Di Giuliana Molteni   |   19 Novembre 2014

La rivalsa degli oppressi

Nella nostra attuale, trasgressiva, tollerante società, resistono ancora molti pregiudizi, più marcati a secondo di livello culturale e posizione geografica. Ugualmente anche in ambienti occidentali e acculturati due categorie non si salvano dai preconcetti più antiquati, le donne e gli omosessuali, ai quali si imputa in fondo la stessa cosa, di non essere abbastanza "virili" per competere con la "mascolinità" dominante.

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Di Giuliana Molteni   |   07 Febbraio 2013

Milano Legal
Certi generi non sono nelle corde dell'italica cinematografia, è inutile insistere. A dire il vero, visti i recenti prodotti, ci chiediamo cosa sia rimasto in queste usurate corde. Umberto Carteni (Diverso da chi?) ci prova anche lui, a variare i temi della commedia, trasportando liberamente su grande schermo il romanzo di Federico Baccomo alias Duchesne, che nasceva a sua volta da un ironico blog dedicato agli avvocati milanesi. Il rampante anche se scontento Andrea, associato in uno studio legale internazionale, si occupa di operazioni societarie miliardarie. Per la carriera ha rinunciato alla sua vita privata, che si trascina squallidamente. Mentre tratta la cessione di un'industria italiana, piccola ma preziosa, per conto di un acquirente arabo, incontra Emily, quella che potrebbe essere l'amore della sua vita.

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Di Giuliana Molteni   |   11 Marzo 2011

Stessa spiaggia, stesso mare. Più di 35 anni fa Vincenzo Cerami, romanziere e sceneggiatore per Benigni, Amelio, Bellocchio, Bertolucci, scriveva la sceneggiatura di Casotto, film diretto da Sergio Citti. Oggi suo figlio Matteo dirige Tutti al mare, non proprio un remake, quasi un aggiornamento.

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Di MovieSushi.it   |   04 Marzo 2010
La normalità: che brutta parola. È una battuta di Mine vaganti, il nuovo film di Ferzan Ozpetek. Ma potrebbe essere il titolo che rappresenta l’intera carriera del regista turco. Che in tutta la sua cinematografia ha sempre cantato il bisogno di libertà e di affermare la propria identità: quella sessuale, ma anche quella artistica, professionale. Al di là di tutto quello che viene considerato “normale”. La storia di Mine vaganti ne è un esempio lampante: Tommaso (Riccardo Scamarcio) torna a casa, a Lecce, da Roma, deciso ad affermare le sue scelte personali. Ha studiato lettere, invece che economia. Vuole fare lo scrittore, e non dirigere il pastificio di famiglia. E amare chi vuole, cioè un ragazzo. Ma proprio mentre sta per fare outing, viene “superato a sinistra” dal fratello Antonio, gay anche lui, che fino a quel momento ha sacrificato identità personale e affetti in nome della famiglia e dell’azienda. Il padre viene colpito di infarto (a tempo di pizzica) e Tommaso, che non se la sente di infierire ancora, è costretto a tenere nascosto il suo vero io.
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Di MovieSushi.it   |   02 Marzo 2010
Il concetto di «gavetta» sembrerebbe avere ancora un senso, perfino nella pseudo-industria cinematografica del Belpaese, a giudicare dalla carriera di Ferzan Ozpetek.
Giunto in Italia dalla natia Istanbul a soli diciassette anni, con l’intento dichiarato di studiare cinema ed affermarsi come regista, muove i primi passi nella Settima Arte proprio attraverso quel percorso iniziatico che passa per mestieri quali l’aiuto o l’assistente alla regia. In questa fase, oggi dimenticata, nell’epoca degli Amici e dei Grandi Fratelli, artefici di successi immediati quanto illusori e, molto spesso, immeritati (l’unica eccezione finora è Luca Argentero, scelto proprio da Ozpetek per l’intenso Saturno contro del 2007), collabora con nomi importanti della nostra cinematografia come Massimo Troisi (Scusate il ritardo, 1983), Ricky Tognazzi (Ultrà nel 1990 e La scorta nel 1993) e Marco Risi (Il branco nel 1994).

Il «salto» dietro la macchina da presa arriva nel 1997 con Il bagno turco – Hamam, patrocinato proprio da Risi e presentato con successo alla Quinzaine des Réalisateurs alla 50ª edizione del Festival di Cannes.
Una sensibilità raffinata, un vero compiacimento per l’esuberanza di un folklore non turistico e una mano già esperta nel raccontare per immagini sono le qualità che connotano in Ozpetek un regista dal quale si possono attendere altri film belli”. Con queste parole il compianto Tullio Kezich salutava l’esordio del regista turco. Nel viaggio del protagonista (un quasi esordiente Alessandro Gassman, già abile nel delineare un proprio stile recitativo capace di discostarsi dalla non facile eredità paterna), in Turchia per chiudere certi affari lasciati in sospeso da una zia deceduta, emergono già gli elementi che diverranno tipici, vere e proprie marche stilistiche, della sua cinematografia. Il fascino della buona cucina, ad esempio, e l’idea della convivialità come emblema dell’affetto più puro e sincero, un sentimento che va al di là della semplice e sopravvalutata parentela e che finisce inevitabilmente col conquistare chiunque entri in contatto con gli affiatati componenti di queste «famiglie allargate».
La diversità, di uno stile di vita come di un amore omosessuale, è occasione di arricchimento e, soprattutto, di definitiva scoperta di se stessi, mai di pericolo o dubbio.

