears for Fears e così afferma sarcastico Zartan, uno dei "cattivi" di G.I. Joe: la vendetta, che si è sostituito al Presidente degli Stati Uniti e nelle sue vesti ha comandato un'imboscata per liberarsi dai detestati paladini della giustizia, suoi eterni rivali. Avrà così mano libera nel suo piano di destabilizzazione globale. Ai pochi sopravvissuti, ai quali si allea forzosamente anche un nemico storico, non resta che attrezzarsi per vendicare i compagni, riabilitarsi agli occhi del mondo, provvedendo intanto a salvare l'umanità. Questo avverrà attraverso sparatorie iperboliche, audaci duelli all'arma bianca, spettacolari scontri con armi pesanti di ogni tipo, per terra, aria e acqua, e naturalmente mazzate terrificanti, il tutto condito da qualche sprazzo di ironia e da effetti speciali della massima perfezione, serviti in un 3D degno di tal nome.
Le periferie sono vicine
Bobigny vs Parigi, banlieue vs centro, casermoni dormitorio vs eleganti palazzi d'epoca: il Tenente dell'anti-frode Ousmane Diakité, commissariato di Bobigny, 10 km circa a nord-est della capitale, sta seguendo una pista su un giro di bische e giocatori d'azzardo, che vede coinvolti pezzi grossi della politica e dell'alta società, oltre alla solita malavita locale. François Monge è un Tenente dell'anti-crimine di Parigi che si trova a dover indagare sull'assassinio della moglie di un importante industriale, giocatrice accanita, il cui cadavere è stato abbandonato proprio a Bobigny. Inevitabilmente le due indagini si incrociano, costringendo i due troppo diversi personaggi a lavorare insieme, con le prevedibili difficoltà dovute a due personalità opposte. Entrambi i personaggi stanno cercano di fare il salto di qualità nella loro carriera.
Un cuore diviso in due
Quale incubo più orrendo di essere invasi da un organismo estraneo, che si impossessa delle nostre funzioni, riducendoci a una docile larva incapace di reazione, priva di quei sentimenti che sono tratto distintivo della nostra "umanità" nel senso più nobile del termine (ma anche del peggiore)? Del tema già ampiamente trattato dalla fantascienza, si è impossessata Stephenie Meyers, conclusa l'avventura cinematografica della sua più proficua creazione, la saga Twilight. Naturalmente la Meyers tratta l'argomento oltre che nella sua accezione politico-sociale in una variante squisitamente romantica, appassionata com'è di triangoli amorosi. A dirigere è Andrew Niccol, che ha già dimostrato la sua passione per le atmosfere fantastico/fantascientifiche nei suoi film precedenti, In Time, S1m0ne, Gattaca.


