Senza fare troppi giri di parole, partiamo dal presupposto che da un punto di vista meramente cinematografico parlar male dell'ultimo film di Federico Moccia è come sparare sulla Croce Rossa. Talmente scadente è la regia, il montaggio, la recitazione e la sceneggiatura (ma anche solo a livello tecnico, senza scomodare creatività o originalità) che sarebbe non solo superfluo, ma si rischierebbe anche di precipitare in una retorica anti-mocciana un po' snob e fine a se stessa.
Anche l'Italia sta ormai scoprendo da qualche anno a questa parte la passione per il sequel. Non è da meno Federico Moccia, caso editoriale e da qualche tempo anche cinematografico dell'Italia dei giovani. Dopo il successo di Scusa, ma ti chiamo amore, che gli ha fruttato più di 700mila copie vendute del libro e un incasso al cinema di oltre 12 milioni di euro, l'autore è tornato al cinema con il seguito delle avventure dell'appena ventenne Nikki (Michela Quattrociocche) e del quarantenne Alex (Raoul Bova). Scusa, ma ti voglio sposare, tratto da un omonimo libro di Moccia, racconta il passaggio della coppia alla maturità, alle prese con la paura di crescere e con i sacrifici e le responsabilità che la vita matrimoniale comporterebbe. Presentato oggi a Roma, il film si prepara ad invadere per il weekend di San Valentino la maggior parte delle sale italiane.