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Di MovieSushi.it   |   02 Marzo 2010
Sì, hanno anche litigato sul set, Riccardo Scamarcio e Ferzan Ozpetek. Ma non aspettatevi chissà quale scoop. I due, insieme alla conferenza stampa di presentazione di Mine vaganti di ieri a Roma, ci ridono su. Perché di scontri sul set, e molto più violenti di questo, è piena la storia del cinema. E Scamarcio e Ozpetek, per la prima volta assieme, sanno bene che questo vuol dire tensione creativa, bisogno di conoscersi e di venirsi incontro, di capirsi meglio. Perché Tommaso, il personaggio di Riccardo Scamarcio, non è per nulla facile. Per la prima volta il sogno di migliaia di ragazze interpreta sullo schermo un personaggio omosessuale. E se lo fa con garbo e misura è merito suo, ma anche del confronto-scontro con Ozpetek. In Mine vaganti, in uscita il 12 marzo in circa 500 copie (di cui una decina sottotitolate per non udenti), Scamarcio è Tommaso, rampollo di una famiglia alto borghese con pastificio del Salento, che ha studiato a Roma dove è stato libero di innamorarsi di chi ha voluto lui. Cioè un ragazzo. Tornato a casa per fare outing, viene battuto sul tempo dal fratello Antonio (Alessandro Preziosi), che invece ha dovuto sempre nascondere la sua indole rimanendo a casa per guidare l’azienda di famiglia. Tommaso non se la sente di ferire ancora il padre (Ennio Fantastichini), sconvolto fino all’infarto. Ed è costretto a nascondere le sue inclinazioni. La sua omosessualità, ma anche la sua volontà di fare lo scrittore, invece che l’imprenditore. Da qui nasce una commedia degli equivoci. Rispetto al suo stile, Ozpetek con Mine vaganti vira decisamente verso una commedia vera e propria, divertente, contagiosa ed eccessiva. Le mine vaganti del titolo sono quelle che fanno esplodere le convenzioni borghesi e perbeniste. Una di queste è appunto Tommaso. Riccardo Scamarcio ci ha raccontato come è nato il personaggio.
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Di MovieSushi.it   |   01 Marzo 2010
“Siamo nel 2010”. “Appunto, non siamo più nel 2000”. È il dialogo tra Tommaso (Riccardo Scamarcio) e il suo compagno, amanti gay costretti a nascondersi per non dispiacere alla famiglia di Tommaso, tradizionale e alto borghese casata leccese con azienda pastificia da portare avanti. Tommaso ha studiato a Roma e ha scelto di amare chi preferiva. Tornato a Lecce, vuole fare outing con la propria famiglia, ma viene battuto sul tempo dal fratello Antonio (Alessandro Preziosi), che ha dovuto nascondere indole e amori per occuparsi dell’azienda di famiglia. È Mine vaganti, il nuovo film di Ferzan Ozpetek, in uscita il 12 marzo in circa 500 copie (di cui una decina sottotitolate per non udenti). Le mine vaganti sono quelle destinate a creare disordine, a scombinare tutto, a cambiare i piani. Come Tommaso e Antonio, ma come molti dei personaggi di un film corale, in cui Ozpetek prova a giocare la carta della commedia, giocando sull’eccesso, in un Salento dorato e magico. Ma in quel “Siamo nel 2010. Appunto, non siamo più nel 2000” c’è anche un fondo di amarezza per un’Italia che non è più quella del 2000, quella del tempo de Le fate ignoranti, in cui i gay potevano dichiararsi con più serenità e in generale il clima intorno agli omosessuali sembrava più propenso alla comprensione. Alla conferenza stampa del film di oggi a Roma, il discorso con Ferzan Ozpetek è partito proprio da qui.
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Di MovieSushi.it   |   31 Gennaio 2010
Ci sono due finali, ne Le ombre rosse di Citto Maselli (che abbiamo recensito in occasione dell’ultima Mostra di Venezia). Uno è il loft degli intellettuali di sinistra, bloccati, stilizzati come ombre in un’immagine fissa, simbolo di un qualcosa che non va da nessuna parte (è il sottofinale pessimista). Nel finale (leggermente ottimista) c’è un casale, diroccato ma su cui si può investire, in cui costruire il futuro, il nuovo centro sociale. È questo scontro tra stasi e movimento, tra vecchio e nuovo, il cuore de Le ombre rosse. Lo sintetizza bene Stefano Rodotà nel suo breve intervento che introduce il film e apre gli extra del dvd.
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Di MovieSushi.it   |   21 Gennaio 2010
Luci e ombre. Molte più ombre che luci, certo. La sinistra italiana degli ultimi anni è stata questo. E Citto Maselli ne ha rappresentato una feroce critica con Le ombre rosse, il suo ultimo film presentato a Venezia, dove lo avevamo intervistato (trovate qui l'intervista). Abbiamo incontrato di nuovo Maselli in occasione dell’uscita del film in dvd, ieri alla Feltrinelli in Galleria Colonna a Roma. Il dvd è spesso l’occasione per scoprire interessanti dietro le quinte del film (tra gli extra ci sono il backstage, gli effetti visivi e un introduzione di Stefano Rodotà). E anche questo incontro lo è stato. Ad esempio, abbiamo scoperto che, prima della scelta del titolo Le ombre rosse, il film doveva chiamarsi Anni luce. “Anni luce era un titolo suggerito a cena da Giorgio Arlorio” ci ha raccontato Maselli.
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Di MovieSushi.it   |   27 Novembre 2009
Ci sono quarantenni più o meno splendidi nel cinema italiano attuale.
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