Casa, dolce casa
Il 28 febbraio 1949 fu approvato dal Parlamento italiano Il Piano Casa, un provvedimento storico voluto dal senatore Amintore Fanfani che prevedeva la costruzione di migliaia di alloggi popolari da destinare alle classi sociali più umili, che la seconda guerra mondiale e i conseguenti massicci bombardamenti avevano privato di un tetto sotto il quale vivere. Il cinema italiano dell'epoca non trascurò di affrontare quest'importante tema sociale. Mario Monicelli già nel 1949 con Totò cerca casa, prese di petto la questione raccontando il dramma di Beniamino Lovacchio, un poveraccio interpretato dal grande comico napoletano, che nel dopoguerra cerca disperatamente una soluzione abitativa per la sua famiglia finendo a vivere nell'appartamento del custode di un cimitero.
Ridere per non piangere?
Se un film scritto più di un anno e mezzo fa è di massima attualità oggi, tanto da poter essere definito "il film di Natale" per la sua risposta a quanto sta accadendo nel nostro paese in questi giorni, dovrebbe dare da pensare. Ricordiamo che già il precedente Qualunquemente mentre veniva girato era in continuazione superato dalla realtà (correva l'anno 2011). I protagonisti di questa nuova commedia, o film di fantascienza, o horror che dir si voglia, sono due personaggi notissimi nel bestiario di Antonio Albanese, Cetto e Frengo, e uno nuovo, il terribile razzista venexiàn Rodolfo Favaretto, di asburgiche nostalgie, una vera fissa per le "bretelle" autostradali. Rodolfo fa lo scafista in laguna, trasportando clandestini "colorati" ai campi di addestramento para-militare, in preparazione di una prossima scissione dall'Italia. Frengo è sempre il solito assertore di libero amore in libero fumo, ben deciso a diventare "beato" in vita, scalando le gerarchie cattoliche.
Tra realtà di vita e finzione televisiva
Luciano Ciotola, un pescivendolo napoletano quarantenne, che abita in un fatiscente palazzo del centro storico con la moglie Maria e i suoi tre bambini, per integrare i suoi magri guadagni è dedito a piccole truffe vendendo robot per fare la pasta in casa. L'uomo, estroverso e simpatico, incoraggiato dalla famiglia decide di presentarsi a un provino per partecipare alla trasmissione televisiva Il Grande Fratello, convinto così di dare una svolta alla sua vita. Chiamato negli studi di Cinecittà, si convince di avercela fatta a una successiva selezione, già trattato da divo dai suoi amici e concittadini del quartiere popolare. Nel povero uomo s'insinua così la certezza di essere "arrivato" al successo. Ma l'agognata chiamata non arriva. Certo di essere spiato da misteriosi emissari della tv, entra in una sorta di delirio paranoico che lo porta sull'orlo dell'annientamento. La moglie disperata cerca di salvarlo con l'aiuto del parroco, sperando che il conforto della religione possa giovargli.
Riso amaro
Il sonno della ragione genera mostri. E anche quello della coscienza, della conoscenza. E di mostri parla il nuovo film di Daniele Ciprì, tratto dal romanzo di Roberto Alajmo. La storia viene raccontata da uno sconosciuto narratore (l'Alfredo Castro di Tony Manero e Post Mortem), la cui identità sarà rivelata solo alla fine, un misero fallito che agli esauriti clienti in coda in un ufficio postale snocciola cupi aneddoti, scontate leggende metropolitane e truci fatti di cronaca. In una periferia palermitana di satellitare squallore, "c'era una volta" la miserabile famiglia Ciraulo, che non riesce a campare nemmeno di espedienti e trascina una vita di ristrettezze e debiti. Ma un bel giorno viene "baciata dalla fortuna". Uno dei figli resta ucciso per caso in una sparatoria e alla famiglia spetta il risarcimento dello Stato per le vittime della Mafia. Quando finalmente i soldi arrivano, ben 230milioni e passa, i Ciraulo sono già più che indebitati con uno strozzino e con la rimanenza della somma il capo famiglia follemente acquista una Mercedes, sogno che si concretizza, bandiera del riscatto, smaccata rivalsa nei confronti del destino fin lì crudele.
Noi... che abbiamo visto Genova
"I fatti narrati in questo film sono tratti dagli atti processuali e dalle sentenze della Corte d'Appello di Genova del 5/3/ 2010 e del 19/5/ 2010". A Genova il 20 luglio del 2001 per il G8 arrivano circa 300.000 manifestanti. Durante la giornata di apertura la città è abbandonata alla guerriglia più devastante. Nel caos dei disordini che sono scoppiati, un carabiniere spara a Carlo Giuliani e lo uccide. Il giorno dopo, mentre i genovesi si stanno risvegliando dallo choc, centinaia di partecipanti cominciano ad abbandonare la città, quel popolo misto di terzomondisti, no global, alternativi, sindacalisti, anarchici e via con le sigle, tutti Indignados anzi tempo, mischiati ovviamente a numerosi black bloc.
Pietro, che di notte sforna cornetti, sogna di fare l'attore. É un ragazzo timido e insicuro, solitario anche per incertezze sessuali, che come unica confidente ha la cugina Maria, una donna dalla vita sentimentale movimentata. Arrivato a Roma dalla Sicilia, trova casa in una decrepita ma affascinante palazzina, rimette a posto con entusiasmo il fatiscente appartamento: finalmente solo, finalmente padrone dei suoi spazi. L'illusione dura poco, perché Piero si trova la casa abitata da un'intera famiglia allargata di fantasmi, un'ex-compagnia teatrale scomparsa nel nulla nel 1943, in piena occupazione tedesca.
Gli extraterrestri stanno arrivando. Non è più un timore, una speranza, un’ipotesi, è realtà. Solo non si sa quando, né cosa ciò significherà per la razza umana. L’evento viene atteso da alcuni con ansia, con preoccupazione, col dubbio sulla propria sorte, ma dai più con quell’indifferenza che ha contagiato, assopito la popolazione. E ci sono i soliti furboni che ci speculano sopra. Ma, visto qual è la vita dei protagonisti del film, qualunque cambiamento sarebbe positivo.
Una volta era Il servo (di Joseph Losey), esempio di ferina vendetta della subalterna classe lavoratrice nei confronti dei ricchi e parassitari padroni. Ma erano gli anni ’60 in Inghilterra, e il panorama sociale e politico era ben diverso. Oggi le cose sono nuovamente cambiate, figurarsi nella Corea dei giorni nostri, paese in cui le barriere di classe e sesso sono ferocemente mantenute, soprattutto nei posti di lavoro, e le differenze sociali toccano vette degne della Londra di Dickens.
Per chi ha vissuto la propria vita come voleva, l’ideale sarebbe decidere anche le modalità dell’uscita. Questo è riuscito a fare Tiziano Terzani, il noto scrittore/giornalista, nel momento in cui anche lui ha dovuto soggiacere alle crudeli leggi della sua malattia.


