In un’intervista in chat, Patrick Melton e Marcus Dunstan, gli sceneggiatori, hanno rivelato i primi dettagli del settimo episodio della saga, Saw VII, che sfrutterà la tecnologia tridimensionale. I due non hanno svelato se questo sequel sarà l’ultimo della serie, facendo capire che molto dipenderà dagli incassi al box office.
Nonostante Saw VI non abbia bissato il solito "largo" successo al botteghino dei precedenti capitoli della saga, la Lionsgate non ha la minima intenzione di rinunciare al suo cavallo di battaglia, soprattutto quando la tecnologia 3D potrebbe portare nuova linfa vitale ad un saga che non ha più molto da dire dal punto di vista narrativo.
La Lionsgate ha oggi annunciato ufficialmente la fine delle riprese di Saw 3D, il settimo capitolo della fortunata saga dell'Enigmista girato, questa volta, con la tecnologia tridimensionale.
Eppure aveva detto di non aver voluto mettere scene di distruzione riguardanti simboli islamici proprio per non avere problemi... Ma evidentemente, come si dice, "se non è di dritto di rovescio". E così il povero Roland Emmerich invece si ritrova in causa con nientemeno che la Chiesa Cattolica del Brasile!
Il successo planetario di 2012 avrà forse dato un po' alla testa al regista Roland Emmerich? A qualche mese fa risalivano infatti i proclami entusiasti sulla realizzazione persino di una serie tv ispirata al suo film. Purtroppo però, a quanto pare, codesto telefilm dovremo proprio dimenticarcelo: la profezia dei Maya si è abbattuta anche su di lui.
Il mondo si sgretola con 2012. E il box-office ci guadagna su. Roland Emmerich torna nei cinema di tutto il mondo con un nuovo disaster-movie e sono di nuovo dollari sonanti guadagnati dal regista americano. 65 milioni di dollari negli Stati Uniti rappresentano il settimo miglior weekend d'apertura di sempre per un film uscito a novembre, nonché il miglior risultato nei suoi primi tre giorni di programmazione per un disaster-movie, dietro solo a The Day After Tomorrow, altra creatura di Emmerich che al suo esordio fece quasi 69 milioni. E non dimentichiamo che al quarto c'è anche Independence Day, che all'epoca esordì con 50 milioni (ma era il 1996 e i biglietti costavano molto di meno).
Un’etichetta ormai divenuta ingombrante, forse, ma assolutamente meritata. Dal 1996, anno di uscita di Independence day, ad oggi, il regista tedesco trapiantato negli Stati Uniti ha, infatti, prima distrutto le più importanti capitali mondiali (proprio in Independence day), per poi sommergere metà del globo terrestre con un muro d’acqua ghiacciata alto quattro piani (The day after tomorrow – L’alba del giorno dopo) e, infine, distruggere il mondo intero con una serie di catastrofi naturali (2012). Senza contare l’aver abbattuto senza pietà monumenti ormai entrati nell’immaginario collettivo quali l’Empire State Building, le Torri Gemelle, la Statua della Libertà, la Casa Bianca, la Basilica di San Pietro a Roma e il Cristo Redentore di Rio de Janeiro (questi ultimi solo nel trailer della sua ultima pellicola, 2012 appunto, nelle sale dal 13 Novembre).
L’alba di un genere: il cinema delle origini e il film catastrofico. La rinascita recente del disaster movie, favorita dall’innovazione tecnologica della computer grafica e dalla sua capacità di rendere (iper)reale ciò che prima era solo pura immaginazione, non deve far pensare, però, che la genesi di questo particolare genere cinematografico sia recente.
Dal momento che le emozioni più forti della vita dell’uomo (paura, ansia, curiosità, dubbi) sono connesse alla sua mortalità, e che le arti, da sempre, hanno svolto la funzione di sublimare le emozioni umane, è ovvio che, fin dal suo affacciarsi sulla scena mondiale alla fine del XIX secolo, il cinematografo fosse applicato proprio per svolgere anche questa funzione con le sue storie. È possibile, non a caso, trovare un primo «prototipo» di film catastrofico già nel 1901 (a soli cinque anni dall’invenzione dei fratelli Lumière) intitolato Fire! e con un plot ridotto al minimo (fenomeno tipico delle pellicole delle origini) incentrato su una casa devastata da un incendio e sull’intervento dei vigili del fuoco accorsi per spegnere le fiamme e salvare i superstiti.
Se lo chiederà Roland Emmerich nel sequel del suo imminente disaster movie 2012 che, ovviamente, s’intitolerà 2013.
Tuttavia non si tratterà di un classico secondo capitolo in quanto Emmerich e il suo produttore esecutivo Howard Gordon hanno intenzione di sviluppare una serie televisiva sulle conseguenze del disastro narrato nel film.
Attenzione spoiler!
La serie dovrebbe incentrarsi su un gruppo di persone sopravvissute alla catastrofe narrata nella pellicola e rifugiatosi su una piccola isola creatasi a seguito di essa.
Gordon precisa che il telefilm si concentrerà sugli sforzi di questi sopravvissuti per costruire un mondo nuovo dalle macerie di quello andato distrutto.


